Lo spirito di Zaiana e quella casa incastrata fra terra, cielo e mare

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"Sono anni che cercano di farci andare via da Peschici e dalla baia e di chiudere definitivamente il nostro eco-chiosco, ma non ho alcuna intenzione di mollare e continuo a credere nell'onestà e nel valore di preservare l'ambiente naturale  dalle spianate di cemento e dagli interessi speculativi". Anche questa estate Veronika Pelikan non ha ottenuto risposta. "Ma sono ottimista. Ho creduto nella giustizia e ci credo ancora. Quando mi sveglio all'alba mentre tutti dormono, resto seduta in terrazza a sentire il rumore delle onde, a guardare i trabucchi sull'altro lato della baia e i gabbiani che si contendono il mare. Un'estate dopo l'altra la vera Zaiana saprà ritrovare se stessa, con il suo odore selvatico, l'acqua trasparente, le sue tradizioni, la sua splendida gente".

Oggi, al posto dei gabbiani, in cielo scoppiano i fuochi. Alle due in punto del pomeriggio, è un tripudio di luce e colore. Ma anche rumore. Scappano gli uccelli che hanno nidificato, abbaiano i cani e i bimbi piangono. A qualcuno piace. Fa festa. E' un segno di potenza infatti. Una manifestazione di potere e l'affermazione di forza. Si spara per dire agli altri noi siamo in festa, siamo pieni di gente. Il boom del turismo degli anni ottanta ha portato ad attrezzare per la ricezione ogni angolo di spiaggia. E anche se questa baia è nel Parco nazionale del Gargano, è accaduto anche qui. Aree archeologiche sono state coperte di cemento e spianate, sono state definite strade per arrivare con l'auto e rendere la spiaggia più accessibile. Al contrario, il  tentativo di Marco Pelikan, fratello di Veronika, iniziato nel 1991 di creare uno stabilimento ecosostenibile, o un eco-chiosco a basso impatto ambientale, senza cemento e removibile, è sempre fallito. Intimidazioni, minacce, innumerevoli ricorsi al Tar. Il monopolio della spiaggia deve restare monopolio. E' un po' anche per questo che si sparano i fuochi d'artificio. Le schermaglie burocratiche vanno avanti per anni. Veronika dice: "Non mi piego". Oggi la sua speranza si chiama Zoe. E' la nipote. Insieme a lei coltiva il sogno di recuperare il giardino. Di pulirlo dai rifiuti. Di portare quella comunità di oltre tremila e cinquecento persone che segue questa battaglia a liberare la spiaggia, dai rifiuti e dall'egoismo. "Se tu la ami questa terra, perché è la tua terra ed è anche la tua fonte di guadagno, non puoi sporcarla con i rifiuti e con il cemento. Devi proteggerla. Curarla.", dice Veronika. Anche Zoe sta pensando a come proteggere senza invadere. Con un muretto a secco, senza cemento, con le pietre e le canne. Intanto, in quel giardino, nonostante incendi e rifiuti, il vecchio vigneto che negli anni si era ammalato, oggi si è ripreso. Ha resistito a tutto e da solo sta nascendo di nuovo. Ha conservato un dna prezioso, prelevato e già analizzato dalla dottoressa Ambrosino, dell'ISPR. I campioni prelevati, due differenti, sono stati confrontati con le banche dati già disponibili e sono risultati identici a due varietà autoctone. L'uva di vespr, un antico vitigno recuperato a Vieste  nell'ambito di un progetto per la conservazione e per la valorizzazione delle risorse  genetiche in agricoltura. Per il secondo, si tratta di Cacciò di Fermo nero. Secondo la relazione un vitigno minore e raro della costa adriatica italiana. Veronika Pelikan: "Continuerò a lottare per tenerla pulita". Nel giardino trovati vitigni autoctoni antichi, rari e resistenti E' incastrata nella roccia. Da un lato montagna, davanti mare. Ai lati, la grotta degli dei e la spiaggia di Zaiana e dall'altra parte il trabucco e Peschici distesa. A guardarla dal basso, c'è da chiedersi chi l'abbia portata lì. Tutt'uno con le pietre. Quello che si vede mettendosi di fronte è una costruzione bianca, a rettangolo, con una volta a cupola e poi un lunga terrazza aperta, con tre slanciate arcate. Pochi metri più sotto, ancora un'altra casa. Nascosta dalla vegetazione. Si intravede. Pietre e legno verde la rendono quasi tutt'uno con il paesaggio. E poi pietra e piante, prima ripide, poi più dolci, fino ad arrivare alla sabbia. Una distesa di oro e luce. La barriera è una rete sottile. Delimita la terra dal mare. La proprietà privata da quella libera. Un confine simbolico qui, dove questa casa diventa quasi allegoria. Sta lì, a sfidare le intemperie. Il sale, il vento, il sole. E anche di più. Le storie... Quelle di rapine e incendi. Quelle di artisti, fotografi e scrittori che vengono a ritirarsi e ispirarsi. Quelle che parlano di gente che vive senza corrente, senza acqua né luce... E che anche se non vive qui e non è di qui, si batte per salvare Zaiana. E non se ne vuole andare. Cos'è davvero Zaiana? Spiaggia selvaggia. Un tempo spiaggia di nudisti. Con i peschiciani che si coprivano gli occhi e si facevano il segno della croce quando li vedevano. Spiaggia di dune. Con sabbia fine e macchia mediterranea. Difficile da raggiungere. Scomoda. Spartana. Come la casa che la sovrasta. Un castello da difendere. In cui si prova a mantenere vivo lo spirito della baia. Il sentiero è nascosto. Fino a un tratto percorribile in auto. Poi si prosegue a piedi. A piedi sulle pietre e fra i rami, con una stabilità non continua. Questo impone una regola. Lasciare tutto ciò che non serve, perché sarà un peso durante il cammino. Portare l'essenziale. Viaggiare leggeri. Il cammino finisce all'improvviso e dopo l'ombra della vegetazione, la luce del bianco attira l'attenzione. Casa. Rifugio. Le giri intorno e il respiro, già affannato, si ferma. La vista si spalanca. E anche la mente. Sei in alto nel mare. In mezzo al cielo. Con il vento che ti toglie la fatica del cammino. Veronika Pelikan è abituata a cogliere la sorpresa e lascia all'ospite il tempo di riempirsi gli occhi di questa immensità. E' un lusso. Qui, questo è il lusso. Per il resto, procedere per sottrazione. Togliere, non mettere. La casa coglie in pieno lo spirito della baia. Nessuna distrazione, per cercare in se stessi e per trovare negli altri. La serie di saloni a cielo aperto è immensa. Centrale. E guarda al mare. Sul fianco Peschici e sotto il trabucco. La veranda con le arcate domina la spiaggia. Le rocce sono tutt'uno con le fondamenta della casa. Entrano dentro, con la loro vegetazione. Profumano di verde e di sale. Veronika sembra chiudere gli occhi ed è come se li vede, i bambini correre, a prendere l'acqua. Quello era il loro compito. Con l'orcio di terracotta in braccio. Piccolo per i più piccoli. Grande per i grandi. E due, uno per ogni braccia, per i più forti. La bombola di gas per la cucina sulle spalle per tutto il cammino, sotto il sole. Come le buste della spesa. E l'elettricità per il frigorifero. Non serve altro, perché stare insieme è tutto. L'ozio della lettura. Scrivere. Dormire il pomeriggio. Coltivare pensieri. Condividere un pasto. E un letto costruito in modo essenziale. Oggi il nucleo della casa in cui si vive d'inverno è quello superiore, accanto alle arcate. Lì c'è calore ed elettricità. Ed ogni finestra è un quadro. Il Cantico delle Creature alla parete sta lì da sempre. Accanto a un corno scaramantico rosso fuoco. Come i peperoncini che si seccano al sole, attaccati alle canne della libreria. Erano in spiaggia e sono diventati utili per costruirci mobili. Sotto, le altre camere. Intorno a un cortile aperto su cui fa da cielo una imponente bouganville viola. Veronika, giornalista austriaca, caporedattrice per oltre dieci anni per una rivista femminile, donna sensibile e attenta al bello, non ha ceduto alla tentazione di vestire questa casa, di renderla più moderna e dotata di confort. "Significherebbe cedere alle lusinghe del tempo e perdere lo spirito che ha spinto mio padre e mia madre a costruire qui una casa di famiglia. Il progetto fatto da papà era questo. Nell'edificio e anche nel senso. E non voglio snaturarlo in alcun modo. Il vero lusso oggi è questo", dice allargando le braccia dalla casa al mare e fino alla montagna. Il vero lusso è avere tutto quando pensi di non avere nulla. Sono come continue fotografie per Veronika. Immagini veloci che scorrono nella sua mente e che porta ai nostri occhi. Quella di lei bambina con i suoi fratelli che andava a prendere l'acqua potabile: "Lì sotto, perché c'era l'acqua più buona. Era una lunga passeggiata. Anche faticosa. E ti dava il senso di non sprecare...". O quella dei suoi genitori che arrivavano a Peschici in macchina. "Quando parcheggiavano in paese, tutti correvano, perché macchine da queste parti non se ne vedevano spesso". Come non si vedevano spesso donne con la gonna corta. "Andavamo in paese e c'era sempre qualche amica di qua che te la tirava giù, per allungarla o che ti dava una giacca da indossare per coprirti. Ricordo bene che in quegli anni il femminismo era molto sentito. Si lottava per affermare i diritti e una maggiore uguaglianza fra uomo e donna. Come erano gli anni degli hippy, del nudismo. E in questa spiaggia si stava nudi... Poi venivano a fare delle manutenzioni magari delle persone del posto e si facevano ogni volta il segno della croce a vedere quei ragazzi nudi in spiaggia". I ricordi sfilando uno dietro l'altro, ma qualcosa sfugge ancora. Come hanno fatto a trovare questo posto i genitori di Veronika resta un mistero. "Dovevano andare a Capri e non ci arrivarono più. Si fermarono qui. Si innamorarono anche se non so come ci siano arrivati, perché non c'era nemmeno la strada. So che sentirono che si vendeva questo pezzo di terra e che decisero di comprarlo". Era il 1957. Sabbia e cespugli selvatici. "Il 1961 è stata la prima estate che ho trascorso qui. Quattro anni prima, mia mamma Irma e mio papà Karl si erano innamorati di questo posto, al punto da acquistare un piccolo pezzo di terreno fra le rocce e le erbe selvatiche e costruirci una casa. Un'impresa avventuriera. L'unica strada per raggiungere Zaiana era una mulattiera, a piedi ci voleva un'ora di cammino. Il materiale da costruzione veniva trasportato a dorso d'asino  o via mare. E non c'era luce elettrica né acqua corrente.  E pensare che i miei genitori quell'anno erano diretti a  Capri. Dopo la tappa a  Peschici, all'isola non ci arrivarono mai". Costruire fu impresa ardua. Difficile e faticosa. Ma poi la casa diventò una sorta di richiamo per amici e conoscenti, che volevano vedere questo paradiso. Sentivano parlare di questo posto incantato e volevano viverlo. "Si trascorrevano le giornate fra il mare e le letture in veranda, si raccontavano storie e si condivideva lo spazio e il cibo". Ancora oggi la casa è un luogo di incontro e di condivisione. Resta aperta tutto l'anno e la famiglia Pelikan la mette a disposizione di amici, artisti, scrittori. Diventa rifugio. Luogo di isolamento. In cui ritrovare se stessi e gli altri. "Credo nel potere della condivisione. Mi piace sentire energie che si liberano, che si incontrano. Solo così nascono progetti nuovi e si fa cultura". La curiosità, per Veronika, professione di giornalista, porta alla scoperta e alla conoscenza. "Questo mestiere mi ha dato il privilegio di sapere tante cose, di informarmi e comprenderle per poi spiegarle. Mi ha dato la scusa per fare domande inutili - scherza - fino a capire. Noi giornalisti siamo in mezzo. E il nostro è un privilegio, come dicevo prima, ma anche una responsabilità. Una missione. Ed è da questa convinzione che prendo la forza anche per non mollare su questa battaglia a Baia Zaiana. Quando mi sento dire che tanto lottare non serve a niente, perché le cose non cambieranno mai, io mi arrabbio. Perché sono certa che anche se non cambieranno subito, dobbiamo provare a innestare un seme. Quello del pensiero. Di una sensibilità diversa, che faccia crescere la speranza". Lo dice, mostrando il giardino. Quel fazzoletto di terra e piante che è diventato il simbolo della lotta contro le ecomafie e gli speculatori. Uno spazio lungo, dove la sabbia si mischia con la terra e diventa ruvida. Cespugli profumati di mirto, piante benauguranti di alloro e flessuosi canneti. Dune e grotte calcaree. Che Veronika sente di dover proteggere. "Dopo l'incendio che ha devastato Peschici, la natura da sola è rinata. Resisterà ancora. Nonostante l'insensibilità di chi la deturpa. Il mio disappunto è che chi dice di amarla, perché qui è nato e grazie a questo si sostiene economicamente, la violenta. La svende. La sporca". Il giardino è pieno di rifiuti. Buste che raccontano di una giornata al mare di bambini e adulti. Palloni, bottiglie, carte e giornali. Ma anche altro. Dei motori di elettrodomestici. Inerti di edilizia. Plastica e vetro. Legno di scaffali e mensole. Reti di plastica. "Questa è una duna stupenda. E non merita questo scempio. Il mio impegno e ora quello di mia nipote Zoe è di tenerla pulita. Di preservarla. Struggente e selvaggia. Di farla diventare una storia collettiva.
Tommi Guerrieri - l'Attacco©

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