Certi grandi eventi territoriali, magari della durata di un anno intero, come nel caso di Lucera Capitale regionale della Cultura, sono caratterizzati da una narrazione dettata da chi gestisce e organizza ma poi, quando terminano, ciò che fa fede veramente sono i dati, le risultanze e soprattutto il raffronto tra gli investimenti fatti e i ritorni non solo economici, ma anche sociali e strutturali, come peraltro viene espressamente richiesto proprio a iniziative di questo tipo. C’era grande attesa per le performance numeriche del centro federiciano che per la speciale iniziativa ha speso circa 2 milioni di euro di fondi pubblici, tra risorse di bilancio comunale e regionale, e ora il bilancio si può rilevare e analizzare su due fronti: quello della ricettività turistica vera e propria e anche quello degli incassi legati al pagamento dei biglietti per gli ingressi ai monumenti. Per il 2025, in questo secondo caso, c’è da fare la relativa tara della prolungata chiusura, in vigore da marzo in poi, dell’anfiteatro sottoposto a interventi di ampliamento dei posti a sedere e riqualificazione del sito di origine romana. In realtà le modalità di accesso disposte dal Comune prevedono soprattutto l’acquisto, ma non obbligatorio, di un pacchetto omnicomprensivo (6 euro) che comprende anche la fortezza svevo-angioina e il museo di archeologia urbana, per cui sarebbe tutta va verificare la reale incidenza al ribasso di chi eventualmente avesse voluto visitare solo la splendida arena che nell’anno appena concluso ha ospitato comunque manifestazioni pubbliche, ma sempre con ingresso gratuito, tranneper Torneo delle Chiavi il cui ricavato è finito all’ente stesso. Alla fine, nelle casse di Palazzo Mozzagrugno sono finiti 38.976 euro, addirittura leggermente meno dei 39.164 del 2024, più o meno la stessa cifra anche del 2022, mentre l’esercizio migliore è stato il 2023 con 52.663 euro, presumibilmente spiegabile con la coincidenza dell’introduzione delle modalità di pagamento con carte di credito e bancomat.
Sui risvolti prettamente turistici, i dati secchi riportati dall’Osservatorio regionale sono questi: 20.186 arrivi e 41.266 presenze. Nel 2024 erano stati rispettivamente 15.249 e 29.716, per cui si tratta del risultato migliore degli ultimi cinque anni che coincidono con il governo del Sindaco Giuseppe Pitta, insediatosi a fine 2020. Ma rappresentano un elemento oggettivamente soddisfacente? Nel breve periodo sicuramente sì, ma basta andare di qualche altro anno indietro nel tempo, per vedere che il settore è semplicemente tornato ai livelli pre Covid del decennio scorso che si era chiuso nel 2019 con ben 51.656 presenze, mentre gli anni precedenti hanno sempre galleggiato intorno alla media di 41 mila, con una forbice tra i 32 mila (2017) e i 49 mila (2010).
Singolare il fatto che il mese di agosto, quello delle consuete Feste patronali e che nel 2025 ha ospitato eventi di grosse proporzioni e fortemente sostenuti economicamente, abbia fatto registrare addirittura una flessione rispetto al 2024, passando da 2.317 a 2.145 arrivi e da 4.444 a 4.748 presenze, interessando sia la componente italiana che straniera rilevata.
La capacità ricettiva della città si aggira intorno ai 5-600 posti letto, suddivisi tra quattro alberghi classici e una galassia di bed&breakfast disseminati sia nel centro storico che nelle periferie, senza contare qualche camera perfino nelle zone rurali.
“Sui flussi generati da Lucera Capitale si poteva fare molto di più - ha riferito Vito Maggiore, responsabile dell’hotel Hori, la più grossa struttura ricettiva cittadina – nonostante un riscontro lievemente positivo registrato. Non sta a me analizzare le cause che hanno frenato alcune potenzialità, ma secondo il mio punto di vista è mancato un po’ di coraggio in alcune scelte e soprattutto la capacità di unire intenti e forze, tra i privati e anche tra pubblico e privato, problema che nessuno onestamente riesce a risolvere”.
“Per quanto ci riguarda, abbiamo cercato di contribuire anche direttamente ad alcune situazioni che meritavano il nostro sostegno, in collaborazione con il Comune con il quale ci siamo riconosciuti reciproca disponibilità. Dal punto di vista strettamente numerico, il bilancio alla fine è basso, e questo fa aumentare il rammarico per ciò che avrebbe potuto essere e non è stato, anche perché ho percepito una mancanza di visione a medio-lungo termine. Posso fare l’esempio di Pesaro, però Capitale ‘italiana’ della cultura 2024, dove è stato fatto un progetto organico per il nostro settore, e ho la testimonianza di colleghi che riferiscono di stare lavorando bene ancora oggi, anche a distanza di tempo da quando il titolo non è più della città marchigiana”.
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