Abbiamo sempre lavorato con dignità, per tanti anni, ma siamo sempre state penalizzate, trattate come le ultime della classe, è lo sfogo di Maria Grazia Tusino, da 15 anni in servizio come bidella.
Facciamo un appello al vescovo, perché si verranno a creare altre povertà, e alle istituzioni tutte, al prefetto, al commissario prefettizio. Noi non andiamo a casa, siamo disposte anche a iniziare lo sciopero della fame qui sotto, da oggi (ieri per chi legge, ndr).%u2008Noi non vogliamo perdere un diritto, dopo che per 16 anni siamo state anche senza stipendio, senza ferie, senza malattie: noi pretendiamo - è un brutto termine, ma lo rivendico - di lavorare, di continuare il nostro lavoro, continua Giusi Bertozzi, che è anche la rappresentante Rsa Cisl.
Ci stanno portando alla morte sociale, e diciamo basta, basta, basta riprende Tusino, e anche le sue colleghe quel %u2018basta' lo urlano a squarciagola, nel caldo pomeriggio di un giovedì così simile a quello di due settimane fa all'esterno di Palazzo di Città, tempo che è passato eppure immobile. La scadenza del bando Arpal è sempre più vicina, la tensione sempre più latente, l'esasperazione e la paura sono sempre più diffuse. C'è stato solo uno scambio di scartoffie e di lettere, che a noi non servono, a noi non interessa, noi vogliamo il lavoro, sottolinea Bertozzi.
Per Gino Valente e Antonio Mancini, rispettivamente di 57 e 63 anni, è l'ultimo giorno da accompagnatori degli scuolabus, i pulmini che da domani, venerdì restano nei garage, in attesa delle nuove graduatorie alle quali loro non potranno partecipare. Siamo nella stessa situazione, nella stessa cooperativa (Astra, ndr), e non sappiamo a cosa andremo incontro, se perderemo il nostro lavoro (che svolgono da cinque anni, insieme ad altri colleghi)".
Con loro, a testimoniare solidarietà attiva, Francesco Strippoli di Società Civile. Siamo qui perché alle situazioni di sfruttamento e instabilità che hanno vissuto si è aggiunta la particolare aggravante di un bando pubblico ex art. 16 che purtroppo le esclude di fatto, non dà la possibilità loro nemmeno di partecipare, ed è una gravissima ingiustizia. Chiediamo che questo bando venga ritirato, e che a queste lavoratrici e a questi lavoratori vengano riconosciuti i requisiti per poter partecipare a un nuovo bando, e a questo punto essere stabilizzati/e, la posizione espressa.
Nel corso della mattinata Angelo Sgobbo, segretario generale della Fisascat Foggia, e Carla Costantino, segretario generale della Cisl di Foggia, il sindacato più vicino in questa battaglia, aveva lanciato un appello attraverso un comunicato.
E' inaudito che si lascino senza lavoro lavoratrici e lavoratori dopo 15 anni di servizio nell'assistenza all'infanzia e nel trasporto degli asili di Foggia. Il risultato è il dramma per settanta famiglie foggiane che da oggi sono nella disperazione assoluta. Ci troviamo di fronte ad una autentica bomba sociale che scoppia in un periodo già difficilissimo per la pandemia sanitaria, economica e sociale. Le istituzioni intervengano immediatamente le loro parole espresse nella nota congiunta.
La nostra è una battaglia che va avanti da mesi. Le abbiamo provate tutte, chiedendo incontri e risposte perché temevamo accadesse quello che purtroppo si è verificato. Comprendiamo che i termini di legge dettino regole precise per i bandi di questa natura, come quello dell'Arpal, ma ci domandiamo in maniera pratica e logica: come si può pensare di dare un nuovo lavoro ad alcune decine di persone, mandandone a casa altre 70. Che senso ha? l'interrogativo lanciato ancora una volta, sospeso in attesa di una risposta. Ma a quelle donne non basta, non può bastare.
A oggi siamo sempre in balia delle onde, anche il sindacato si limita ai comunicati, scrivono solo: ma noi siamo in questa situazione da aprile, per l'amministrazione siamo gli invisibili, quelli e quelle che prestano servizio, e basta. Siamo un servizio pubblico essenziale eppure non veniamo considerate è il duro attacco di Rita Zendoli, che ritiene necessaria un'iniziativa forte, per poter essere ascoltate dalle istituzioni. E una presa di posizione anche nei confronti del sindacato, che doveva essere con noi in strada: non si può gestire una vertenza così delicata sopra dietro una scrivania.
Noi crediamo avevano scritto Sgobbo e Costantino nella nota inviata agli organi di informazione che le istituzioni abbiamo la possibilità di intervenire, che il commissario prefettizio del Comune di Foggia, il prefetto, chiunque abbia potere in merito non possa rimanere inerme e possa risolvere questo autentico dramma. Il conto alla rovescia è drammaticamente iniziato.
Claudio Botta
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