La Chiesa sipontina riempie i vuoti lasciati dalla politica, aprendo luoghi di discussione e confronto

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Anche il 2024 sarà caratterizzato, a Manfredonia, dal governo della città affidato ad una triade prefettizia. Si era presentato così l’anno 2020 e fu lo stesso per buona parte del 2021. Ma la politica è tornata per poco e la brusca interruzione dell’Amministrazione comunale guidata da Gianni Rotice ha fatto ripiombare la comunità in silenziosa (e apatica) attesa. Delle elezioni che si dovrebbero svolgere a giugno prossimo, delle promesse che già cominciano a sentirsi, dell’aiuto per questa o quella necessità (o presunta tale). Il solo ambito che continua a crescere con profitto, allargandosi ben oltre i confini fisici delle parrocchie, è quello che presidia la Chiesa sipontina guidata da padre Franco Moscone. La sua figura si è stagliata netta fin dall’insediamento, avvenuto nel 2018 a seguito dell’improvvisa scomparsa del predecessore Michele Castoro. Intercorre una differenza siderale tra il ruolo della Chiesa interpretato dai due, così come da qualunque altro arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo. Moscone si è subito calato nella realtà di una città che di lì a poco vide il proprio Comune sciolto per sospette infiltrazioni mafiose, rendendo il suo messaggio accessibile anche oltre i luoghi della fede. Non è passato inosservato agli occhi dei politici più oltranzisti, che lo sentono occupare spazi nei quali - a loro avviso – la Chiesa dovrebbe invece restarne fuori. Ma l’arcivescovo Moscone, che preferisce farsi chiamare ‘padre Franco’, non se ne è dato cura e, anzi, anche per il 2024 resta un punto di riferimento importante, a tratti anche vitale, della vita della comunità sipontina. Come è stato fatto in preparazione delle scorse elezioni amministrative del 2021, si può dare per certo che la Chiesa continuerà a dare il suo contributo offrendo luoghi di incontro, conoscenza e discussione, oltre che con la proposta di spunti di riflessione collettiva. Il fine dichiarato è di aprire al dialogo, che faccia crescere e far rialzare Manfredonia. Si chiamava appunto ‘Ri-alzati Manfredonia’ il pubblico appello che Moscone lanciò dalla balconata della cattedrale nell’occasione della Festa patronale dell’agosto 2019.

La città è un luogo di dialogo e confronto, di nascita delle idee e, possibilmente, di ricerca di persone che abbiano il coraggio di impegnarsi per Manfredonia e per il territorio.

“La zona del mondo che mi ricorda il tessuto sociale del Gargano e della Capitanata più in generale è l’America Centrale – disse l’arcivescovo a l’Attacco, due anni e mezzo fa -. Mi sembrava di essere arrivato in Honduras, in Nicaragua, in Guatemala, cioè in quelle che vengono chiamate ‘Repubbliche delle banane’, per la violenza presente sul territorio e per gli interessi. Dove lo Stato e le istituzioni pubbliche, compresa la Chiesa, hanno difficoltà nel far seguire quelle che sono le regole”. 

Il vero bisogno, a suo avviso, risiede nel lavoro, che “deve essere autentico e pulito, non pagato in nero o dato come un’onorificenza. Se il Foggiano è il luogo più sotto tiro e tra i più violenti e pericolosi – riferì in quella sua prima intervista -, lo si deve essenzialmente alla carenza di lavoro. Che è in mano alla malavita organizzata”.

Moscone parla di una “perversa alleanza” di sistema. Si tratta del potere economico, di quello politico e, per ultimo, di quello elettorale dei singoli cittadini. “Da una scorretta alleanza tra i tre ne è uscito un ‘sistema malato’, adatto alle infiltrazioni di stampo mafioso”, il suo pensiero.

Non è mai stato silenzioso verso gli episodi di stampo mafioso e, anzi, ha rivolto anche un appello ai “signori della mafia” dicendo loro che “è arrivato il tempo di collaborare con la giustizia. Questa terra ha bisogno di pentiti. Se volete recuperare dignità, pentitevi, uscite allo scoperto e consegnatevi alla giustizia umana. Solo così la giustizia divina sarà veramente misericordia”. Affinché la legalità eserciti la sua forza positiva, anche nell’ottica di volano di sviluppo socio-economico e di costruzione della cultura del bene comune, vanno sconfitti il commercio della droga e il facile uso delle armi. Nel Gargano “c’è troppa droga e sostanze tossiche che condizionano le relazioni e impongono poteri marci e condizionanti il territorio, inquinandolo di omertà e malavita organizzata”. Circolano troppe armi in provincia di Foggia, che la trasformano in “un Far West senza set cinematografico, però”.

Nel suo messaggio per il Natale 2023, padre Franco Moscone ha volutamente riportato l’attenzione su tre temi che ritiene continuino a dimostrarsi deboli nel territorio. Innanzitutto quello del lavoro, del quale “si sente il bisogno come del cibo e dell’acqua”. Altrimenti, ogni posto di lavoro non prodotto “è uno spazio di potere regalato alla geografia delle mafie che lottano per spartirsi il territorio incantevole del Gargano”. C’è poi l’ambiente, un altro ambito caro al vescovo sipontino come testimonia anche il suo coinvolgimento nell’opposizione della città al mega-deposito di gpl prospettato da Energas. E non manca, infine, la legalità che “esercita la sua forza positiva sconfiggendo il commercio della droga e il facile uso delle armi che, purtroppo, condizionano le relazioni e impongono poteri marci e condizionanti nel nostro territorio, inquinandolo di omertà e malavita organizzata”.

Fintanto che ci sarà un governo politico cittadino - quindi almeno fino a luglio prossimo -, credenti e non credenti volgeranno lo sguardo alla Chiesa sipontina. Un ambiente vivo e partecipato che, in controtendenza rispetto ai precedenti luoghi di discussione, sta facendo crescere la partecipazione attiva dei sipontini.

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