Manfredonia, il grande inganno delle aree industriali: promesse e futuro sospeso mentre il lavoro aspetta

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Le aree retroportuali e industriali di Manfredonia tornano al centro del dibattito pubblico. A riaccendere i riflettori è Massimo Ciuffreda – nelle vesti di segretario provinciale FEMCA CISL -, che interviene con una lunga e articolata riflessione sulla gestione del territorio, sulle politiche industriali e sulle prospettive occupazionali. Le sue parole a l’Attacco sono un atto d’accusa che arriva da dentro: da un operaio della Sisecam, che è anche sindacalista. Da una persona che quelle aree le vede ogni giorno percorrendone le strade. Una serie di riflessioni che arrivano in un momento politicamente delicato. La recente riconferma di Agostino De Paolis alla presidenza del Consorzio ASI di Foggia è stata una decisione che ha provocato la dura reazione del Sindaco di Manfredonia, Domenico la Marca, che ha parlato di “sfregio politico-istituzionale”. Dietro le tensioni – come raccontato su queste colonne - si celerebbe la volontà, non dichiarata ufficialmente ma politicamente evidente, di sostenere la candidatura dell’ex consigliere regionale Paolo Campo, rimasto invece fuori dai giochi nonostante le pressioni dell’area politica a lui vicina. In questo clima, l’ex consigliere e capogruppo democratico in Consiglio comunale mette in discussione l’intero modello di sviluppo delle aree industriali del territorio. Quelle aree retroportuali sono state presentate per anni come la grande occasione di Manfredonia. Il porto alti fondali, le ZES, le semplificazioni, gli incentivi, la logistica, la “vocazione naturale” del territorio. Un rosario di promesse che, invece, suona come un elenco di occasioni mancate. E mentre la politica discute di nomine, Ciuffreda parla di lavoro. Perché al di là delle dinamiche politiche, resta una questione vitale: le aree retroportuali stanno davvero generando sviluppo? I dati e le testimonianze suggeriscono di no. Il rischio, come denuncia Ciuffreda, è che Manfredonia continui a essere un territorio di passaggio, più che un territorio di produzione.  Un luogo dove le merci transitano, ma le persone partono. Una consapevolezza che potrebbe definire le strategie di sviluppo. Perché senza una visione industriale chiara, senza investimenti produttivi e senza una governance capace di coinvolgere davvero i territori, nessun bando — per quanto ben scritto — potrà invertire la rotta.

“Non si può difendere a priori il Consorzio ASI. Se non genera sviluppo, va cambiato senza alibi”
Il punto di partenza della riflessione di Ciuffreda è il nuovo bando pubblico del Consorzio ASI per l’assegnazione di un suolo nell’agglomerato industriale Manfredonia/Monte Sant’Angelo. “Un bando pubblico che, sulla carta, dovrebbe rappresentare una possibilità di sviluppo: l’assegnazione di un suolo nell’agglomerato industriale ASI ‘Manfredonia/Monte Sant’Angelo’, tramite concessione del diritto di superficie per 30 anni, con un valore economico a base d’asta di oltre 547 mila euro (oltre IVA). Ma il punto non è il bando in sé. Il punto è la domanda che dovremmo farci tutti, senza ipocrisie: a cosa stanno servendo davvero le aree retroportuali e industriali del nostro territorio?”. Il sindacalista pone una questione cruciale: la reale utilità delle aree industriali, soprattutto in termini di ricadute occupazionali. “Perché la sensazione, sempre più concreta, è che rischiamo di trasformare un’area strategica in un enorme deposito – la sua preoccupazione -, un mega piazzale di stoccaggio e movimentazione, con pochissima ricaduta reale in termini di occupazione”.

La critica è diretta: troppi suoli assegnati, poche attività produttive, pochissimi posti di lavoro. “Io quella strada la percorro spesso. Almeno 6 giorni su dieci. E ogni giorno mi torna in mente la stessa domanda, semplice e brutale: ma tutte queste aree che non creano nessun posto di lavoro sono davvero utili al territorio? Non lo dico da osservatore esterno. Lo dico da operaio. E lo dico da sindacalista”. Il problema, secondo lui, è strutturale. “Un bando come questo, se non è accompagnato da scelte chiare – preconizza -, rischia di produrre un risultato già visto: suolo assegnato, attività minima, occupazione quasi nulla, territorio che non cambia. Le aree retroportuali – prosegue - hanno dato spesso l’idea di essere una promessa incompiuta: grandi superfici, grandi parole, grandi attese ma pochissimi posti di lavoro stabili e dignitosi”.

Ciuffreda è netto quando afferma che “le aree ex Enichem, insieme a quelle retroportuali, stanno vedendo passare il ‘treno’ delle ZES, altro che riattivazione dello svincolo ferroviario Frattaruolo-Porto alti fondali! Ma cosa abbiamo ricevuto davvero? Poco, o quasi nulla”. La Zona Economica Speciale Adriatica - che comprende anche Manfredonia - avrebbe dovuto attrarre investimenti grazie a incentivi fiscali e semplificazioni burocratiche. Ma, come osserva Ciuffreda, “gli effetti sul territorio sono stati minimi. E, soprattutto: cosa stanno restituendo al territorio queste aree? Perché se la risposta è ‘quasi niente’, allora il problema è politico, economico e sociale. E non si risolve con un bando da 30 anni, se manca la visione”.

Il rischio è che Manfredonia continui a essere un territorio di passaggio, più che un territorio di produzione. Un luogo dove le merci transitano, ma le persone partono.

Il sindacalista sipontino lega la questione industriale a un fenomeno drammatico, che l’Attacco sta ampiamento documentando: l’inverno demografico. I dati ISTAT confermano che la provincia di Foggia è tra quelle con il più alto tasso di emigrazione giovanile del Mezzogiorno. “Il nostro è un territorio che si sta spopolando. E, a mio avviso, una delle cause principali è la mancanza di lavoro, la mancanza di opportunità, la mancanza di prospettive. I cittadini che emigrano non lo fanno per capriccio – sostiene Ciuffreda -. Lo fanno per vivere, per crescere, per costruire un futuro. Lo fanno perché cercano opportunità che qui continuiamo a non offrire. E questa è una ferita aperta”.

La riconferma di Agostino De Paolis alla presidenza del Consorzio ASI ha provocato una frattura evidente, con il primo cittadino di Manfredonia che ha contestato pubblicamente la decisione dell’assemblea dei soci di respingere la richiesta di rinvio che aveva avanzato con il Comune di Monte Sant’Angelo e la Provincia di Foggia. In questo quadro, Ciuffreda lancia un messaggio che va letto con attenzione: “Non tutti i Consorzi funzionano e, soprattutto, non sono per sempre. Se un modello non produce risultati, non basta difenderlo per tradizione o per inerzia. Un territorio non può restare appeso per decenni a strutture che non riescono a garantire sviluppo, lavoro e visione”.

È una frase che pesa, perché mette in discussione un’architettura istituzionale che, negli anni, è diventata più un totem che uno strumento. Il Consorzio ASI è stato trattato come un’entità intoccabile, un pezzo di potere da spartire, un luogo dove contano gli equilibri più che i risultati. Ma se un modello non produce lavoro, non produce investimenti e non produce futuro, allora quel modello va cambiato.

La domanda che pone è se “vogliamo che le aree retroportuali diventino un grande parcheggio di merci, un deposito senza anima e senza lavoro? Oppure vogliamo che diventino finalmente un motore vero di sviluppo industriale, produttivo e occupazionale?”.

“Perché se non si mettono condizioni precise, se non si adottano misure giuste, se non si pretende lavoro vero, continueremo a vedere bandi, assegnazioni, annunci e intanto continueremo a perdere giovani, famiglie, speranza”.

Prima di concludere, non fa mancare una stoccata sulla governance quando riflette che “su decisioni così importanti, che durano così tanto tempo - 30 anni -, è mai possibile che i Consigli comunali non debbano dire la loro, così come i sindacati o le associazioni di categoria? Il Consorzio non ha la responsabilità politica di decidere il futuro dei territori. Io, da operaio e da sindacalista, non posso più far finta di niente. È ora di cambiare direzione”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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