Finalmente è arrivato anche a Foggia. Il Ving Tsun, un sistema cinese di Kung Fu che, sfruttando pochi, semplici ma efficaci principi di base, permette di difendersi dagli attacchi di un avversario dotato di una forza fisica molto superiore alla propria è sbarcato in città e, più precisamente, nella palestra Gate di Foggia,
sita in via Zingarelli grazie allo Sifu/Maestro Biagio Viscio, profondo conoscitore del settore. Ma veniamo al dunque. Il Ving Tsun è un’arte marziale che si basa su principi scientifici e che fa un uso vantaggioso della biomeccanica corporea: forza, velocità, equilibrio, utilizzo simultaneo di entrambe le braccia, potenza e reattività sono solo alcune delle qualità che questo sistema permette di sviluppare.
L’obiettivo primario di questo kung fu è quello di terminare lo scontro nel più breve tempo possibile e, a differenza di molte altre arti marziali, l’attenzione è portata verso linee strategiche ed efficienza di esecuzione. “Onestamente non mi sono mai preoccupato di capire se qualcuno praticasse prima di me questa arte su Foggia, la mia non è un’indagine di mercato, guardo piuttosto il mio percorso e resto concentrato su ciò che devo fare – esordisce a l’Attacco Viscio – dopo il Covid ho deciso di portare questa esperienza anche su Foggia, nella palestra di Ettore Bove”.
Dati alla mano nel mondo si contano oggi circa due milioni e mezzo di seguaci del Ving Tsun. “A Foggia e in provincia c’è un grande interesse anche perché i temi legati alla difesa personale sono molto sentiti. Gli eventi tragici, purtroppo, riguardano un po’ tutti. Questo è un percorso di formazione all’azione, utile a potersi difendere da un eventuale aggressore – aggiunge – ogni tre giorni in Italia viene uccisa una donna.
Ebbene proprio il Wing Chun (o Ving Tsun) secondo la leggenda è stato creato da una donna, da un essere umano non forte fisicamente che all’improvviso si ritrova a fronteggiare un aggressore di corporatura superiore. Da 25 anni mi onoro di trasmettere le esperienze di un sistema inventato da una donna e mi amareggia quando alle volte manca quella giusta risposta verso certi temi.
Per farla breve credo che ciascuna persona dovrebbe ritagliarsi almeno due ore a settimane per imparare a proteggere se stessa e i propri cari. Tutto il resto dovrebbe venire dopo. Bisognerebbe fare ciò che serve prima di ciò che piace”. Fortunatamente la risposta, almeno in Capitanata, non manca. E spesso e volentieri ad affacciarsi a questa arte marziale sono proprie le donne risultate “più concrete, precise e pronte al sacrificio”, come più volte ribadito da Viscio.
Oggigiorno i tantissimi film proposti nei decenni da ogni angolo del mondo, hanno certamente sdoganato discipline prima ancora poco conosciute. La stella più brillante di questa operazione è stata certamente quella di Bruce Lee, allievo diretto di Yip Man, fondatore del Jeet Kune Do.“In qualche modo siamo tutti “figli” di Bruce Lee che ha lasciato un segno enorme sulla storia delle arti marziali – evidenzia il Maestro – è stato il mio mito, ai miei anni davano sempre i suoi film.
Siamo tutti partiti dal grande sogno che questo formidabile artista ha creato: quello dell’invincibilità, della capacità di difendere le persone deboli dai soprusi. Bisogna però fare attenzione: i film hanno sì dato vita a tantissimi appassionati del settore ma al contempo hanno travisato quello che era il messaggio iniziale di Lee. Il Wing Chun non è quello che si vede nelle pellicole che per forza di cose devono in qualche modo trasportare e coinvolgere gli spettatori.
La realtà è ben diversa, molte situazioni devono essere gestite in pochissimi secondi. Per non parlare poi degli abiti. Yip Man non si vestiva da maestro durante le lezioni. Se usava quell’indumento è perché quello era il classico vestito usato in Cina. Molti “fratelli” di Wing Chun che praticano in Cina indossano tute o addirittura jeans. Gli stessi gradi sono stati una nostra creazione: nessuno era gran maestro in quel periodo, nessuno rilasciava diplomi, attestati o cinture di sorta.
Ecco che molte cose apparse nei film, da quelle più importanti a quelle meno rilevanti, sono state ingigantite per altri motivi, anche a carattere commerciale”. E sul primo insegnamento che darebbe ai suoi allievi ha poi detto: “Fidarsi di chi ci sta di fronte, imparare ad ascoltare il proprio corpo, rilassarsi e non sentirsi subito dei guerrieri. Non bisogna entrare nelle palestre con l’idea di diventare Bruce Lee il giorno dopo.
Il Wing Chun è un percorso che va affrontato passo dopo passo, i suoi concetti servono anzitutto a vivere bene prima che ad affrontare un combattimento. Il suo è un sistema logico – evidenzia il Maestro che per il nuovo anno conclude – mi auguro di circondarmi di persone sportive, leali, brave e piene di entusiasmo affinché questo percorso possa rappresentare una bellissima esperienza per me come insegnante e per loro come allievi”.
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