“Fedra dove si ride e si muore”, da tragedia classica a mafia garganica: viaggio nel cuore oscuro del potere

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Nell’ambito della rassegna di teatro civile "Riprendiamoci la scena", promossa dal Presidio Libera di Foggia "N. Ciuffreda e F. Marcone", dall’Associazione Nazionale Magistrati - sottosezione di Foggia e dall’amministrazione comunale di Foggia, con il sostegno di Puglia Culture e della Fondazione dei Monti Uniti di Foggia, è andato in scena  "Fedra dove si ride e si muore". Si tratta di una nuova produzione della Piccola Compagnia Impertinente, uno spettacolo diretto da Pierluigi Bevilacqua e scritto da Enrico Cibelli, che ha rivisitato la Fedra di Seneca, traendone una nuova drammaturgia ambientata in una famiglia criminale contemporanea del Sud Italia.

Don Teseo in questa reinterpretazione è un boss in crisi, Ippolito un giovane spietato, e Fedra una donna che escogita la sua rivalsa.

Sul palco, gli attori: Pierluigi Bevilacqua, Tonia Casalucci, Asia Correra, Mario Mignogna, Celeste Morese e Arturo Severo che hanno dato vita ai personaggi, accompagnati dalle musiche originali di Marco Maruotti. Luigi Gentile e Raffaele Difino hanno curato le scenografie, mentre Francesca Camplese si è occupata delle luci.

Lo spettacolo è stato replicato anche in matinée per le scuole il 26 marzo, sempre al Teatro Umberto Giordano di Foggia dopo il suo debutto avvenuto il  25 marzo alle 21.00.

“All’interno della storia di Fedra ci sono dei meccanismi famigliari che in realtà sono riconducibili a certe logiche criminali- ha dichiarato a l’Attacco Pierluigi Bevilacqua raccontandoci l’opera che hanno messo in scena - ecco perché ci piaceva l’idea di un punto di vista diverso che non fosse retorico nell’ambito del tema della legalità. Fedra si innamora di Ippolito che è il figliastro, lui la chiama zia, un po’ quello che è successo con i Ciavarella a Sannicandro, con lei che si è innamorata del fratello del Boss”.

“Quindi ci sono delle similitudini per far capire cosa? Che all’interno di una famiglia criminale, di una logica criminale c’è una sorta di gabbia da cui difficilmente si può uscire - ha continuato Bevilacqua a proposito dell’attuale e delicata tematica - ecco, questo messaggio all’interno di una narrazione tragicomica, perché è questo il tono voce che abbiamo scelto, deve arrivare chiaro e forte soprattutto ai ragazzi che sono venuti a vedere lo spettacolo. Perché se si fa una scelta di quel tipo è impossibile uscirne. Tant’è che Don Teseo che è il boss della famiglia è l’unico, anzi quello più convinto di cambiare le cose ma in realtà non riesce. In sostanza questo volevamo lasciare ai ragazzi.”
(Violeta Fidanza - l’Attacco)

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testatina dillo al direttore WEB

 

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