“Per non essere spinti fuori dal mercato occorre affidarsi a professionisti dell’industria del turismo”

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Le Dmo (destination management organization) rappresentano un modello organizzativo innovativo, volto a coordinare tutti gli attori del turismo – dalle istituzioni agli operatori privati – per costruire un’offerta integrata, capace di gestire in maniera sinergica le destinazioni pugliesi: questo è quello che il tour dell’assessore al turismo della Regione Puglia Gianfranco Lopane sta cercando di trasmettere ai territori con l’aiuto di consulenti ed esperti del settore in modo da incoraggiare amministratori e stakeholders a credere in un nuovo modo di fare turismo con la costituzione delle Dmo. Martedì e mercoledì il progetto “Puglia Destination Go – Organizziamo il Turismo” ha fatto tappa a Vieste prima e in Camera di Commercio a Foggia poi. Numerose le presenze registrate, tra queste il consulente, esperto del settore e autore di numerosi saggi sul tema, Federico Massimo Ceschin, veneto d’origine ma foggiano d’adozione. l’Attacco lo ha intervistato.

Che idea si è fatta delle iniziative proposte e delle reazioni degli amministratori (per la maggior parte provenienti dai Monti Dauni)?
Innanzitutto non mi sorprende che fossero presenti più Sindaci dei Monti Dauni visto che il giorno prima l’iniziativa era a Vieste per incontrare gli amministratori del Gargano. 

Bisognerebbe capire se il fatto di avere promosso due incontri significhi in qualche modo da parte della Regione un ritorno al passato cioè a non vedere Daunia e Gargano come un'unica destinazione ma immaginarne due distinte. D’altra parte affidarsi alla Camera di Commercio mi sembra invece un'intuizione efficace, è già la casa delle imprese e delle associazioni di categoria, vuol dire dare all’operazione una dimensione provinciale e tenere insieme Monti Dauni e Gargano. Cosa che a mio avviso è più che sensata come ebbi modo di dire anche da consulente della Regione. Le due destinazioni sono perfettamente complementari e quindi consentirebbero di lavorare 365 giorni l'anno su segmenti di visitatori completamente diversi. Quello balneare da solo, lo abbiamo visto, produce stagionalità e over turismo e non produce ricchezza e benessere diffuso. E quindi occorre integrare con ciò che hanno da offrire il Tavoliere e la Daunia. Purtroppo il problema è questa frammentazione dei marchi, troppi nomi faticano a posizionarsi nei mercati perché non hanno un brand riconosciuto come quello del Gargano che è il primo mercato di riferimento adesso anche nei prodotti di eccellenza dell'enogastronomia. Non si può pensare di esportare in Corea, in Giappone, in Cina, negli Stati Uniti, in Canada se non si riesce a intercettare quei mercati con una offerta integrata di esperienze di servizi e di prodotti che diventino unitari e diffusi. 

Quindi lei sarebbe favorevole alla costituzione di un'unica Dmo?
Certo. Molti anni fa per la prima volta proposi il matrimonio di Daunia e Gargano alla presenza di 37 Sindaci, del presidente della Regione e assessori regionali. Feci una proposta di destinazione unica che poi è il racconto fatto dalla consulente della Regione l’altro giorno rispetto all'esperienza della Sardegna o del Friuli: ha dimostrato che neanche in Trentino si vive solo di neve o solo di mare perfino in Costa Smeralda dove stanno finalmente comprendendo che il segmento balneare non produce ricchezza da solo e quindi stanno creando 10 itinerari che portano nell’entroterra. Lo diceva la consulente e io riprendo quei concetti che indicano con estrema chiarezza la strada da percorrere. Quindi, devo dire, mi sono sentito molto confortato da questa visione che non so se sia la visione della Regione. Certamente è la visione di noi tecnici.

Qualcuno ha obiettato che si trattasse di esperienze partite da posizioni consolidate sul mercato e ci si aspettava piuttosto il racconto di quelli brutti, sporchi e cattivi, partiti da zero che ce l’hanno fatta.
Quando arrivai in questa regione la mia idea era quella di un posto con le casette bianche, i trulli con i pomodori appesi davanti agli usci. Perché era quella l’immagine promossa. Sicuramente c’è dell’altro ma il punto è capire cosa si vuole essere e se si vuole essere qualcosa di nuovo, si deve investire davvero, decisamente, tutti e coerentemente sull’immagine di una Puglia diversa, di una Puglia che non ti aspetti e la si tira fuori da tutti i contesti stereotipati. E, come detto, occorre investire, anche sulle strade, per quanto io non ritengo sia il principale intervento da fare. Basti vedere Vieste, difficilissima da raggiungere che fa 2 milioni di presenze. Meglio sarebbe immaginare un'unica destinazione nell'ambito del brand Puglia e nel più ampio novero delle opportunità offerte dalla destinazione Italia: Daunia-Gargano all'interno della quale ci sono tutte le esperienze possibili, dal mare alla montagna, attraverso l'eccellenza dei prodotti enogastronomici. Ho sentito parlare anche di proposta molto interessante sulla falsa riga di ciò che già si vede in Italia, con le terre di Puccini o di Vivaldi, perché non fare lo stesso qui e inventarsi le terre di Umberto Giordano? In inverno, tutti i teatri e tutte le piazze concentrano la propria attenzione su programmi culturali dedicati. 

Ritiene che le Dmo possano assolvere a questo compito?
Be’, sono l’autore del libro Il nuovo ruolo delle Dmo, uscito 10 mesi fa. La legge del 2023 prevede per il futuro la promozione dell'Italia e del made in Italy attraverso una serie di strumenti, tra cui le Dmo. Gli enti locali hanno per legge adesso la necessità di rivolgersi alle competenze del manager di destinazione. In questo momento credo che questa sia la chiave di volta. Detto in altre parole bisogna affidarsi a qualcuno che sappia fare questo lavoro. Per me non è plausibile, tanto per fare un esempio, che quest'estate gli unici festival sopravvissuti nella provincia di Foggia abbiano avuto programmi e calendari nello stesso fine settimana. Questo equivale a darsi la zappa sui piedi e significa non aver la minima percezione di cosa sia il prodotto turistico, molto diverso dall'animazione territoriale. La sagra o la festa di paese non sono elementi turistici perché non producono pernottamenti, eppure si investono 50 mila euro per i fuochi d’artificio. Ma quanti pernottamenti determina quella spesa? 

Gli scettici pensano che le Dmo siano destinate a naufragare come altri tipi di cabine di regia che si sono tentate in passato.
Vorrei che per una volta si guardasse indietro e si dicesse che quei tentativi non sono andati a buon fine perché non vi era la sensibilità giusta ma bisogna credere che fare rete, non cedere a tentazioni campanilistiche sia l’unica strada; se ci si orienta in questa direzione, se si evita la questua del quanto tocca al mio campanile, se si evita questo atteggiamento probabilmente il risultato di una cabina di regia si avrà. La cabina di regia naufraga quando si rivendica il pezzettino proprio e si spartiscono i soldi su base territoriale o politica o di qualche altra natura. Ci deve credere il pubblico ma anche il privato.

Se non si coglie l'opportunità della Dmo di Capitanata qual è il rischio che si corre e quale potrà essere il destino del settore turistico in provincia di Foggia?
Temo due cose: che il tempo delle elezioni regionali arrivi prima di questa norma, che si abbia cioè un processo di elaborazione così lungo da sovrapporsi alla campagna elettorale, al voto e a future amministrazioni che potrebbero avere visioni diverse. Il secondo pericolo che vedo è che vincano appunto le tensioni campanilistiche o comunque di separazione. Al contrario, si dovrebbe pensare ad ampliare i confini della propria comunità per ragionare insieme a un territorio che così è più forte, più coeso, più omogeneo, più ricco di servizi. Il mondo è cambiato, nel turismo non si lavora più sul segmento degli italiani in vacanza ma per aumentare le presenze di stranieri. Gli italiani, lo stiamo già vedendo, vanno in Egitto, in Albania, dove gli conviene. La vera sfida è quella di riuscire a mettere in piedi una organizzazione manageriale del segmento produttivo industriale del turismo, un segmento che non è una cosa per svagati o per nullafacenti o per turisti da spremere come limoni al loro passaggio ma è una relazione costruttiva tra comunità locali e comunità sempre più ampie di visitatori, per competere a livello internazionale. Oggi la competizione si fa con la cultura, con l'ambiente e col cibo: un terzo della spesa turistica degli stranieri in Italia è ormai dedicata al cibo. Quindi per me la Dmo non solo è giusta ma anche conveniente. 

In altre parole bisogna decidere di essere pronti e non aspettare di essere pronti.
Ai miei clienti riporto sempre una frase di Papa Francesco che dice che l'ottimismo qualche volta sbaglia ma la speranza non sbaglia mai.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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