Ulivi e arte, dalla distruzione della Xylella a una nuova vita: nasce il progetto del Campo dei Giganti

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Nel contesto di Evolio Expo 2026, fiera di riferimento per il comparto olivicolo-oleario, si è svolto il confronto “Radici e futuro: l’olio evo pugliese come motore di cultura, innovazione e inclusione sociale”, promosso da Legacoop Puglia, con il sostegno della Regione Puglia, con l’obiettivo di ampliare il dibattito sul futuro dell’olio extravergine di oliva oltre i confini della produzione e della commercializzazione. L’incontro ha voluto interrogarsi sul ruolo dell’ulivo come elemento fondante del paesaggio, dell’identità e della vita delle comunità pugliesi, soprattutto nei territori segnati dalla diffusione della Xylella fastidiosa. A confrontarsi su questi temi sono stati Carmelo Rollo, presidente di Legacoop Puglia, Chiara Agagiù, ricercatrice e progettista culturale, Ulderico Tramacere, artista e ideatore del progetto Campo dei Giganti, ed Enzo Manni, direttore della cooperativa ACLI di Racale, portando punti di vista diversi ma complementari su rigenerazione, comunità e futuro. Il dibattito ha messo al centro una convinzione condivisa: l’olio extravergine di oliva non è soltanto un’eccellenza agroalimentare, ma l’espressione concreta di una storia collettiva che intreccia lavoro, territorio, relazioni sociali e cultura. In questo senso, parlare di futuro dell’olio significa necessariamente parlare del futuro delle comunità che vivono e custodiscono gli ulivi. “Dove c’è un ulivo ci sono persone e dove ci sono persone c’è una comunità”, ha affermato Rollo, presidente di Legacoop Puglia. “Se le nostre persone hanno dovuto vivere un trauma che si chiama Xylella, ci siamo posti il problema di come affrontarlo. Da un trauma non bisogna accettare la morte, ma avviare un processo di rigenerazione, sia ambientale che sociale”. Da qui la scelta di portare questo confronto all’interno di una fiera dedicata all’olio: “Qui si parla giustamente di commercializzazione, trasformazione e mercato, ma mancava un pezzo. Grazie alla Regione Puglia abbiamo voluto inserire anche il tema della cultura, chiedendo a un artista e a una ricercatrice di raccontarci l’esperienza del Campo dei Giganti, un progetto che ha ricevuto riconoscimenti anche a livello internazionale”.

Il contributo di Chiara Agagiù ha ripercorso la nascita e l’evoluzione del progetto. “L’idea nasce nel 2020 da un gesto semplice: dipingere alcuni ulivi monumentali colpiti dalla Xylella con la calce bianca”, ha spiegato. “Su impulso dell’artista Ulderico Tramacere, da quell’azione è nato il Campo dei Giganti, che nel tempo è diventato una realtà sempre più strutturata”. 

Oggi il progetto interessa un uliveto di circa un ettaro e mezzo, con 150 ulivi monumentali, mappato anche digitalmente e aperto a residenze d’artista, eventi culturali e attività di progettazione sociale. “Non possiamo riportare in vita questi alberi dal punto di vista fitosanitario”, ha aggiunto Agagiù, “ma possiamo rallentare il batterio con politiche adeguate e, soprattutto, avviare una rigenerazione dei territori colpiti, che è ancora un’urgenza aperta”. 

Per Ulderico Tramacere, l’intervento artistico nasce da una responsabilità personale nei confronti del paesaggio. “Davanti a questa tragedia non volevo andare avanti come se nulla fosse”, ha raccontato. “Vedevo il paesaggio cambiare e ho sentito la necessità di fermarmi e riflettere”. 

La calce bianca diventa così un gesto simbolico: “Un sudario, come lo chiamo io, per fermare una fotografia e impedire che questi alberi secolari venissero cancellati. Il messaggio è non arrendersi, cercare subito soluzioni anche davanti alle tragedie più grandi”. 

Accanto all’esperienza del Campo dei Giganti, l’intervento di Enzo Manni, direttore della cooperativa ACLI di Racale, ha portato la testimonianza di una comunità che ha vissuto in prima linea l’impatto della Xylella. Il suo contributo ha evidenziato il ruolo dell’organizzazione cooperativa e del lavoro sociale come strumenti fondamentali per tenere insieme economia, inclusione e coesione territoriale, anche nei contesti più fragili.

Dal confronto è emersa con forza l’esigenza di un approccio integrato alla rigenerazione territoriale e sociale, capace di mettere in dialogo agricoltura, cultura, welfare, turismo e pianificazione urbana. In questa visione, l’ulivo viene riconosciuto come una vera e propria infrastruttura viva del territorio, un elemento capace di connettere paesaggio, produzione e relazioni sociali, e non soltanto come memoria del passato.

È in questo senso che l’ulivo può diventare anche uno strumento concreto di “restanza”: un fattore che contribuisce a contrastare l’abbandono, a rafforzare il legame con i luoghi e a generare nuove opportunità di lavoro, partecipazione e senso, soprattutto per le giovani generazioni. Ma perché questo accada, è necessario difenderlo, sostenerlo e valorizzarlo attraverso politiche, progetti e pratiche che mettano al centro le persone e le comunità.

Il confronto di Evolio Expo 2026 ha ribadito infine un principio semplice e decisivo: la rigenerazione non è mai un atto individuale. Richiede cooperazione, visione condivisa e responsabilità collettiva. Perché, come è emerso chiaramente, da soli non c’è storia.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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