Intervento sulla Cappella della Maddalena: tornerà come era una volta e non l’abbiamo mai vista

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Ormai non è più possibile nemmeno provarne il distacco dalla parete, come confermato anche dalla Sovrintendenza. Più ancora dell’affresco nell’edicola che raffigura la Maddalena con la deposizione di Cristo, l’affresco ‘L’albero di Jesse’ raffigurante la Stirpe di David – all’interno dell’antica abside della chiesa di San Domenico – è in una condizione pietosa. La pietas era la devozione religiosa, la (meno nobile) pietà è invece quella che suscita la vista dell’affresco anche agli occhi di, come l’Attacco, sta facendo visita ciclicamente alla Cappella della Maddalena per documentarne il progressivo deterioramento. “Purtroppo l’affresco è in pessimo stato – conferma l’architetto Antonello D’Ardes -, a causa dell’acqua che scivola lungo le pareti della cappella”. Prima ancora di procedere con un auspicato ma ancora lontano restauro – oltre che le necessarie risorse economiche – serve che sia messo in sicurezza. L’assenza di fondi ha infatti impedito la fase propedeutica di indagine, bloccando ogni passo successivo. La cappella vera e propria - la cupola che copriva i locali sottostanti - non c’è più da secoli non perché crollata per un evento sismico. Invece fu smontata “per realizzare un torrione con piazzaforte, utile per posizionare un cannone che difendesse questo lato della città. Il ‘500 era un periodo turbolento e la cappella fu dismessa, salvando l’ambiente sottostante che fu comunque chiuso con un muro che lo isolò dal resto dell’edificio”. Nel progetto del Museo Manfredi rientra anche la Cappella della Maddalena ma, come fa notare D’Ardes, “non era possibile finanziare il restauro degli affreschi, perché risulta fuori dagli obiettivi che invece sono accettati”. Ma era possibile inserire la voce che riguarda la loro messa in sicurezza, come è stato fatto argutamente, dal momento che in quello stesso locale saranno effettuati lavori piuttosto invasivi.

“È un bene di inestimabile valore - riferisce l’assessora Maria Teresa Valente -, perciò ne ho parlato con l’assessore all’Urbanistica (Giovanni Mansueto, ndr) e siamo riusciti ad estrapolare una somma dal finanziamento del Museo Manfredi per la messa in sicurezza dell’affresco che consentirà, più in là nel tempo, un progetto di restauro”.

La Cappella della Maddalena è un elemento di assoluta rilevanza nel progetto del Museo Manfredi, così tanto da andare a cambiare anche il cosiddetto skyline della città, quando la si guarderà dal mare. Ci sarà, infatti, una struttura “che si solleverà di ulteriori 5 metri per ricostruite il volume originario. È una scelta estetica difficile – riconosce D’Ardes – ma, in fin dei conti, qualunque cosa si faccia ci saranno pur sempre critiche”.

Lo status di deposito di reperti non consente, tuttora, di poter intervenire adeguatamente sull’edificio, “oggi gravemente minacciato dal degrado fisico dei suoi preziosi affreschi – continua - e, soprattutto, architettonicamente ‘trasfigurato’ per l’assenza della copertura ‘a crociera’, quando costituiva il ‘coro’ della chiesa della Maddalena”.

L’interno è stato immaginato completamente svuotato da ogni allestimento perché “deve diventare il museo di sé stessa”, inoltre sarà teso a recuperare “il buio medievale” anziché l’attuale stile da solarium. Al centro, ci sarà “un grande caleidoscopio sospeso che proietterà sulle pareti alcune storie: quella di re Manfredi, come anche di Carlo I D’Angiò che ne proseguì e completò l’opera, e del sacco dei turchi”.

La Sovrintendenza ha svolto un sopralluogo – l’11 dicembre scorso - propedeutico per la messa in sicurezza, dal momento che l’ambiente sarà cantierizzato. Ci saranno ponteggi, polvere, rumori, vibrazioni che metterebbero ulteriormente a rischio l’affresco. I lavori sono stati assegnati proprio in questi ultimi giorni e sarebbe ormai in fase di nomina il consulente che dovrà svolgere i dovuti saggi e produrre la relativa relazione. 

Sono comunque tanti i monitoraggi svolti nella cappella, ma non serve essere tecnici per verificare di persona quanto quella copertura che sovrasta la cappella crei - non solo in piena estate - un vero e proprio effetto serra. Un fulgido esempio di un presunto progresso che, invece, fa rimpiangere il tempo in cui questo tesoro era preservato da cumuli di detriti e di terra che lo coprivano totalmente.

Quando fu disposto che l’ambiente della cappella fosse coperto con l’attuale vetrata, a poco valsero le osservazioni dell’architetto Beverelli “che realizzò il progetto proponendo di ricostituire il volume e la spazialità della cappella nel ‘300, come ho fatto anche io”. La decisione della Sovrintendenza andò in tutt’altra direzione per timore di un falso storico, “trascurando il benessere idrotermico dell’affresco”, appunta l’architetto D’Ardes. 

La valorizzazione della Cappella della Maddalena rappresenta uno dei punti di forza del progetto più complessivo del Museo Manfredi. “Valorizzazione funzionale per realizzare uno spazio polivalente per eventi, e valorizzazione storica/architettonica dall’altro lato. Quest’ultima passa dal completamento della copertura - crociera a sesto acuto - funzionale al restauro e alla restituzione della spazialità originaria e alla salvaguardia delle condizioni microclimatiche originarie - a beneficio degli affreschi -, oltre a restituire l’originario contesto di luce soffusa”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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