Non ci sono commenti pubblici alla notizia, data ieri da l’Attacco, della riapertura a Manfredonia del noto ristorante “Guarda che luna”, situato in località Acqua di Cristo e di fatto gestito da Michele Antonio Romito, fratello del boss Mario Luciano ucciso nella strage di mafia del 9 agosto 2017. Sembrava destinato alla demolizione a seguito della condanna del TAR allo smantellamento e poi, il 4 febbraio, della interdittiva antimafia.
E invece il “Guarda che luna” è tornato in attività, grazie all’ordinanza pubblicata il 14 aprile, con cui all’esito della camera di consiglio del 12 aprile il TAR Puglia (Sezione Seconda) ha momentaneamente sospeso l’interdittiva antimafia e gli altri atti impugnati da Romito, tra cui ordine di sgombero e revoca di autorizzazioni e concessione demaniale marittima. Bisognerà attendere il 10 maggio perché si chiuda la fase cautelare.
Nessuno ha commentato in maniera ufficiale l’ultima novità dell’annosa vicenda del Golfo, ma dietro le quinte la notizia ha suscitato reazioni, eccome.
Non è passata per nulla inosservata, ad esempio, la composizione del collegio TAR che ha adottato l’ordinanza, visto che la presidente facente funzioni è la magistrata Rita Tricarico, la quale è proprio di Manfredonia. Il 4 e il 9 marzo Tricarico aveva adottato due decreti cautelari sul caso “Guarda che luna”.
Col primo aveva respinto l'istanza di misure cautelari monocratiche proposta dalla Bar Centrale sas dei Romito, “ritenuto di non ravvisare una “estrema gravità ed urgenza, tale da non consentire neppure la dilazione fino alla data della camera di consiglio”, tenuto conto del carattere stagionale della struttura alla quale si riferiscono i provvedimenti adottati in conseguenza dell’interdittiva antimafia, come statuito anche con giudicato amministrativo riferito ai profili edilizi della stessa, con gli effetti da ciò strettamente derivanti”.
Dopo pochi giorni il ripensamento. Il 9 marzo, a seguito dell’istanza di revoca del decreto e di nuova adozione di misure cautelari monocratiche (notificata e depositata dai Romito quello stesso 9 marzo) la presidente facente funzioni della sezione TAR ha revocato il decreto, accolto l’istanza di misure cautelari provvisorie e confermato la camera di consiglio del 12 aprile per la trattazione collegiale.
Questo perché, ha spiegato Tricarico, “dalla documentazione a fondamento dell’istanza si desume che sarebbe pendente una possibile rivalutazione, da parte del Comune, del profilo edilizio che aveva determinato comunque l’ordine di ripristino e che in ogni caso sul punto è stata chiesta dalla società interessata una proroga per provvedere alla sua esecuzione, stante l’enorme rappresentata difficoltà concreta. Tale elemento comporta che dai provvedimenti adottati per effetto dell’interdittiva antimafia e, in particolare, da quello dell’Autorità portuale deriva una “estrema gravità ed urgenza, tale da non consentire neppure la dilazione fino alla data della camera di consiglio”, idonea a sorreggere la concessione delle misure cautelari monocratiche”.
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