Femminicidio Cerignola. Psicologi: La violenza di genere deriva dal perdurare di un modello socio-culturale patriarcale che vede la donna al servizio dell'uomo

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Si è avvalso della facoltà  di non rispondere Angelo Di Meo, 44enne di Cerignola accusato di aver ucciso la moglie, Nunzia Compierchio di 41 anni con cinque colpi esplosi da una pistola a salve modificata.
La donna è stata uccisa nella sua abitazione alla periferia della città  domenica pomeriggio, raggiunta dai proiettili alle gambe e al petto, davanti ai figli di 11 e 12 anni.
La coppia era in crisi, i due erano separati di fatto eppure ancora conviventi. Ieri la famiglia era andata dai genitori di lui per il pranzo domenicale. Di Meo nel primo pomeriggio avrebbe riaccompagnato moglie e figli a casa. Subito dopo averli lasciati, è tornato e non appena la donna ha aperto la porta sarebbe stata investita dagli spari.
L'uomo si è poi rifugiato nella abitazione del padre, dove è stato trovato dalle forze dell'ordine.
Da quanto emerge, Di Meo era ossessionato dalla gelosia nei confronti della moglie e per questo quasi certamente si tratta di femminicidio.
La situazione familiare non è mai stata idilliaca, pare che Di Meo abbia problemi di tossicodipendenza e in passato sia stato ricoverato nei Cim di Cerignola e Manfredonia e precedenti: è stato infatti arrestato nel 2017 per estorsione: aveva minacciato di morte il padre per farsi dare 150 euro.
Anche il terzo figlio, maggiorenne, è attualmente detenuto per rapina.
Proseguono le indagini degli inquirenti. Sul terribile fatto di sangue è intervenuto anche il presidente dell'Ordie degli psicologi Puglia Vincenzo Gesualdo.
"Cogliere i segnali e chiedere aiuto è fondamentale per far sì che simili episodi non si ripetano. Il divorzio coniugale è una delle esperienze più dolorose che la vita possa presentare. àˆ opportuno tener presente che una separazione, qualunque essa sia, non è mai voluta nella stessa misura e con le stesse tempistiche da entrambi i coniugi. Vi sarà  sempre, quindi, uno dei due partner che ha accelerato la decisione di separarsi e l'altro che si vede costretto a subire decisioni passivamente".
Esiste un filo sottile che lega narcisismo patologico e femminicidio, spiegano gli esperti. Tale correlazione va considerata ed eventualmente colta sin dalle prime azioni violente per ridurre il rischio di gesti ed azioni irrimediabili. "La soppressione della vittima può essere letta e giustificata come azione risarcitoria per la sofferenza procurata in seguito all'abbandono o per l'attribuzione all'ex partner della responsabilità  per i fallimenti della propria vita personale e di coppia", continua Gesualdo. Una condizione familiare non facile, una separazione in corso mai accettata dall'uomo ha fatto sì che la situazione degenerasse. A rendere ancor più tragica la situazione il fatto che l'uccisione sia avvenuta davanti ai due bambini di 11 e 12 anni, figli della coppia.
"Il femminicidio - continua Gesualdo - è fortemente correlato al concetto di potere e di vendetta: una delle principali cause della violenza di genere deriva dal perdurare di un modello socio-culturale patriarcale che vede la donna al servizio dell'uomo. Il suo vero obiettivo non è esclusivamente quello di provocare sofferenza fisica alla donna quanto quello di sottometterla, umiliarla, piegarla ed ingessarla dentro mille forme diverse di paura al fine di averla sotto il proprio controllo". "Occorre costruire una nuova semantica ed una nuova sintassi delle relazioni di genere - conclude Gesualdo - in cui gli elementi della affettività , della emotività , del riconoscimento e della valorizzazione della diversità , contribuiscano alla ridefinizione dei ruoli e degli status sociali e culturali del maschile e del femminile anche attraverso una inversione ed una conversione dei contenuti e delle modalità  di comunicazione massmediale, politica ed economica. Famiglia, scuola e territorio hanno, in questo perimetro, una valenza strategica fondamentale".

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testatina dillo al direttore WEB

 



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