Se “angeli” è un’iperbole per indicare tutta quella schiera di componenti che si adoperano perché la vacanza di un turista sia perfetta - come camerieri, receptionist, addetti ai piani, manutentori, cuochi, etc. - non è un’iperbole definire paradiso le Isole Tremiti, anche loro attanagliate da un problema che si è accresciuto nelle ultime stagioni, con il picco raggiunto nella stagione turistica scorsa. Si tratta della carenza di personale, denunciata da numerosi gestori di strutture dell’arcipelago, come pure del Gargano nord.
Ora a Tremiti ci si ritrova nel mese di aprile con la stagione ormai alle porte e personale per le strutture alberghiero e ristorativo totalmente latitante.
E’ bizzarro pensare di non trovare manodopera in un paese come l’Italia che registra un tasso di disoccupazione generale intorno al 8,8% secondo un comunicato stampa dell’ISTAT di gennaio scorso.
Ed è surreale che ciò avvenga anche nelle Diomedee, dove il turismo dei mesi estivi rappresenta l’unico settore attorno al quale gira tutta l’economia della Riserva marina protetta.
Il primo capro espiatorio è il reddito di cittadinanza, se si ascoltano i datori di lavoro, che imputano alla misura del Governo la responsabilità della difficoltà di reperire personale.
Stipendi più adeguati e condizioni lavorative più accessibili sono, invece, le motivazioni addotte dalla folta schiera di lavoratori stagionali.
Due versioni totalmente opposte della situazione.
Sta di fatto che tutte le strutture hanno serie difficoltà nel reperire personale di qualsiasi genere, camerieri in primis.
Fabiola Iasci del ristorante La Fenice, uno dei ristoranti che sull’isola di San Domino macina più numeri durante tutto l’arco della giornata, tra bar e ristorante, lamenta a l’Attacco: “Non solo è difficile acquisire colloqui, ma anche per i pochi che si hanno mi ritrovo quasi sempre davanti ad una conoscenza approssimativa del lavoro e ad una richiesta elevate del prezzo. Qualcuno pensa che venire a lavorare sull’isola corrisponda al confino al quale era destinata Tremiti nel passato. Fortunatamente non è più così, quasi tutte le strutture offrono vitto e alloggio nel contratto del lavoro e questo è un costo in più che noi operatori dobbiamo addossarci. Abbiamo avuto dei colloqui terminati positivamente e, nonostante l’offerta del periodo di prova retribuito, alla fine non si sono presentati”.
Raggiungere l’isola non sempre è facile, ma del problema trasporto e collegamento ci sarà modo di parlare in futuro.
Un po’ più fortunato il B&B il Chiostro sull’isola di San Nicola, nella parte più estrema dove si vive, con quasi dieci camere e forse qualche problema in meno.
“Siamo un po’ più fortunati”, spiega a l’Attacco Debora Ritucci, “perché riusciamo ad impiegare solo le forze familiari. Non assumiamo altro personale ma conosco bene il problema. E’ un peccato sapere i miei colleghi in difficoltà, specie in una stagione che sembra promettere almeno gli stessi numeri dell’anno scorso. Da noi arriva una clientela davvero particolare che ricerca l’isolamento assoluto e il contatto totale con la parte più ruspante dell’isola. Anche se luglio non mi ha soddisfatto pienamente, c’è sempre agosto che si vende da solo e poi da un po’ di anni la prima settimana di settembre è sempre molto proficua”, sottolinea Debora.
Tra gli alberghi più grandi di Tremiti, al centro dell’isola di San Domino, c’è il Gabbiano di Marco Napolitano.
“Riscontro le stesse difficoltà dei miei colleghi: poca professionalità e alta richiesta del compenso al di fuori dei range previsti dal contratto nazionale del lavoro per il settore alberghiero”, osserva Napolitano. “Intanto la stagione prevede ottimi numeri con qualche capatina degli stranieri che sembrano tornare grazie alle OTA come Booking.com o Expedia. I nostri sforzi al momento sono per il prolungamento del soggiorno medio. Invitiamo gli avventori ad un minimum stay di tre giorni nei periodi di bassa richiesta come maggio e giugno”, continua l’imprenditore.
“Così facendo confidiamo su un prolungamento del soggiorno medio spalmato su tutta la stagione. Speriamo in questo aumento di notti vendute, perché nonostante gli aumenti del carburante non abbiamo aumentato i prezzi delle nostre camere. Per quanto possa sembrare che non ci sia correlazione, bisogna ricordare che qualsiasi cosa, sull’isola, viene portata con le navi e il costo del trasporto ha fatto aumentare non solo le derrate alimentari ma qualsiasi altro nostro acquisto. Inoltre i piccoli investimenti annuali che facciamo sono comunque non pochi”.
Gaetano Simone
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