Challenge mettono in pericolo la vita dei ragazzi e degli altri. “Attenzione a modello genitoriale trasmesso”

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Che significato ha vivere in una dimensione virtuale, con tutte le conseguenze che ne derivano? Che significato hanno le azioni da vivere attraverso i social? Gli esempi di questi giorni, con il giovanissimo youtuber romano che proclama sui social il suo entusiasmo per aver noleggiato la Lamborghini che di lì a poco si schianterà contro una Smart, causando la morte del piccolo Manuel; lo scontro a Casal Palocco, in cui una giovane madre, con i figli, in auto è stata trafitta dal “macchinone” con a bordo cinque ragazzi. Esempi che dimostrano della deriva socio-educativa in cui, direttamente o indirettamente, si è coinvolti.

A l’Attacco risponde Sara Mascolo, psicologa e neuropsichiatra infantile, presso l’ASL-FG: “C’è uno spazio tra fantasia, mondo nel quale tutto è possibile e l’azione. Questo spazio si chiama ‘pensiero’ e rappresenta la capacità dell’essere umano di analizzare la realtà che andiamo costruendo, di anticiparne gli effetti e assumersene le responsabilità. Non sempre una fantasia diventa azione proprio perché lo spazio di pensiero agisce a tutela di sé stessi e degli altri. La mia fantasia risponde al mio egoistico istinto? Che conseguenze comporta a livello personale e sociale? La psicoanalisi ha evidenziato come la nascita del ‘super io’ (ovvero la coscienza morale) ha la funzione di regolazione del comportamento e sorge attraverso l’identificazione stabile con i genitori, soprattutto il padre, e con gli educatori. L’identità si acquisisce anche attraverso l’osservazione di modelli. Nelle fasi di sviluppo del bambino – ha continuato la specialista - assume un ruolo fondamentale ‘l’attaccamento’, predisposizione innata a formare relazioni con le persone che si prendono cura di lui. L’attaccamento non è, però, solo un comportamento o un legame di affetto, ma un sistema motivazionale, un’attività mentale complessa che organizza l’esperienza e le relazioni interpersonali. Un genitore rassicurante e coerente nei comportamenti, garantisce legami improntati sulla condivisione, la compartecipazione, sull’empatia, oltre che curiosità e sicurezza nell’esplorazione dell’ambiente. Al contrario, mancanze nello sviluppo del bambino, vedono compromesso lo sviluppo stesso con rischio di fragilità emotive importanti. Ciò significa non essere equipaggiati ed essere esposti al rischio di ferita; significa non acquisire competenza emotiva, non saper riconoscere l’emozione, valutarla e decidere cosa farne. Il genitore si pone come garante di opportunità di sviluppo sano che cerca e trova la chiave d’accesso per entrare nei ‘luoghi’ del bambino e del ragazzo e non il contrario”.

Dopo la premessa, Sara Mascolo entra nel merito: “Tali considerazioni sono la chiave interpretativa dei fatti di cronaca di cui sono protagonisti i ragazzi (Casal Palocco e simili). Ma, come da prassi ormai consolidata i riflettori sono stati puntati esclusivamente su di loro: sbandati; disorientati; ispirati solo dal ‘principio di piacere’, senza capacità di elaborazione e in cerca di un consenso che diventa vitale per ‘essere’. Il focus, però, deve coinvolgere l’adulto e il modello genitoriale trasmesso. L’adolescenza prolungata, fino a fine vita, di certi adulti, ha abbattuto il confine generazionale, garanzia di uno sviluppo sano e orientato dei ragazzi. Se i genitori hanno comportamenti adolescenziali, spesso incentrati sulla rincorsa del piacere, sulla de-responsabilizzazione, sulla mancanza di empatia e non sono in grado di fornire esperienze di sintonizzazione affettiva, si sviluppano forme di attaccamento insicuro. L’apparire sarà più soddisfacente dell’essere. Manca, spesso, uno spazio di elaborazione e questo spazio vuoto dev’essere riempito dai genitori. La realtà virtuale (i social) è diventata più desiderabile della ‘realtà reale’, la verità reale, fatta di sacrifici di morale ed etica. Una realtà in cui si sperimentano i propri limiti, in cui ci si allena ad accettarli o a rinforzarli attraverso percorsi di studio, di lavoro, d’impegno”.

Le conclusioni della professionista: “Come dice lo psicoterapeuta Pellicano, l’epoca degli ‘eroi’ sembra superata dall’epoca degli influencer. La challenge è la più alta forma di dissociazione della realtà e costituisce una vera trappola, un circolo vizioso: devo creare una situazione estrema per non restare fuori, anche a rischio della mia vita o quella degli altri, pena l’esclusione. Se il contesto in cui i ragazzi crescono non è adeguato, ovvero non c’è un sano senso del limite, le condizioni messe in atto diventano estreme. Più c’è fragilità personale, familiare e di contesto e più il pericolo è alto. L’adulto deve tornare a svolgere una funzione di contenimento, di promozione dello spazio in cui la consapevolezza critica diventi il vero mediatore tra la vita social e la realtà”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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