“Toglieremo le accise dal prezzo dei carburanti”. Chi non ha mai ascoltato questa frase almeno una volta nella propria vita. Da destra a sinistra sono tanti i politici che,
magari in campagna elettorale, hanno promesso uno smussamento del rincaro ormai insostenibile di benzina e gasolio.
Verba volant scripta manent recita una celebre locuzione latina che, tradotta letteralmente, significa “le parole volano, gli scritti rimangono”. E così è stato. Quella fatidica promessa non è mai stata mantenuta. Anzi. Il rincaro dei prezzi del carburante sta mettendo in ginocchio interi comparti. Uno di questi riguarda gli autotrasportatori che hanno protestato domenica mattina presso l’area di servizio Free Way sulla SS16, tra Foggia e San Severo.
“Cerchiamo di collaborare con lo Stato per poterci adeguare e trovare soluzioni – spiega a l’Attacco Pasquale Ciavarelli, autotrasportatore da oltre 40 anni -. Con i costi alle stelle non riusciamo più a lavorare se pensiamo che il gasolio, mediamente, arriva a toccare punte di 1,7390 al litro. Dovremmo pagarlo in media un euro al litro. Ogni pieno ci viene a costare anche mille euro. A questo ci aggiungiamo i tratti autostradali, l’euria. le aziende non ha colpa -conclude- ci hanno già concesso un aumento. Ma servono a poco con costi di gestione così alti”.
Tra i presenti il vicepresidente del Consiglio regionale Giannicola De Leonardis. “È un settore fondamentale per l’economia pugliese perché consente soprattutto il trasporto dei nostri prodotti agricoli – commenta. La Regione si deve attivare. L’Assessore al Bilancio potrebbe intervenire attraverso contributi diretti o tramite leva fiscale, per quanto possibile, e alleviare le sofferenze di questa categoria. Gli stessi parlamentari 5 Stelle, essendo forza determinante di Governo potrebbero far presente a Roma questa situazione incidendo concretamente senza slogan inutile, ma proponendo azioni concrete”.
“L’incremento dei costi del gasolio, ma anche del metano e di conseguenza dell’ADBlue, stanno gravando pesantemente sulle imprese del comparto – fa sapere il deputato Giorgio Lovecchio - senza l’additivo Adblue, necessario per ridurre le emissioni di azoto contenute nei gas di scarico dei motori diesel, molti veicoli non possono neanche circolare, quindi la spesa da affrontare è essenziale per lavorare. L’aumento del prezzo del metano ha inoltre reso più scarsa e costosa la produzione di questo speciale additivo, il cui costo è salito alle stelle. Con l’abolizione della ‘tariffa a forcella’, la lunga trafila giudiziaria che ne è seguita e il decreto 206 del 27 novembre 2020 sui ‘costi indicativi di riferimento dell’attività di autotrasporto merci’ sembrava si fosse risolto il problema, ma l’indiscriminato aumento dei prezzi del carburante rende quasi impraticabile l’attività di autotrasportatore, che è costretto ad affidarsi alle agenzie di intermediazione per poter lavorare e quindi a sobbarcarsi un costo in più. È necessaria una revisione delle tariffe di trasporto, altrimenti gli autisti avranno sempre la necessità di completare il carico dei loro mezzi e quindi di effettuare tante soste di carico, con la conseguenza di un fisiologico ritardo nelle consegne”.
Tra i presenti, oltre a Lovecchio, anche la senatrice Gisella Naturale che a l’Attacco ha poi aggiunto: “Spero di portare la loro vce al Governo attraverso il Decreto Sostegni Ter adesso in Senato. Oggi ci sarà la possibilità di presentare qualche emendamento cercando di fare focus su qualcosa di veramente utile per il settore – evidenzia la parlamentare che sui tempi conclude - il problema è sempre economico. Servono tantissimi fondi e sembra che il Governo Draghi non voglia fare ulteriori stanziamenti. Dovremo puntare i piedi ed essere forti”.
“La situazione è diventata insostenibile, negli ultimi 5 mesi, gli autotrasportatori lamentano il rincaro dei prezzi del gasolio - commenta Crescenzio Gallo, segretario Federazione Piccole e Media Imprese – è una situazione diventata importantissima per la vivibilità di tutti gli autotrasportatori. Vediamo una serie di piccoli imprenditori che lavorano alla giornata. l’aumento dei costi è sintomo di possibile fallimento politico, da parte dei nostri amministratori e rappresentanti, e imprenditoriale. Chiudere le imprese significa chiudere l’economia del nostro Paese. Abbiamo la necessità di riportare il costo del carburante a 5 mesi fa, o anche ridurli - conclude – il settore ha sì goduto di una riduzione delle accise di 21 centesimi ma non basta. È qui che bisogna intervenire, non con altri incentivi”.
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