Chiuderà i battenti il prossimo 16 marzo la mostra “Le Madri Costituenti” inaugurata ieri 7 marzo alla Sala Grigia del Palazzetto dell’Arte a Foggia, ma di certo il suo cammino continuerà, nelle scuole soprattutto, per ripercorrere la storia straordinaria delle donne che contribuirono a scrivere la carta a fondamento dell’ordinamento giuridico della Repubblica e che merita di essere conosciuta.
Il percorso si snoda attraverso la proposizione di pannelli che ricostruiscono la vicenda di ciascuna di esse, 21 in tutto su 556 deputati eletti (le candidature femminili complessive furono 226). Rientrarono nell’Assemblea Costituente - che nella seduta del 22 dicembre 1947 ha approvato la Costituzione della Repubblica Italiana - 9 la comuniste (Adele Bei, Nadia Gallico Spano, Nilde Iotti, Teresa Mattei, Angiola Minelli, Rita Montagnana, Teresa Noce, Elettra Pollastrini e Maria Maddalena Rossi), 9 democristiane (Laura Bianchini, Elisabetta Conci, Filomena Delli Castelli, Maria De Unterrichter, Maria Federici, Angela Gotelli, Angela Maria Guidi Cingolani, Maria Nicotra e Vittoria Titomanlio), 2 socialiste (Bianca Bianchi e Lina Merlin) e 1 del Fronte dell’Uomo Qualunque (Ottavia Penna).
Molto diverse tra loro per età, cultura ed esperienze politiche, le prime donne elette seppero dare voce comune nell’ambito dell’elaborazione della Carta costituzionale alle legittime aspirazioni di emancipazione delle donne italiane. Pur appartenendo a partiti diversi, seppero allearsi e fare fronte comune nella rivendicazione e nell’affermazione di diritti comuni. Una particolare attenzione venne da loro rivolta al tema della famiglia, a partire dall’uguaglianza dei coniugi, in opposizione a buona parte dei colleghi maschi che sostenevano la necessità di un sistema gerarchico all’interno della famiglia con, naturalmente, al vertice il marito.
Altri temi fondamentali saranno, in ambito lavorativo la tutela della maternità, la parità dei salari, la pari opportunità nell’accesso a tutte le professioni. Tutte s’impegnarono per la parità, compresa quella salariale, denunciando alla “Commissione dei 75” qualsiasi tentativo discriminatorio volto a escludere le donne dal lavoro extradomestico o quello che limitava l’accesso delle donne alle carriere pubbliche.
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