“I lavori sono volti a mitigare il rischio idrogeologico nel territorio del Comune di San Giovanni Rotondo, rivestono carattere di particolare urgenza e devono essere realizzati quanto prima al fine di salvaguardare la pubblica e privata incolumità”. E’ quanto si legge nella comunicazione inviata il 6 marzo scorso dall’ufficio del Commissario di governo per il contrasto del dissesto idrogeologico nella regione Puglia rispetto agli “Interventi di mitigazione del rischio idrogeologico individuati a valere sulle risorse FSC 2014-2020 assegnate ai Patti per lo Sviluppo (cosiddetto Patto per lo sviluppo della Regione Puglia) - Difesa idraulica del territorio comunale di San Giovanni Rotondo, lotto A”, comunicazione relativa all'avvio del procedimento diretto all'approvazione del progetto esecutivo dell'opera con esproprio delle aree oggetto di dichiarazione di pubblica utilità. Ma tale intervento è da anni fortemente contestato da Legambiente, che quattro anni fa scrisse anche al Ministero, oltre che alla Regione e al Commissario, sollecitando ancora una volta un intervento volto ad “impedire un grave danno ambientale con interventi che, a nostro parere, generano un impatto elevato e irreversibile senza garantire una minima efficacia e funzionalità nel tempo”. Un tema di forte attualità, considerato che l’evento alluvionale della scorsa settimana ha provocato l’ennesimo allagamento nella città di San Pio e riacceso l’attenzione sia sulla pericolosità idraulica che sulla questione delle multimilionarie opere pubbliche rivelatesi inutili se non dannose.
Già nel 2020 l’associazione ambientalista parlò del possibile danno ambientale a carico dei canali di gronda - con le proposte per modificare le ipotesi di progetto - delle opere previste con il lotto A e B del Masterplan. Quell’anno il Ministero dell’ambiente chiese un approfondimento a seguito delle osservazioni di Legambiente, che invano ha sperato da allora in una rimodulazione degli interventi indicando altre tipologie di opere, più efficaci, con maggiori benefici e minori impatti. Nella sua risposta di luglio 2020, il Commissario di governo ammise che “l’intervento così come progettato presenta notevoli criticità a cui la struttura commissariale ha già suggerito diverse soluzioni”, evidenziando testualmente, inoltre, che “considerata la dimensione esigua dei bacini di calcolo, risulta improbabile un rilevante apporto di portata liquida”.
Il Commissario concluse definendo necessari un coordinamento di tutti gli interventi per la risoluzione del problema della pericolosità idraulica, soprattutto in ambito urbano, e una verifica con simulazioni di insieme degli interventi previsti dal Masterplan. Legambiente, scrivendo al Ministero, segnalò come per l’area interessata dal Lotto A, nel fondo di Valle Scura, nella parte prossimale all’abitato, il Consorzio di bonifica montana del Gargano avesse pochi mesi prima già realizzato una serie di opere di sistemazione utili al contenimento e rallentamento della velocità di scorrimento di acqua e detriti (interventi di laminazione).
“Queste opere e i terrazzamenti sono quelle che meglio si adattano alla tipologia di terreno calcareo fessurato e friabile - da faglia tettonica - e alla morfologia di valloni profondamente incisi dall’azione degli agenti meteorici. Gli interventi realizzati dal Consorzio costituiscono una tipologia di opere di più facile esecuzione e manutenzione, di minore impatto e danno alla stabilità dei fronti”. Inoltre l’associazione del cigno evidenziò che “i canali di gronda in progetto, scavati sui fragili versanti calcarei sovrastanti l’abitato, avrebbero ora l’effetto di deturpare ed impattare su un contesto ambientale consolidato e su un contorno paesaggistico di rilevante bellezza (ambiti di tutela Parco Nazionale del Gargano, siti di importanza comunitaria, piano paesistico territoriale regionale)”.
“La conca alluvionale della città fa registrare i consueti allagamenti, sempre più estesi, nonostante su Viale della gioventù vi sia il parziale assorbimento per i lavori di fogna bianca in corso. Mentre sono ancora del tutto da realizzare le altre opere laterali est ed ovest - verso la galleria idraulica - che avrebbero loro il compito di difesa idraulica su tutta la conca quasi tutta urbanizzata”, aggiungeva. Ad incidere fortemente è stata la forte espansione urbanistica. “Fino agli anni Ottanta la conca alluvionabile garantiva alle acque di piena di essere riassorbite in tempi più o meno brevi”.
Legambiente sottolineava come la conca sia stata “completamente resa impermeabile dall’espansione urbanistica e dalla cementificazione, avvenuta senza la contestuale realizzazione delle opere di difesa idraulica, come stabilito nel 2004 dall’Autorità di bacino con le norme del PAI. Opere di difesa idraulica, già finanziate e previste nel Masterplan, ma non ancora realizzate”. “Le nostre conclusioni sui canali di gronda sono di estrema preoccupazione”, concludeva Legambiente, “visto il loro modesto contributo a risolvere i problemi nella conca del bacino endoreico, viste le modeste portate del bacino imbrifero a monte che invece seguono i percorsi naturali delle valli carsiche. Per queste motivazioni - rispetto alla tipologia di intervento prevista, ai canali di gronda e ad una previsione di costi di ben 15 milioni di euro - potrebbero essere più utili le sistemazioni del fondovalle, potenziando i lavori già realizzati dal Consorzio a Valle Bella-Valle Scura. Estendendo gli interventi e procedendo negli altri valloni interessati da ovest verso est: canale Scurcia, canale la Coppa, Valle Portamisuso, Valle bianca. Operando, con un piano pluriennale, una più attenta manutenzione delle opere idraulico forestali esistenti, migliorando il naturale percorso delle vie d’acqua e gli attraversamenti dei canali un tempo esistenti, ora compromessi da strade e lottizzazioni che, oltre a non preservare la permeabilità del suolo carsico, non hanno tenuto in debito conto il reticolo idrografico del territorio”.
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