Erano già stati arrestati e ristretti agli arresti domiciliari lo scorso 12 maggio all'esito di una complessa e articolata attività d'indagine condotta dai militari della Stazione carabinieri di Motta Montecorvino.
Nell'ordinanza si leggevano pesanti indizi di colpevolezza a carico della coppia, dimorante nel piccolo borgo dauno, per reati che a vario titolo vanno dal concorso in maltrattamenti in famiglia, lesioni personali aggravate, atti sessuali con minore e favoreggiamento personale.
Gli inquirenti, a compendio dell'attività d'indagine avevano dimostrato la sussistenza di reiterate condotte violente poste in essere dall'uomo, un 29 enne lucerino ai danni di tre degli otto figli minori della donna con loro conviventi; dalle percosse culminate con le lesioni personali, alle ingiurie e offese, comportamenti portati avanti dall'uomo per mesi con la piena complicità, è stato dimostrato, della donna che, anziché intervenire a tutela dei propri figli, tollerava tutto ciò.
E' stato inoltre dimostrato dai carabinieri di Motta Montecorvino la sussistenza di altra e, forse, più biasimevole condotta tenuta nel tempo dall'uomo e consistita in approcci sessuali con una delle figlie della donna, minore di 16 anni, con loro convivente; anche tale turpe contegno era noto alla madre che, per mesi, ha nascosto e tollerato.
Ebbene, nell'ambito del suddetto procedimento penale i carabinieri di Motta Montecorvino nei giorni che hanno seguito l'esecuzione della misura cautelare, in virtù di ulteriore appendice d'indagine, si sono accorti di insoliti movimenti intorno all'abitazione dove la coppia era stata collocata agli arresti domiciliari. E' bastato loro approfondire con mirati servizi di osservazione e pedinamento per comprendere che una persona del posto, autorizzata a portare agli arrestati domiciliari la spesa e i generi di conforto, si intratteneva più del dovuto.
La persona condotta in caserma ha vuotato il sacco: senza essere a conoscenza delle specifiche prescrizioni previste dal provvedimento cautelare vigente prestava costantemente il proprio cellulare per consentire alla coppia, tramite messaggi e chiamate via web, di parlare con i figli, fornendo loro ripetutamente indicazioni e suggerimenti circa quello che avrebbero dovuto riferire agli inquirenti nel caso in cui fossero stati sentiti nell'ambito dell'attività d'indagine.
Nel primo pomeriggio del 31 maggio, a seguito di provvedimento di aggravamento della misura cautelare vigente, emesso dal Gip presso il Tribunale di Foggia, sono scattate le manette per i due che sono stati tradotti presso il carcere di Foggia e di Bari.
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