Il sistema delle grotte pugliesi costituisce un complesso straordinario di siti del Paleolitico che documentano oltre 800.000 anni di presenza umana continuativa nell’Europa occidentale. Un patrimonio che unisce la Puglia – questa volta non la divide – e che continua ad essere oggetto di studio da ricercatori di prestigiose università. Insediamenti umani, orme di dinosauri, preistoria, geologia, archeologia e storia – a volte poco conosciuta –. La giunta regionale della Puglia ha dato il via libera al Protocollo d’intesa per la candidatura UNESCO delle Grotte carsiche di età preistorica. L’intesa impegna la Regione e undici comuni del territorio (Apricena, Rignano Garganico, Monopoli, Bisceglie, Altamura, Ginosa, Ostuni, Otranto, Nardò, Castro e Parabita) a sostenere il percorso pluriennale che potrà portare al riconoscimento del valore universale di una delle più antiche prove della presenza umana nel Vecchio Continente. Tra i siti che soddisfano i requisiti di autenticità, integrità e di Eccezionale Valore Universale (OUV) previsti dall’Unesco rientrano in questa fase: Pirro Nord (Apricena, Fg), Grotta Paglicci (Rignano Garganico, Fg), Grotta delle Mura (Monopoli, Ba), Grotta di Santa Croce (Bisceglie, BAT), Grotta Lamalunga (Altamura, Ba), Riparo l’Oscurisciuto (Ginosa, Ta), Grotta di santa Maria d’Agnano (Ostuni, Br), Grotta dei Cervi (Porto Badisco, Otranto, Le), il complesso delle Grotte di Nardò (Le), Grotta Romanelli (Castro, Le) e Grotta delle Veneri (Parabita, Le). “Nelle more del lavoro di preparazione del fascicolo di candidatura sarà possibile censire e valutare l’inserimento di ulteriori siti”, hanno detto da Bari. Fascicolo già inviato ai comuni interessati, in questa prima fase, che dovrà essere restituito, debitamente compilato, alla Regione Puglia. Il percorso di candidatura si svilupperà secondo un modello transnazionale, aperto alla cooperazione con altri Paesi del Mediterraneo, per valorizzare il comune patrimonio del Paleolitico e promuovere un turismo culturale sostenibile fondato sulla conoscenza e la tutela dei luoghi.
La candidatura all’UNESCO delle grotte carsiche della Puglia Preistorica è stata protocollata e approvata con Delibera di Giunta n. 1970/2025, firmata il 19 dicembre dall’assessora regionale alla Cultura, Viviana Matrangola e sarà sottoscritto nei prossimi giorni dai comuni che ospitano le cavità preistoriche. Il documento istituisce un tavolo di lavoro che – guidato dal museo della Preistoria di Nardò (responsabile scientifica dottoressa Filomena Ranaldo) e dalla sezione regionale Tutela e Valorizzazione dei Patrimoni Culturali (coordinamento tecnico-organizzativo dell’architetto Alessandro Viva) – si occuperà della redazione del fascicolo di candidatura in collaborazione con il Ministero della Cultura e le istituzioni scientifiche competenti. In Capitanata, i siti attualmente interessati sono Grotta Paglicci, a Rignano Garganico e Pirro Nord ad Apricena. Entrambi i siti sono interessati da studi e ricerche universitarie. Il sito archeologico in località Paglicci fu individuato da Michele Bramante e resta di proprietà dell’azienda e della famiglia Bramante. A seguito dell’interessamento di varie università vennero eseguite campagne di scavo negli anni ’60 e poi le ricerche dell’Università di Siena, che continuerà, insieme alla Soprintendenza archeologica belle arti e paesaggio Bat e Foggia. All’interno della grotta sono stati rinvenuti migliaia di reperti. “La candidatura all’Unesco è un atto importante per Paglicci e il nostro museo che stiamo ampliando – ha esordito a l’Attacco, Luigi Di Fiore, Sindaco di Rignano –. Ora è importante mettere il sito e la grotta in sicurezza, anche per poter arrivare in zona”. Un territorio preistorico, il Gargano, con tante orme anche di dinosauri. “Paglicci continua a confermarsi un archivio eccezionale a livello internazionale da un punto di vista del dell’evoluzione del paleoambiente, in cui ci fa leggere almeno 30.000 anni di cambiamenti ambientali della zona – ha spiegato a l’Attacco, il professor Francesco Boschin, Associato presso il Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell'Ambiente dell'Università degli Studi di Siena –. Il tutto è estremamente interessante, anche per cercare di capire come gli ecosistemi posso rispondere ai grandi cambiamenti, compresi quelli climatici. Abbiamo svolto delle scoperte interessanti per quanto riguarda le più antiche attestazioni, come nel processo di domesticazione. La presenza di animali domestici in quel periodo viene da Paglicci”. Non solo il primo cane domestico, quindi, ma anche i primi segnali di agricoltura: “Sì, esatto – ha continuato il professor Boschin –. Sono emerse evidenze impor tanti per la produzione di farine, a partire da vegetali selvatici, in maniera anche abbastanza continua lungo la sequenza, migliaia e migliaia d’anni prima della nascita dell’agricoltura. Questa è stata un po’ una sorpresa, in un certo punto di vista”. Ma c’è molto altro: “Ho partecipato a due lavori molto importanti di antropologia, a Paglicci, come quello sulla genetica, lo studio genetico delle popolazioni del passato, che ha dei risvolti interessanti, visto che l’attuale genetica della popolazione è figlia di tutta una serie di processi che sono avvenuti nel passato e i reperti di Paglicci, sono molto importanti nel quadro di questi studi che ci raccontano storie di migrazioni imponenti, di scomparse di alcune popolazioni a causa dei cambiamenti climatici. La parte principale della sequenza che riguarda Homo Sapiens, quindi noi, va circa da 40.000 a 13.000 anni fa. Però c’è una parte più antica presente sia all’interno della grotta sia all’esterno, relativa a frequentazione da parte dell’Uomo di Neanderthal che si chiude a 100.000 anni fa. Inoltre – ha concluso Boschin – non dimentichiamoci dell’evidenza artistica di Paglicci, che pitture tra le più importanti del Paleolitico italiano”. Pirro Nord è un sito archeologico preistorico nel comune di Apricena che ha dato al la luce importanti resti faunistici e strumenti litici olduvaiani. Originariamente datato sulla base dei ritrovamenti animali a 1,5 milioni di anni che ne farebbe il più antico insediamento umano in Europa, di recente è stato datato a 800.000 anni fa. “La candidatura all’Unesco ci fa piacere, ci fa onore e sicuramente potrebbe portare benefici culturali e turistici al nostro territorio, alla nostra città, al nostro paese estrattivo, alla Puglia intera – ha detto a l’Attacco il Sindaco di Apricena Antonio Potenza –. Alla candidatura di Pirro Nord, noi ci stavamo lavorando già autonomamente come Comune ma siamo contenti che sia arrivata anche la forza della Regione Puglia, a testimonianza della bontà delle nostre iniziative. Faremo ogni utile sforzo per arrivare all’obiettivo finale”. Un momento importante per il territorio: “Noi siamo andati avanti insieme all’università di Ferrara, che da vent’anni e in zona, e stiamo ospitando questi giovani ricercatori – ha concluso il Sindaco Potenza –. Però i mezzi per le ricerche sono pochi e speriamo che con l’arrivo del riconoscimento dell’Unesco, possano arrivare anche finanziamenti pubblici, per continuare le ricerche e approfondire gli scavi”.
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