Inverno demografico in Capitanata: i giovani non riescono più a garantire le pensioni degli anziani

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La demografia ha una propria inerzia simile a quella di una grande nave, più aspettiamo a fare le operazioni che servono, più alto è il rischio di andare incontro ad un destino nefasto. La Capitanata si trova in una situazione di inverno demografico, e ad essere colpiti sono tutti i comuni che la compongono qualunque sia la dimensione. L’iceberg che ci travolgerà è molto vicino, bassa natalità e forte emigrazione di giovani hanno compromesso la struttura demografica, e non abbiamo più margine e tempo per cambiare la rotta che ci sta portando verso una desertificazione del territorio e una instabilità economica e sociale tipica dei periodi più bui della storia. La demografia, se usata come chiave di lettura, ci aiuta ad ampliare e potenziare il campo visivo per capire da dove arrivano i cambiamenti in atto e quali sono gli scenari che abbiamo di fronte, fornisce, in altri termini, la cornice entro cui viene disegnato il contratto sociale e generazionale di una comunità. Se questo è vero, il contratto attuale non funziona più e va riscritto. Il modello di equilibrio che regge il contratto sociale, e che consiste nel fatto che ogni nuova generazione ha un ammontare simile a quello della generazione precedente, non c’è più, e nel nostro territorio ha compromesso l’equità generazionale. Il modello economico e sociale è saltato, le persone in età lavorativa non riescono più a garantire le pensioni agli anziani creando uno sbilanciamento dei rapporti di equilibrio intergenerazionali. Siamo arrivati ormai da tempo alla fine della transizione demografica (situazione di due figli per coppia), non vi è più il rimpiazzo generazione. 

Più in dettaglio nel 2022 la contribuzione versata dai lavoratori dipendenti è stata pari a Euro 1.066 mln (aliquota media applicata 32% sui redditi prodotti), di contro il valore delle pensioni erogato è stato di Euro 2.145 mln. In altri termini, nella provincia di Foggia i contributi versati dal lavoro dipendente coprono solo il 49,6% delle pensioni erogate, se immaginassimo la Capitanata come uno Stato a sé, il lavoro non è più in grado di garantire la previdenza a oltre il 50% dei pensionati (66.982 pensionati). 

Da tempo si è rotto in Capitanata il contratto sociale secondo il quale la generazione attutale deve garantire il reddito da pensione alla generazione precedente con parte del proprio lavoro. Per assurdo, se volessimo aggiungere anche le imposte dirette (IRPEF) pari a Euro 940 mln, la somma dei contributi più l’Irpef versata (Euro 2.006) non garantisce la copertura delle pensioni di anzianità (Euro 2.145 mln). 

Il modello di equilibrio tra lavoro e pensionati (contribuzione del lavoro=pensioni da erogare) è saltato da tempo nella provincia di Foggia, e la causa è l’effetto combinato tra bassa occupazione, lavoro sottopagato, sfruttato e precario, demografia regressiva e allungamento della vita di oltre 15 anni negli ultimi cinquant’anni (società della longevità). Come si esce da questa situazione? 

Nel breve e medio periodo è necessario ricostruire un modello di società di rinnovo generazionale globale fatto di accoglienza e integrazione di flussi migratori da altre parti del mondo anche al fine di ripopolare i comuni che sono sulla via dell’estinzione. In Capitanata l’80% della popolazione risiede in 13 comuni con una popolazione superiore ai 10 mila abitanti, mentre nei restanti 48 comuni risiede solo il 20% della popolazione, e la stragrande maggioranza ha un’età media che supera i 48 anni di età, e se non si pone rimedio scompariranno progressivamente a partire dal 2040 in poi. 

Gli immigrati regolari in Capitanata sono pari a 32.848 (il 5,5% della popolazione totale) con una età media di 28 anni, la loro presenza è fondamentale per l’economia dell’agricoltura e del turismo, oltre al fatto che sono diventati importanti anche per la sostenibilità del sistema previdenziali essendo contribuenti totali positivi. L’incremento ulteriore potrebbe salvare i 48 comuni a rischio di estinzione totale. Nel lungo periodo bisognerà investire molto sulla formazione di qualità, sui divari generazioni e di genere. 

Non è concepibile un modello di sviluppo economico sostenibile e inclusivo se oltre il 70% delle donne e dei giovani sono esclusi dal mondo del lavoro (tasso di occupazione pari al 27,5%). La strada da percorrere è mettere in campo tutta l’intelligenza relazionale e sociale presente sul territorio per esplorare e costruire un nuovo modello di crescita e sviluppo economico e sociale, le risorse ci sono, bisogna organizzarle al meglio impiegando tutti gli strumenti che la tecnologia e la modernità ci mette a disposizione, e ciò può essere fatto dai giovani e dalle donne. Il vuoto assoluto dell’intelligenza relazionale è la radice dei problemi che questo territorio ha. 

La teoria dei giochi in economia ci insegna che la combinazione di scambio di doni, reciprocità, meritevolezza di fiducia e cooperazione è alla radice dei successi sociali ed economici. La vita è uno sport di squadra e la capacità di cooperare moltiplica la nostra forza ed opportunità. La fiducia, la cooperazione, la contaminazione, il senso di comunità precedono e determino il benessere, sono condizioni necessarie per la crescita e lo sviluppo. Bisogna passare da una comunità del rancore a una rigenerativa e di contaminazione poiché la persona è cercatrice di senso, bisognosa di relazioni ed è felice se rigenerativa. 

A chi tocca “incendiare” per prima l’intelligenza relazionale e comunitaria? Alle istituzioni pubbliche e private, tocca a loro iniziare, e ciò sarà possibile solo se avremo istituzioni di qualità (competenza, responsabilità, etica e moralità) e inclusive. Prima di scrivere questo articolo ho interrogato l’intelligenza artificiale (ChatGPT) chiedendogli di dirmi per cosa è conosciuta la Capitanata e la provincia di Foggia nel mondo. La risposta è stata: “è famosa per la sua tradizione agricola (tra le zone più importanti d’Italia) per la sue bellezze paesaggistiche e turistiche e per la sua storia e cultura”. Gli ho risposto che ha sbagliato, se guardiamo i numeri l’agricoltura pesa sul PIL totale solo per il 6%, il turismo sia culturale che balneare per il 3%, quindi i settori dell’economia che AI ChatGPT mi dice tra i più importanti per l’economia di capitanata pesano sul nostro benessere per il 9%. Mi ha chiesto scusa per l’errore. Gli ho risposto dicendogli che sarebbe vera la sua analisi se i due settori, agricoltura e turismo (vantaggi comparati della nostra terra), fossero caratterizzati da una intelligenza relazionale e sociale (filiere), ovvero integrate nel territorio nelle diverse fasi, dalla coltivazione alla trasformazione e nella distribuzione per l’agricoltura e integrate nella finanza, nell’organizzazione, nel marketing, nella comunicazione nel turismo. 

La stima fatta sulla presenza di vere e proprie filiere nei settori agricoltura e turismo, che pesa attualmente per Euro 837 mln sul PIL totale (Euro 9.300 mln) passerebbe a Euro 2.511 mln (tre volte in più) con effetti importantissimi sull’occupazione e sul benessere. 

Oggi la Capitanata può essere paragonata al Titanic prima di incontrare l’iceberg che l’ha affondato, l’equipaggio si era accorto dell’iceberg a 600 metri dall’impatto, troppo tardi per svoltare la nave troppo grande per evitarlo. La Capitanata si trova nella stessa situazione, l’iceberg è vicino anche per noi, non so se anche noi siamo vicini ai 600 metri.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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