Il peso di cultura e creatività nello sviluppo. Più business, brand e visione nei territori

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Da quando una legge regionale del 2012 ha riconosciuto il Distretto Produttivo Puglia Creativa, la mission attribuita è rivolta all’attuazione di un Piano di sviluppo che persegue tutta una serie di misure a supporto delle imprese culturali e creative. Dalla governance dei modelli di gestione alla facilitazione dei processi di partenariato, dal marketing territoriale alla raccolta di dati, analisi e ricerche sull’economia della cultura.

Mercoledì scorso, dopo l’ultimo incontro avvenuto a Foggia nel 2017, il Teatro della Polvere ha ospitato la prima di sei tappe di un minitour che il Distretto ha organizzato nei capoluoghi pugliesi per ascoltare e raccogliere i fabbisogni degli operatori nei territori e tracciare insieme le nuove strategie di sviluppo 2023-2025. Le intenzioni erano quelle di aprire una discussione con i candidati al Parlamento del territorio e presentare il documento che Puglia Creativa ha contribuito a redigere dal titolo “Cultura è futuro. Proposte di intervento per la prossima legislatura”. Se non fosse che nella platea del teatro di Via Parisi non si è visto nessun politico, e con i pochi operatori del settore presenti l’audizione si è trasformata nell’occasione per poter mettere a punto un format digitale per avviare una consultazione su criticità e fabbisogni. Il presidente del Distretto Puglia Creativa Vincenzo Bellini e la direttrice Cinzia Lagioia hanno indicato le priorità del programma itinerante “Connessioni con il futuro”, sottolineando la necessità di ricreare relazioni e interlocuzioni nei territori, in un settore duramente colpito dalla pandemia e ancora in sofferenza: “La criticità principale è la carenza di risorse - ha spiegati Lagioia a l’Attacco -. La pandemia ha prosciugato i conti, le idee, le visioni, quindi è necessario che le imprese culturali e creative si riconnettano con la capacità di produrre, di creare dei modelli di business, di trovare le giuste competenze che sono necessarie per ripartire. E’ necessario lavorare molto sul tratto distintivo, creare brand della singola impresa culturale che diventi evidenza di un territorio. I prodotti culturali e creativi devono essere capaci di rappresentare i luoghi e le storie”. Competenze e visione le parole d’ordine più ricorrenti, in una proiezione di sistema che abbia la forza di farsi strategia, come ha rimarcato Vincenzo Bellini: “Dobbiamo cercare di resettare il dato pandemico e rilanciare la nostra regione e tutti i territori verso una nuova proiezione soprattutto rispetto all’agenda sostenibile del 2030, cercando di connettere quelle che sono le nuove occasioni del PNRR, della nuova programmazione europea o regionale e cogliere le opportunità dell’impresa culturale e creativa che da sempre è una forza economica di questa terra e che ha necessità di essere rilanciata in un’ottica di occupazione. In questo scenario - ha aggiunto Bellini - il Piano dei Borghi piuttosto che le azioni legate alla programmazione europea saranno le tappe fondamentali da tenere come riferimento, ma c’è necessità di prepararsi e sincronizzare la visione dello sviluppo del territorio, equilibrando i pieni ed i vuoti”. Da qui la questione di quale ruolo può avere la professione culturale nei processi di sviluppo: da una ricognizione dei fattori di successo dell'impresa culturale, risulta decisivo per gli operatori del Distretto puntare su distintività, governance, radicamento e modello di business. Quattro elementi che messi insieme costituiscono una sorta di bussola posta a guida dei percorsi di riprogettazione. Serve implementare nuovi modelli di business e approccio manageriale, visioni di lunga durata, la digitalizzazione è alla base del reskilling di tutte le competenze. Anche l’ecosistema della cultura e creatività è alla prova di una trasformazione che impone di compiere scelte riformatrici, come quelle che porta con sè il tema della transizione sostenibile e digitale, in un sistema dominato da un’estrema fragilità sociale. Il tutto declinato nelle identità territoriali delle diverse latitudini di Puglia, dove le province di Bari e del Salento assommano il 60% della produttività culturale, e nel resto della regione Gargano, Capitanata e Monti Dauni sono parte residuale che fatica a decollare. “Nonostante la provincia di Foggia sia la prima area turistica della regione, con Vieste e Peschici che hanno numeri di presenze senza pari” ha sottolineato Bellini, facendo notare come il modello Salento cominci a mostrare delle crepe nella forza del suo brand, con un crollo del pubblico pagante, annuncio del rischio di una sorta di desertificazione culturale generata dall’ostinazione nel riproporre ormai da anni sempre lo stesso clichè, che non si è evoluto nel tempo. Da qui la necessità di produrre contenuti identitari nuovi, promuovere storie, persone, idee in una matrice di sinergia che faccia percepire fertili i territori, con un nuovo impulso per le imprese di un settore che in Puglia genera un PIL del 4,1% ed occupazione per il 4,2%.

 

Esperienze e riflessioni degli operatori: "Frammentarietà e scarsa programmazione impediscono di crescere"

Il confronto avviato a Foggia dal Distretto Puglia Creativa è stato occasione per raccogliere riflessioni e punti di vista soprattutto sulle dinamiche con le quali devono rapportarsi gli operatori dell’impresa culturale nel territorio della provincia di Foggia. Pur nella eterogeneità degli interventi proposti nei singoli progetti culturali, il tratto distintivo si ricava senza dubbio nella comune esperienza che riferisce di frammentarietà e disconnessione tra gli attori istituzionali, in un contesto caratterizzato da scarsa visione e rare occasioni di programmazione.

“Faccio sempre più fatica ad interloquire con le amministrazioni pubbliche - ha affermato nel corso dell’incontro al Teatro della Polvere Agostino Ruscillo, Docente al Conservatorio Giordano di Foggia e Direttore del Festival dei Monti Dauni che lo scorso agosto ha animato i borghi interni - . Tutte le iniziative finiscono nel calderone della politica, quando cambiano le amministrazioni si crea discontinuità e si interrompono percorsi virtuosi. Noto che sempre più spesso sono gli enti locali che si attivano in proprio per la costruzione dei cartelloni, e spesso a prevalere è un mal riposto spirito campanilistico. Il mio è un festival itinerante e mettere insieme più realtà dei Monti Dauni è sempre più faticoso, ci si imbatte in visioni e gestioni diverse della cosa pubblica e bisogna trovare continui adattamenti”. Un itinerario a tappe in più città è quello che propone anche FestambienteSud, concepito nel cenacolo dell’omonimo laboratorio di idee ed impegno che ha sede a Monte Sant’Angelo: “Le dinamiche legate all’alternanza politica sono un pò simili dappertutto, con la differenza che il nostro territorio si è indebolito su questioni fondamentali - ha riferito Franco Salcuni, direttore e ideatore dell’evento -. Nel 2005 quando avviammo il festival c’era un’altra Capitanata, ricordo l’operazione dei Five Festival Sud System, grazie al supporto delle politiche della Provincia e dell’APT. Sono sopravvissuto solo io, e adesso c’è Mario Simonelli, tornato sindaco di Orsara, che si è riattivato con l’Orsara Jazz. Stiamo assistendo ad una desertificazione generalizzata, se facciamo un’analisi demografica attenta vediamo che stiamo perdendo il ceto medio che è principale cliente dell’impresa culturale, e i vecchi, che sono quelli che leggono ancora libri, giornali e vanno a teatro”. Stesse considerazioni anche nelle parole di Andrea Guerrieri, creativo dell’agenzia Marketing Movers: “Ti capita di lavorare con Comuni che non comunicano tra loro, divisi dalle rivalità, è una dinamica di natura culturale che impone riflessioni profonde. Dovremmo in maniera proattiva incentivare alla cooperazione”.

 

 

 

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