L’arte riapre le porte, un capolavoro inatteso e un luogo restituito al pubblico: la lezione di Santa Chiara

Carattere
  • Più Piccolo Piccolo Medio Grande Più Grande
  • Predefinito Helvetica Segoe Georgia Times

Si sta chiudendo una delle iniziative culturali più significative degli ultimi anni. La mostra “Sulle orme del Caravaggio. La lunga stagione del Barocco riscoperto a Manfredonia tra Bartolomeo Manfredi, Andrea Vaccaro e Nicolantonio Brudaglio” - allestita nell’ex parlatorio del monastero di Santa Chiara - ha riportato alla luce opere di straordinario valore e ha registrato visitatori provenienti da varie città della Penisola e qualcuno perfino dall’estero. Un risultato conseguito con un’apertura al pubblico limitata a sole 3 ore al giorno – grazie all’encomiabile impegno di Giulia Caterino - che propone una riflessione più ampia sul futuro culturale della città. L’iniziativa, inaugurata il 27 dicembre scorso e visitabile gratuitamente fino al 31 gennaio, è stata curata da Gianpasquale Greco, Francesco Di Palo e dall’architetto Antonello D’Ardes, con il sostegno dell’Amministrazione comunale e dell’Arcidiocesi. Al centro dell’esposizione, un’opera che da sola basterebbe a giustificare la visita: la “Coronazione di spine” attribuita a Bartolomeo Manfredi, il più importante interprete del caravaggismo. Un dipinto che, fino a pochi mesi fa, nessuno immaginava potesse trovarsi qui. La mostra è stata un atto di restituzione e ha avuto un merito ulteriore, dal momento che ha restituito alla città uno spazio storico di grande fascino: l’ex parlatorio del complesso monastico di Santa Chiara, un ambiente settecentesco solitamente chiuso al pubblico. Uno spazio di rara suggestione, segnato da grate, nicchie, pavimento antico, iscrizioni del 1764. Un luogo che non è mai stato davvero aperto al pubblico ma che, nel caso di specie, è diventato il posto perfetto per un allestimento essenziale ma potentissimo, in cui le opere sembrano dialogare naturalmente con le nicchie, le proporzioni e la luce dell’ex parlatoio. “Quando divenne convento, era l’unico luogo di incontro tra le monache di clausura e il resto del mondo – spiega a l’Attacco l’assessora alla Cultura Maria Teresa Valente -. L’arcivescovo Orsini, non contento delle grate che c’erano, ne fece aggiungere una ulteriore perché le clarisse non potessero neanche avvicinarsi”.

Il registro dei visitatori posto all’ingresso è un po' una sorpresa. Non tanto per il numero – che comunque si aggira intorno alle 500 firme – quanto per la provenienza. Valente lo sfoglia e si scorgono, oltre a San Severo, Mattinata e Foggia anche Lucca, Martina Franca, Pesaro, Ancona, Campobasso, Bari, Verona, Assago, Pontedera, Meda, Melfi, perfino qualcuno dalla Germania e dall’Olanda.

Un mosaico di presenze che racconta un interesse che è stato in qualche modo diffuso, non confinato esclusivamente alla città. Eppure, accanto a questo dato positivo, emerge una nota dolente: la scarsa partecipazione delle scuole superiori di Manfredonia. Anzi: partecipazione nulla. L’assessora Valente lo dice senza giri di parole: “Questo dato ci fa capire che la cultura va stimolata molto sul nostro territorio. È un terreno fertile, ma su cui bisogna ancora lavorare tanto”.

L’assessora sottolinea un passaggio fondamentale quando ricorda che Bartolomeo Manfredi “non è stato solo il discepolo più importante del Caravaggio, è stato quello che ha sostituito il Caravaggio quando lo stesso morì”. Non stupisce, quindi, che molti visitatori siano rimasti colpiti dalla qualità dell’allestimento e dalla forza delle opere.  

“I suoi dipinti sono tra i più importanti al mondo – aggiunge D’Ardes per rendere l’idea del valore dell’opera -. A un certo punto della storia dell’arte, lui è diventato il Caravaggio. E uno dei suoi dipinti è stato battuto all’asta a 650.000 euro”.

Accanto a questo dipinto, è stata esposta anche l’“Immacolata Concezione” attribuita ad Andrea Vaccaro e una serie di sculture, tra cui il mezzobusto firmato da Nicolantonio Brudaglio e il “San Pietro Papa” che è stato attribuito proprio nell’occasione della mostra al grande artista napoletano Nicola Fumo

La parola “esperimento” ricorre spesso nelle parole dei curatori e dell’assessora. “La città di Manfredonia per tanti anni è stata dormiente dal punto di vista culturale – la constatazione di Valente -. Questa mostra è stata un modo per risvegliarsi dal torpore. È stata una scommessa vinta. Ci ha fatto capire che ce la possiamo fare”. E lo conferma anche D’Ardes, che pensa che “Manfredonia non era abituata. È stato un esperimento importante per far capire ai manfredoniani stessi che hanno dei tesori da valorizzare”.

Se la mostra è durata un mese, il catalogo sarà la sua eredità. Commissionato ad un’eccellenza quale è l’editore Claudio Grenzi, si tratta di un lavoro corposo con 500 fotografie, testi scientifici e contributi di alto livello dei curatori e del professore Nunzio Tomaiuoli su Santa Chiara. Un tassello che arricchisce ulteriormente il valore scientifico dell’opera, che sarà presentata al pubblico sul finire di febbraio prossimo.

Non sarà venduto, piuttosto verrà distribuito nelle biblioteche e, più in generale, nei luoghi della cultura. “È uno strumento per far conoscere Manfredonia fuori”, la chiosa dell’assessora alla Cultura. In altre parole, si può dire che la mostra finisce ma la sua eco continuerà a viaggiare.

   banner whatsapp canale 700

 

testatina dillo al direttore WEB

 

Migliora la tua esperienza: installa la nostra app ora!

Ottieni accesso immediato alla nostra app installandola sul tuo dispositivo iOS!
È sufficiente toccare il pulsante Share (condividi) in basso allo schermo,
poi selezionare Add to Home Screen (Aggiungi alla schermata Home).
Segui le istruzioni per aggiungere l'icona della nostra app alla schermata Home per un accesso rapido e facile.
Goditi una navigazione senza interruzioni e rimani connesso ovunque tu vada!

× Installa l'app Web
Mobile Phone
Offline: nessuna connessione Internet
Offline: nessuna connessione Internet