L’artista e architetto Gianni Pitta torna a esporre nella sua città natale con le visioni materiche della mostra “Nefilim. Ribellione e caduta”, inaugurata lo scorso 16 novembre con un vernissage-evento molto partecipato presso la sede laboratoriale dell’associazione Utò-Lo Spazio della Luce.
La personale si compone di 21 tavole con dimensioni che oscillano dai 18×24 cm ai 33×50 cm, tutte realizzate con tecnica mista acrilico e stucco. Ogni composizione realizzata da Pitta parte da una icona che si ripete con diverse variazioni, il volto del Nefilim al centro visivo della tavola che guarda sempre fisso davanti a sé. Dopo la lunga serie iconica e pop dei Kuori, Pitta si è lasciato ispirare questa volta dai Nephilìm, presenti nella Bibbia nell’era del pre-diluvio, un popolo di umanoidi nati dall’incrocio tra i “figli di Dio” e le figlie di Adamo.
Nell’immaginario collettivo sono rappresentati talvolta come giganti, creature impure, artificiali e magiche. Analizzando etimologicamente la parola, la radice verbale del termine Nephilìm significa “essere caduti” o “essere discesi”, rappresentando il transito e la congiunzione tra una sfera astratta e una materica, tra divino e terreno. Al vernissage hanno preso parte oltre all’artista, il presidente dell’associazione di via Pignatelli Alessandro Salvatore, la curatrice della mostra Cleonice Di Muro, il critico d’arte Raimondo Pinna e il producer Charlie Boy, il quale con i suoi suoni dal vivo ha restituito un’atmosfera immersiva e coinvolgente.
Gianni Pitta si cimenta sin dagli esordi con forme espressive poliedriche, dalla pittura alle installazioni passando per il design industriale. I suoi lavori sono stati esposti in Italia (Roma, Firenze, Milano) e nel mondo (sino a New York). Con queste sue creazioni fatte di pittura materica e scultorea, Pitta ritorna ad indagare nella psiche umana, riconducendola alla sua ancestrale creazione.
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