Crisi del pomodoro, servono regole e prezzi certi. Tavolo e agenda di proposta Coldiretti, Cia e Confagricoltura

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Cia, Coldiretti e Confagricoltura Foggia si sono riuniti ieri mattina nella sala conferenza della Camera di Commercio per cercare risposte risolutive alla crisi che attanaglia

il comparto della produzione locale del pomodoro. Al centro del confronto la mancata definizione, in sede di contrattazione, del prezzo riconosciuto ai produttori per il pomodoro da industria nel 2022, oltre che le enormi difficoltà causate dal rincaro vertiginoso dei costi di produzione (tra energia e carburante per macchinari, fertilizzanti e manodopera).

Per Marino Pilati, direttore di Coldiretti Foggia, sono tre i nodi essenziali attorno ai quali dovrà svilupparsi l’agenda presente e futura: combattere la concorrenza sleale; favorire la promozione sinergica (e non in contrasto) del pomodoro Dop e di quello Igp; promuovere una trasparenza sempre maggiore all’interno della filiera.

“Le leggi di Economia e Politica agraria – ha detto Pilati - stabiliscono che l’impresa agricola non può fallire. Bisogna dunque vigilare e combattere in maniera capillare le pratiche sleali, lì dove il prodotto viene pagato dall’industria addirittura al di sotto dei costi di produzione. E’ necessario organizzare la filiera in questo modo, valorizzandola dal punto di vista della promozione come stiamo facendo con il Comitato ‘Dop Pomodoro di Puglia’. Dobbiamo far valere sui tavoli della contrattazione il grande valore in termini economici e occupazionali della produzione di pomodoro in Capitanata, per raddrizzare le sorti di un settore, al pari della colture ortofrutticole, in sofferenza, in cui già si preannuncia, dalle nostre parti, il 20 percento in meno di terra coltivata per quest’anno. E’ opportuno, inoltre, coinvolgere all’interno dei tavoli della filiera produttiva anche la Gdo (grande distribuzione organizzata) perché così come i produttori subiscono il prezzo imposto dall’industria anche l’industria a sua volta subisce il prezzo propinato dalla grande distribuzione. La filiera del pomodoro è una realtà molto fragile: lo si è visto l’anno scorso con lo stop dei trasporti, non vorrei che questa fragilità venisse a galla anche quest’anno sul tema dei prezzi. Non è solo l’agricoltura a fare il pomodoro ma tutto l’indotto che vi lavora attorno”.

A rappresentare le istanze del mondo della produzione locale anche Angelo Miano, componente del cda della Cia di Foggia: “Gli agricoltori chiedono all’Anicav, alle Op e all’Oi, organismi deputati alle trattative sui prezzi, di muoversi per chiudere le tariffe stabilite per la vendita prima che si piantino le colture. I produttori devono saperlo preventivamente per non andare in perdita, perché se il prezzo resta invariato i coltivatori vanno in affanno e non si può coltivare. Il costo della produzione del pomodoro è salito dagli 8-9 mila euro ad ettaro dell’anno scorso ai 14 mila circa di quest’anno. C’è bisogno di concertazioni e accordi preventivi in cui le aziende devono esplicitare chiaramente di quanta e quale (in termini di varietà e qualità) produzione abbisognano. Quest’ultimo è un aspetto fondamentale per non trovarsi in difficoltà. Per quest’anno, per esempio, con il rincaro dei costi di produzione, agli agricoltori del pomodoro servirebbe un rialzo del 30% del prezzo di vendita, anche se, a dirla tutta, ci sono prodotti agricoli i cui costi di coltura sono lievitati al 300%. I rincari energetici sono assurdi. Non riesco a capire come, su questo versante, si possa essere arrivati ad un surplus di più del doppio delle precedenti tariffe. Allo stesso tempo, dopo aver perso la barbabietola da zucchero, ora non possiamo perdere il nostro prodotto più tipico, che rappresenta dai 20 ai 23 milioni di quintali per un importo di circa 240milioni di euro annui, importanti per l’occupazione, per tutto l’indotto del settore e per la stessa industria. Servono calcoli preventivi e regole per il buon andamento della filiera”.

Seduto in platea anche qualche rappresentante dell’industria di settore, come Domenico Demaio, patron di “Rosso Gargano”, che, a margine dell’incontro, ha confessato: “Sicuramente la parte industriale dovrà concedere qualcosa alla produzione agricola. Ma il 30% in più di cui si parla potrebbe essere eccessivo, considerando che il pomodoro si fa anche al Nord, che, invece, riesce a mantenere più bassi i costi di produzione e dove, dunque, le aziende potrebbero rivolgersi per pagarlo di meno. In tutti i modi sono sicuro che tra 2 mesi si troverà un accordo che possa accontentare tutti”.

“Non vogliamo sostituire nessuno – ha precisato Luigi Orsitto, direttore Confagricoltura Foggia - ma dobbiamo rappresentare le preoccupazioni dei produttori. Oggi, in questo convegno, gli attori deputati alle decisioni di livello nazionale sono assenti ma noi siamo qui per far giungere queste istanze sui tavoli che contano. Allo stesso tempo ci aspettiamo dalle organizzazioni dei produttori un comportamento sinergico e collaborativo, nel quadro della definizione di un agenda di lavoro con auspicabili incontri cadenzati di qui al futuro”.

Chiamato in causa, Gennaro Velardo (direttore di una Op del sud Italia in rappresentanza, essendone il coordinatore di parte agricola, dell’Oi che annovera al suo interno il 75% del comparto meridionale di trasformazione del pomodoro) ha detto: “Le nostre preoccupazioni sono le vostre. Produttori e industria dovrebbero remare dalla stessa parte ma spesso non è così: quando si arriva a parlare di regole certe, per un sistema che va riformato, è sempre molto complicato. Oggi, per esempio, la Gdo è assente ed è la stessa che in molte campagne pubblicitarie sostiene di contenere i prezzi: perché semplicemente paga poco il prodotto trasformato. Mentre l’Oi, che in questi anni ha fallito alcuni obiettivi necessari, è presente nei tavoli di concertazione. Il prezzo non è argomento di sua pertinenza ma in qualche modo può contribuire a creare le premesse per la maturazione di una filiera etica in tutti i suoi aspetti. Risulta, inoltre, sempre poco incisiva l’azione del Ministero dell’Agricoltura che convoca tavoli del pomodoro ‘mortuari’ , cioè sempre troppo tardi, a cose ormai fatte. Nel tavolo dell’Oi del Sud, programmato per il 21 febbraio, si parlerà di regole certe ma anche di prezzi, che a mio modo di vedere andrebbero stabiliti addirittura tra ottobre e dicembre. Nel complesso va fatto un lavoro che aiuti tutti a combattere le speculazioni”.

Il Tavoliere è leader del mercato del pomodoro, rappresentando la maggior produzione nazionale.

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