Eolico offshore, Ronzulli: “Manfredonia? Progetto vecchio, valuteremmo diversamente oggi”

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Sono passati quattro anni da quando, nel 2018, si è discusso per l’ultima volta di eolico offshore nel mare del Golfo e del Gargano. A quell’anno risalgono le proteste contro i due progetti presentati dalla Trevi Energy spa di Cesena: col primo l’impresa aveva chiesto la concessione demaniale marittima per la realizzazione di un impianto eolico offshore in cui si prevede l’installazione di 50 turbine con potenza nominale di 3,3 MW per complessivi 165 MW, nelle acque territoriali al largo della costa di Manfredonia, Margherita di Savoia e Barletta, per uno specchio acqueo della superficie complessiva pari a 41.808.259 mq.

Col secondo progetto, denominato Lesina, Trevi voleva posizionare 60 turbine, alte 150 metri ciascuna e dalla potenza di 3,3 MW per complessivi 198 MW, nonché una serie di opere ed infrastrutture necessarie alla costruzione della centrale tra cui una stazione marina di trasformazione elettrica ed una condotta sottomarina lunga 8,5 chilometri, per una superficie totale di 40 kmq, nelle acque antistanti Chieuti, Serracapriola e Lesina, aree ricadenti nel territorio del Parco e situate proprio di fronte all’area marina protetta delle isole Tremiti.

Il progetto di Trevi per Manfredonia era stato ridimensionato tra il 2008 e il 2011, ciononostante nel 2018 fu bocciato da Roma e dal territorio. Adesso l’impresa di Cesena sta valutando se riproporlo. Cos’è cambiato oggi?

Legambiente Puglia è reduce dalla “benedizione” data giovedì al primo impianto offshore d’Italia, quello di Taranto. Su impianti simili nel mare garganico cosa direbbe?

“L’offshore di Manfredonia era un progetto concepito 15 anni fa, la situazione e le condizioni tecnologiche erano ben diverse allora”, afferma a l’Attacco il giovane presidente di Legambiente Puglia, Ruggero Ronzulli, originario di Margherita di Savoia.

“E’ ovvio che dopo 15 anni tutto cambi. Peraltro, ogni progetto va analizzato di per sé e considerato nel contesto in cui viene proposto e collocato. Quello di Manfredonia aveva grosse carenze di progettazione e di impatto ambientale, ed era anche molto più vasto rispetto all’impianto di Taranto. E’ naturale, poi, che la questione di Manfredonia si innesti in un ragionamento assai più ampio di riconversione di un territorio che è stato fortemente danneggiato. Ricordiamo come Manfredonia sia una delle aree SIN, Siti di interesse nazionale, con Taranto, Brindisi e Bari. Manfredonia merita maggiore attenzione anche dal punto di vista degli investimenti, che devono essere incentrati sulla sostenibilità ambientale. E’ ovvio che, laddove un domani arrivasse un altro progetto di eolico offshore riguardante il Golfo di Manfredonia, con caratteristiche diverse, verrebbe valutato in maniera diversa, come Legambiente sta facendo su Brindisi, Capo di Leuca, Bari. Oggi le tecnologie sono completamente diverse, si parla di eolico offshore galleggiante a 100 metri dalla costa, a differenza di quello che si proponeva in passato. Le tecnologie maturano e si evolvono, l’evoluzione in tal senso è netta”.

Ronzulli è chiaro rispetto ad Energas: “Il progetto Energas presenta forti rischi anche in termini di vite umane, per come è stato progettato a ridosso del porto. Inoltre prevede anche alcune situazioni di criticità sul piano tecnico e di spostamento navale. Questi progetti relativi al gas, come noi di Legambiente diciamo sempre, non cambiano la situazione italiana della mancata autonomia energetica. Si rischia di cambiare solamente “spacciatore”, senza risolvere la problematica dell’assenza di investimenti nelle energie rinnovabili, cosa che stanno facendo altrove. La riconversione portuale di Manfredonia deve avvenire in una veste di “porto verde”. Lo stesso Ministero della Transizione ecologica ha indicato qualche mese fa, grazie ai fondi del PNRR, una visione dei porti sempre più verdi, sempre più ecosostenibili come logistica e come hub di innovazione. Per cui va intrapresa anche questa strada. Ad esempio prevedendo, come noi stiamo facendo per le aree SIN, degli hub di fotovoltaico con impianti di accumulo, hub di utilizzo di idrogeno verde, o centri in cui fare impiantistica per l’economia circolare. Il porto di Manfredonia può essere il volano della Capitanata. Ci sono tante alternative ma investire in tecnologie come Energas, rispetto alla quale la popolazione si è espressa in maniera contraria, parlarne ancora oggi, non ha senso. Si tratta di un progetto datato e vetusto, di decenni fa. La tecnologia”, conclude il presidente pugliese dell’associazione del cigno, “ha fatto passi in avanti, oggi si guarda inoltre ad un futuro sempre più rinnovabile”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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