Nella sempre suggestiva cornice del teatro comunale Giuseppe Verdi di San Severo, la diocesi e il Comune della città dei campanili, all’interno dei seguiti Giovedì di Quaresima, hanno accolto il Procuratore della Repubblica di Napoli Nicola Gratteri per un dialogo significativo, profondo, lineare, concreto, vero e diretto che ha tenuto con il pubblico che ha gremito la terza sala di Puglia.
Riflessioni e considerazioni a cui Gratteri, anche autore di 25 libri sulle organizzazioni mafiose, soprattutto ‘Ndrangheta, ha spaziato, come suo schietto e diretto modo di esprimersi, con quel linguaggio, anche ricercato alla bisogna, che adopera per farsi capire da adulti, intellettuali, giuristi, politici e ragazzi. Perché è importante farsi capire da tutti, per evitare contatti con i criminali, con i mafiosi e saperne distinguere le strategie legate al consenso.
Oggi, tranne che in rari casi, le mafie non sparano, ma il loro potere non è mai stato così forte. Abbandonata la plateale violenza del passato, le mafie sono vere e proprie imprese globali, capaci di gestire transazioni economiche complesse, nascondere i guadagni attraverso il riciclaggio e collaborare con grandi redditi di criminalità internazionale.
“Le mafie non sono una struttura statica, fine a sé stessa”, ha detto il dottor Gratteri. “Se le mafie fossero una struttura statica, sarebbero facilmente abbattibili, facilmente individuabili. E questo ce lo spiega la storia. Se si parte dall'Unità d’Italia ad oggi e col passare dei decenni, vediamo sempre più questo rapporto, questo abbraccio, tra le mafie e la cosiddetta società civile. Le mafie si muovono come si muovono tutti: la società cambia, muta, e le mafie cambiano e mutano. Le mafie sono tra di noi, sono in questo teatro. Man mano che voi avanzate, le mafie avanzano e sembrano aumentare”.
Ancora: “Le mafie esistono perché hanno il consenso popolare. Le mafie esistono perché si nutrono del consenso popolare. Le mafie esistono perché interagiscono col mondo delle professioni e con quello delle istituzioni: si rapportano col potere”. Hanno portato i saluti il Vescovo della diocesi di San Severo, monsignor Giuseppe Mengoli e la Sindaca Lidya Colangelo, alla presenza del Prefetto di Foggia Paolo Giovanni Grieco, e del Questore Alfredo D’Agostino.
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