“Quando si capirà bene cosa abbiamo combattuto in questi anni verrà compresa anche la nostra sfiducia”. Dagli ambienti di opposizione di Apricena è questo che trapela quando si domanda come mai nessuno voglia commentare le gravi rivelazioni fatte su queste colonne rispetto alla holding di famiglia del sindaco Antonio Potenza e alle quattro imprese controllate, tutte operanti nella città del marmo e della pietra. Se la maggioranza della lista Uniti per cambiare parla d’altro e dal primo cittadino alla richiesta di una replica c’è solo silenzio tombale, anche la minoranza resta del tutto silente, attendendo – senza in realtà crederci granchè – che intervengano gli inquirenti a far luce sulla situazione. Uno scoramento che è frutto di troppi anni di battaglie contro l’inscalfibile Potenza, in carica ormai dal 2012 con la sola interruzione tra 2013 e 2014. C’è però qualcosa che adesso è cambiato: se in passato Potenza e l’imprenditore edile Matteo Bianchi erano un tutt’uno e si spalleggiavano a vicenda, oggi la guerra tra i due è arrivata ad un punto tale da scatenare un vespaio quotidiano, con conseguenze imprevedibili. E così è avvenuto che, all’indomani della prima puntata dell’inchiesta de l’Attacco sulla galassia di imprese del sindaco, la maggioranza si sia scagliata contro l’ex mentore politico Bianchi, ovvero contro colui che oltre tre lustri fa diede il via col giovane ingegnere all’operazione politica destinata a metter fine al feudo rosso apricenese, trasformandolo nel regno del centrodestra, o meglio del partito personale di Potenza. In realtà Bianchi non non c’entra nulla col lavoro giornalistico de l’Attacco, su questo Potenza e i suoi hanno preso un’enorme cantonata.
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Bianchi chiama in causa Potenza sull’impianto fanghi. “Chi mi fece conoscere Tulipano srl?”. E spuntano foto
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