San Severo, Luca Telese presenta suo secondo libro su Enrico Berlinguer e ne racconta l’intelligenza politica

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Con il suo secondo libro sul segretario del Partito Comunista Italiano – Opposizione. L’ultima battaglia di Enrico Berlinguer –, presentato giovedì scorso presso il Foyer del Teatro Verdi di San Severo, il giornalista Luca Telese ha ripercorso gli ultimi anni dell’avventura umana e politica di Berlinguer e la battaglia che lo portò ad una morte epica e straziante, sul palco di Padova. Lo ha fatto ridando voce, volti e nomi ad un mondo ormai scomparso, ma la sua non è un’operazione nostalgia. È un messaggio attualissimo per la politica di oggi, per le sue ritrosie, per i suoi compromessi. “Mentre scrivevo quel libro – La scorta di Enrico –, mi sono reso conto di questa sequenza incredibile. Quell’ultimo anno di Berlinguer, che raccontavo proprio nel finale, ripassandolo al var, come diremmo oggi, era un anno prezioso e con un’incredibile coincidenza rispetto ad oggi. Berlinguer intuisce che è finito il tempo dei blocchi, capisce che da questa crisi sarebbe venuto fuori un mondo peggiore. E infatti il 1984 è quasi un anno di annuncio del tempo che stiamo vivendo. C’era la guerra e c’è la guerra. C’era l’inflazione e c’è l’inflazione. C’era la crisi energetica e c’è la crisi energetica”. Durante la conferenza, organizzata dall’Associazione Culturale Enrico Berlinguer Alto Tavoliere e molto partecipata, Telese ha fatto un excursus anche sulla situazione geopolitica attuale, dalla guerra Russia-Ucraina a quella Israele/Stati Uniti-Iran. In seguito, il discorso si è orientato sulla questione giovanile. “Adesso, siccome diamo salari da fame a questi ragazzi, accade che quel 15% di loro è andato via dall’Italia. Vanno fuori e fanno cose straordinarie – ha detto con la voce rotta dall’emozione –: guidano missioni di pace in territori di guerra, fanno i chirurghi, inventano nuove tecnologie. Spendiamo tantissimi soldi per la formazione e poi regaliamo questi cervelli all’estero. Non sono cervelli in fuga, ma che sono stati cacciati dall’Italia per la logica del profitto”.

Ha citato poi la canzone di Lucio Dalla, Futura, scritta immaginando una storia tra due giovani amanti divisi dal Muro di Berlino, che trasforma la paura della Guerra Fredda in ottimismo per il futuro, simboleggiato dal desiderio di avere una figlia di nome Futura. Il giornalista la reputa assolutamente attuale e ritiene che “dovrebbe essere un manifesto politico perché non puoi sciogliere la preoccupazione per il futuro del mondo dalla passione per i sentimenti della vita”.

Ha successivamente fatto un breve passaggio sul caso Claudia Conte e la sua relazione con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, evidenziando come i partiti abbiano occupato lo Stato e lo usino come fosse cosa loro.

Infine, anticipando il prossimo appuntamento che l’associazione culturale organizzerà con la presenza della giornalista Marianna Aprile che presenterà il suo ultimo libro, ha aggiunto, citando le ultime parole di Berlinguer – “Combattete per difendere la Costituzione e i diritti anche di quelli che non sono come noi. Non siamo quelli della legge del taglione, non per un sentimento religioso ma per un sentimento civile” –, un appunto sul referendum dello scorso marzo e sul suo risultato: “Questa è la casa di tutti, questo è il Parlamento, questa è la Costituzione, questa è la Repubblica che abbiamo difeso anche con un piccolo no”.

Franco Persiano, durante i saluti iniziali, ha voluto ribadire la mission che l’associazione culturale che porta il nome di una delle figure più influenti ed emblematiche della cosiddetta Prima Repubblica, della quale è presidente, si è posta di realizzare. “Vogliamo riportare nella città di San Severo qualcosa in più di come si può fare politica, che sia con la P maiuscola e pulita – ha detto –, e non quella che oggi viviamo nelle varie amministrazioni, a partire da quella di San Severo”.

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