Sotto ex Distretto militare riposerebbero spoglie Beato Giacomo d’Assisi: tra primi compagni di San Francesco

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Come reso pubblico dal Comune di Foggia, partono in queste ore i primi lavori di ristrutturazione all’ex Distretto Militare di Foggia su un’area di oltre 14mila metri quadri, che ospita due edifici storici: uno risalente al 1800 e l’altro al 1300. L’obiettivo è la realizzazione del Polo Museale Giordaniano attraverso un finanziamento di 7 milioni di euro nell’ambito del Contratto Istituzionale di Sviluppo Capitanata, e di un moderno studentato universitario da parte dell’Adisu Puglia, grazie a un investimento di 20 milioni di euro stanziati dalla Regione Puglia a valere sui Fondi di Sviluppo e Coesione. I primi interventi stanno riguardando, come evidenziato dall’amministrazione-Episcopo, “l’utilizzo del georadar (Ground Penetrating Radar - GPR), tecnologia geofisica non distruttiva che consente di esplorare il sottosuolo mediante onde elettromagnetiche. Questa metodologia sarà impiegata per individuare eventuali strutture ipogee, con particolare attenzione alla possibile presenza di una cripta sotterranea e di reperti archeologici di valore storico”. Nel cuore di Foggia, laddove l’ex Distretto Militare affonda le sue radici in secoli di storia, si sta per consumare - o, auspicabilmente, evitare - un dilemma che intreccia rigenerazione urbana e salvaguardia della memoria: sotto quel terreno, secondo alcune fonti medievali e studi storici, riposerebbero le spoglie del Beato Giacomo d’Assisi, uno dei primi compagni di San Francesco. Una figura mistica, potente nella devozione popolare e silenziosa nella modernità, al punto che oggi il suo nome sopravviverebbe in una viuzza secondaria della città. L’allarme è stato lanciato dall’associazione culturale “Daunia in Italy A.P.S.”: secondo le loro ricerche, sotto le fondamenta del convento trasformato nei secoli in caserma e ora oggetto di una profonda ristrutturazione, si cela un tesoro spirituale e archeologico senza pari. Non semplicemente un’antica cripta o un’opera d’arte dimenticata, ma la tomba di un frate beato, testimone diretto della rivoluzione francescana che attraversò l’Italia del XIII secolo. Secondo le cronache medievali di San Bonaventura (1270) e Tommaso da Pavia (1244), infatti, Giacomo d’Assisi fu tra i primissimi a vestire il saio per mano dello stesso Francesco. 

Entrò nell’Ordine attorno al 1210, e nel 1217 venne incaricato del ministero provinciale dei Frati Minori a Foggia, allora parte della Provincia di Sant’Angelo. Morì nel 1230, appena quattro anni dopo il suo fondatore, e fu presto circondato da fama di santità. La sua presenza a Foggia è citata da numerose fonti storiche, inclusi il Dialogus di fra Tommaso da Pavia e il Cathalogus Sanctorum Fratrum Minorum (1315), secondo cui Giacomo “miracolosamente liberò molti da pericoli ed infermità”. Le opere sovrannaturali che gli vengono attribuite - guarigioni da fistole, febbri e persino visioni in punto di morte - sono documentate, anche se filtrati dalla pietas agiografica dell’epoca.

Fra Tommaso da Pavia parla esplicitamente della sepoltura del pio francescano “nel locus Fogiae”, cioè nel convento francescano che allora sorgeva appena fuori dalle mura della città, in una zona agreste. E proprio lì, oggi, sorge il complesso dell’ex Distretto Militare di via Fuiani, dove si incrociano piani di sviluppo urbano e interrogativi ancora irrisolti della storia sacra locale. 

La trasformazione del convento in caserma risale all’Ottocento, quando le soppressioni religiose e l’occupazione francese portarono alla spoliazione del patrimonio ecclesiastico. Il complesso era già stato restaurato dopo il terremoto del 1731 e intitolato a Sant’Antonio, ma col tempo perse ogni tratto riconoscibile della sua origine francescana. Oggi, dell’antico convento non restano che i volumi murari integrati nei successivi edifici militari. Tuttavia, una relazione dello storico Tommaso Palermo e i rilievi dell’associazione Daunia in Italy hanno riaperto il dibattito sulla sopravvivenza di cripte e tombe sepolte sotto il piano di calpestio. 

Alcune porzioni murate e mai esplorate dei sotterranei, forse chiuse per motivi igienico-sanitari nel secolo scorso, potrebbero celare resti non ancora individuati, tra cui - è l’ipotesi più affascinante - quella del Beato Giacomo. Un disegno del XVII secolo, conservato all’Archivio di Stato di Foggia, mostra chiaramente la pianta del convento. Anche se alterata dalle trasformazioni successive, la struttura appare compatibile con le descrizioni medievali e con l’ubicazione nota dei sepolcri ecclesiastici.

Nell’area di pregio storico religioso sono appena partiti i lavori di riqualificazione diretti dall’amministrazione comunale. L’ex Distretto sarà trasformato in due progetti distinti ma contigui: il Polo Museale Giordaniano, dedicato al compositore Umberto Giordano, e un moderno studentato universitario, con oltre 150 posti letto, spazi didattici e aree comuni. Due interventi ambiziosi e finanziati con fondi importanti: 7 milioni dal CIS Capitanata per il primo, 20 milioni dalla Regione Puglia (tramite FSC) per il secondo. L’amministrazione comunale, tramite la Commissione consiliare Territorio e i tecnici incaricati, ha previsto l’impiego del georadar (GPR) per ispezionare il sottosuolo prima di procedere con scavi invasivi. 

Ma secondo alcuni esperti di storia si tratta solo del primo passo: “I lavori devono prestare la massima attenzione alle fondamenta dell’antico convento. Se davvero sotto l’ex Distretto c’è la tomba di un Santo, la città si trova davanti a un bivio storico”. 

Daunia in Italy propone un approccio multidisciplinare: coinvolgere l’Università, la Soprintendenza, studiosi locali e media per trasformare un rischio in opportunità. “Si potrebbe aprire un cantiere culturale permanente - suggerisce il presidente dell’Aps Giuseppe De Lillo - che colleghi storia, fede e rigenerazione urbana, integrando lo studentato e il polo museale con un percorso archeologico e spirituale”. Del resto, non si tratta solo di conservare dei ruderi. Se confermata, la presenza del Beato Giacomo d’Assisi sarebbe una scoperta importante e capace di restituire a Foggia un ruolo centrale nei cammini del francescanesimo. 

Intanto, la Commissione consiliare Territorio del Comune di Foggia, con i suoi membri (tra cui Quarato, Amorese, Cataneo e Nunziante), ha promesso di seguire con attenzione il cantiere. I sopralluoghi tecnici sono già cominciati, e l’impiego di tecnologie non distruttive come il GPR segna una buona prassi. Ma la posta in gioco impone molto di più di una semplice vigilanza: serve consapevolezza politica e culturale, capacità di immaginare la città non solo nel suo sviluppo moderno, ma anche nella sua profondità storica. Come sottolineato dai promotori dell’allarme, “oggi della tomba del Beato Giacomo non v’è più traccia, sembra scomparsa nel nulla”. Ma proprio ora, grazie alla coincidenza dei finanziamenti, delle tecnologie e della sensibilità storica, c’è una possibilità concreta di risolvere un enigma rimasto irrisolto per otto secoli. 

Come scrive lo storico Tommaso Palermo sul Convento di Foggia e la presenza delle possibili spoglie del Beato Giacomo, “il panorama culturale che si sviluppo nel Medioevo in Terra di Capitanata è notoriamente ricco di figure ed eventi significativi, che spaziano dall'arte alla spiritualità, dal Governo al ruolo strategico del territorio. La finestra che qui andiamo a spalancare vuol far luce, pur senza la pretesa dell’esaustività, su una figura che ha lasciato traccia a Foggia e nel suo circondario: il Beato Giacomo da Assisi. Giacomo, originario di Assisi, ebbe modo di conoscere e frequentare san Francesco assieme ad altri assisani, tra cui Teobaldo. Egli apparteneva quindi a quella prima generazione minoritica, sorta attorno al poverello d'Assisi, che irradiò presto nella penisola il messaggio e la spiritualità del francescanesimo nascente”.
(Alessandro Salvatore - l’Attacco)

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