La provincia di Foggia è la sola, in Puglia, insieme a quella di Taranto a non essere tornata ai dati pre-pandemia rispetto ad arrivi e presenze turistiche. La Capitanata ha registrato lo scorso anno 961.300 arrivi e 4.292.300 presenze. Se per tutte le province pugliesi il trend è stato positivo tra 2022 e 2023, con +3% e +0,5% per Foggia, l’analisi legata al raffronto 2019-2023 vede invece il segno negativo per la Capitanata: -0,2% gli arrivi, -1,5% le presenze. Il tasso di crescita del Salento è lontanissimo: nel 2023 ci sono stati 1.239.100 arrivi e 5.173.700 presenze, che significano +8% e +5% rispetto al 2022, addirittura +15% e +8,5% rispetto al 2019. La provincia di Bari ha registrato lo scorso anno 1.313.400 arrivi e 3.123.700 presenze, ovvero +12% e +6,5% rispetto al 2022, +10% e +16% rispetto al 2019. Nel Brindisino ci sono stati 590.000 arrivi e 2.189.900 presenze, pari a +9% e +4,5% in confronto al 2022, +16,5% e +10,5% se paragonati al dato pre-Covid del 2019. Persino la BAT, che è la Cenerentola della Puglia con 177.600 arrivi e 391.400 presenze, è cresciuta di più della Capitanata: +3% e +1% rispetto al 2022, +2,5% e +1% rispetto al 2019. Peggio della provincia di Foggia fa solo il Tarantino, con arrivi calati del -5% e presenze diminuite del -3% rispetto al 2019. Questo trend decrescente della Capitanata, che l’Attacco evidenzia già da alcuni anni come risultato di un prodotto turistico ormai maturo e saturo, si accompagna al primato, tuttora incontrastato, di Vieste con 1.960.580 presenze dichiarate. Chi conosce perfettamente tale materia è il quarantenne Diego Romano, fondatore del portale Turismovieste.it e tra i padri dell’associazione Vieste 365 - Ospitalità e Turismo Sostenibile ed esperto di turismo. L’Attacco lo ha intervistato.
Qual è la prima analisi dopo i dati presentati in BIT dal Pugliapromozione?
In attesa dei report dettagliati che forniranno numeri più precisi e completi, dai dati presentati sembra emergere che, mentre in Puglia si registra un trend di crescita, tale tendenza non si riscontra sul Gargano. I dati relativi ai comuni con vocazione balneare, che costituiscono una significativa porzione del turismo garganico, indicano un calo rispetto al 2022, e l'intera provincia non mostra incrementi rispetto ai numeri pre-pandemia.
Per quale motivo ciò accade?
L'offerta turistica sembra ancora troppo focalizzata sul turismo balneare e di prossimità, a differenza di altre province che stanno registrando una crescita marcata, soprattutto nel turismo internazionale. La vicinanza all'aeroporto internazionale di Bari rappresenta sicuramente un vantaggio non trascurabile, mentre sul Gargano la situazione dei trasporti pubblici appare stagnante, con un aeroporto poco funzionale, autobus poco confortevoli e un servizio navetta dall'aeroporto di Bari con poche corse e attivo solo in estate, con orari che probabilmente non verranno comunicati fino all'ultimo, complicando la pianificazione dei viaggi da parte dei turisti stranieri.
Rispetto al tipo di strutture ricettive cosa emerge?
Risultano particolarmente interessanti i dati relativi alle locazioni turistiche, nettamente più diffuse in altre province, insieme ad altre soluzioni micro ricettive come B&B e case vacanze. In Puglia stanno sostenendo la crescita turistica anche nella bassa stagione e contribuendo al recupero dei centri storici, nonostante esistano delle questioni controverse da valutare attentamente. Trovo molto interessante il nuovo portale dell'Osservatorio di Pugliapromozione, con una trasmissione dei dati più trasparente che faciliterà anche analisi più approfondite e accessibili.
Da anni lei realizza un report accurato sul gradimento dei turisti per Vieste. Cosa dicono gli ultimi risultati?
In autunno, ho avuto l'opportunità di pubblicare l'indagine “Vieste e i suoi ospiti”, analizzando 5.000 risposte a un questionario sulla destinazione Vieste delle ultime stagioni. Questo lavoro ha ricevuto numerosi feedback positivi sia dagli operatori che dai cittadini garganici. Molti mi hanno confermato che le problematiche identificate nell'indagine su Vieste sono simili a quelle percepite in altri comuni con lo stesso tipo di turismo, come ad esempio Peschici. Tra le problematiche emerse, ci sono strade congestionate, parcheggi spesso pieni, servizi di autobus inadeguati e, talvolta, basso rapporto qualità/prezzo, dovuto alla presenza di operatori poco qualificati che cercano di massimizzare i profitti a discapito della qualità durante i picchi stagionali. Credere che queste problematiche siano limitate a specifici territori o che dipendano esclusivamente dalle scelte di singoli imprenditori o amministratori è, a mio avviso, una prospettiva miope. Queste sfide sono intrinseche a questo tipo di modello turistico. I grandi flussi di visitatori hanno un impatto significativo sul territorio, ma sono concentrati in un periodo troppo breve per giustificare investimenti adeguati in servizi e infrastrutture. Sarà cruciale, nei prossimi decenni, rinnovare il modello turistico verso una direzione più sostenibile e vantaggiosa per tutti.
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