Da Vieste in giù, la proposta culturale tra riuscite operazioni e provincialismi

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C’è un eccesso di provincialismo e personalizzazione nell’offerta culturale nostrana? Quanti sono in grado di integrare tale proposta nei circuiti nazionali ed internazionali? “Contesto il termine provincialismo. Chi fa cultura non si pone il problema se sia cultura provinciale o meno, il problema è legato alla qualità della proposta”, afferma a l’Attacco Franco Salcuni, fondatore di Legambiente FestambienteSud e reduce dalla ventesima edizione del festival, terminata lo scorso 3 agosto dopo tappe in sei comuni del Gargano. “Contesto anche che si debba fare cultura per attirare notorietà, attenzione della stampa nazionale ed internazionale, dunque visibilità, oltre che flussi turistici. Nella nostra idea la cultura non è mai aggettivo ma è sempre sostantivo. Non turismo culturale o marketing culturale, deve essere cultura. Solo se proponi cultura di qualità riesci ad attrarre, conseguentemente, flussi turistici e l'attenzione dei media, riesci a proiettare anche all'esterno un'immagine diversa del nostro territorio. L'attenzione all'identità territoriale, da parte nostra, avviene curando scientificamente, direi, ma preferisco il termine coscientemente, sia una crescita nell'internazionalizzazione che una crescita nel radicamento territoriale”, prosegue il docente e operatore culturale di Monte Sant’Angelo.

“Sembrano due concetti distanti tra loro ma non è così. Coltivando il radicamento capisci che il nostro territorio è sempre stato internazionale. Penso a Monte Sant'Angelo e al Gargano per il culto di San Michele, i commerci, i viaggiatori per mare e per terra, etc. I luoghi sono significativi se inseriti nei flussi, che siano di coscienza, di idee, di economia, di persone. Vere e proprie autostrade energetiche che bisogna sapere intercettare quando si fa cultura, capendo come da un territorio delimitato si possa dialogare col mondo intero grazie alle idee. Lo sforzo che facciamo noi di FestambienteSud sul radicamento, comprendendo in fondo la natura dei nostri luoghi, ci spinge all’internazionalizzazione. I nostri luoghi sono sempre stati aperti al mondo. La stessa testimonianza portata a Vieste, nell'ambito di FestambienteSud, dall'ambasciatore brasiliano in Italia lo conferma e testimonia che noi siamo al centro dei flussi: suo bisnonno partì da Capracotta, in Molise, a pochi chilometri da noi, e si trasferì in Brasile; ben 35 milioni di brasiliani su 203 totali sono di origine italiana; la nostra musica si ispira a piene mani a quella brasiliana e viceversa. Tutto questo dimostra ulteriormente che i confini tra Stati e continenti sono artificiali e che la realtà vera è fatta di flussi che si scambiano”. 

Nella miriade di eventi e manifestazioni, specie estive, la sensazione è che in troppi siano autoreferenziali, finalizzati alla coltivazione del proprio orticello e della propria visibilità, non produttivi di cultura. Come si evita tale rischio? “L’ignoranza e l'autoreferenzialità si contrastano studiando, capendo, aprendosi al dialogo e crescendo”, commenta Salcuni. “Nel mondo della cultura e degli eventi c'è del clientelismo come in altri settori, credo sia fisiologico nei contesti di politica locale e nei contesti piccoli. Io lo vedo marginale alcune volte, più centrale in altre occasioni. Le situazioni sono molto diversificate sui territori. Il problema principale, però, lo ripeto, sta nella qualità della proposta culturale, che si pone inevitabilmente in un contesto globale. La cultura, così come la musica, è un linguaggio internazionale”. 

Archiviata l’edizione del ventennale, c’è soddisfazione per i passi avanti compiuti dal festival? Cosa si intende cambiare nei prossimi anni? “Negli ultimi tempi ci siamo posti tre obiettivi: rafforzare la dimensione internazionale, penso che ci siamo riusciti; diventare pienamente un festival di territorio e non solo un festival di Monte Sant'Angelo in trasferta altrove, e anche qui credo che l'obiettivo sia stato raggiunto tant'è che nelle sei località garganiche siamo stati accolti come parte integrante di quelle comunità e non più come ospiti; infine, il terzo obiettivo del radicamento inteso come condivisione, come occasione per fare del festival qualcosa di più di un evento. Col progetto Gargano Sacro credo che abbiamo messo un tassello importante: si tratta di un itinerario culturale che nasce dal festival e che rappresenta la prima infrastruttura culturale diffusa su questo territorio, perché è un tentativo di mettere in rete in maniera permanente paesaggi, presidi, persone e realtà. Una rete organizzata al di là dell'episodio del festival. Cosa cambierei ancora? Curerei di più da un lato il lascito materiale del festival nel territorio, con opere d’arte, installazioni permanenti, pubblicazioni che restano a disposizione del pubblico, dall’altro potenzierei ancora di più la dimensione formativa all’interno del festival con più summer school, campi di volontariato e laboratori, cose che abbiamo sempre fatto ma che meritano una sezione speciale del festival che curi la loro organizzazione e le potenzi”.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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