Nuovi criteri definitivi per Comuni “montani”, poteva andare peggio ma legge guarda troppo a regioni del Nord

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Un mese e mezzo di intense e trasversali interlocuzioni tra territori e Governo centrale, verso il quale non sono comunque mancati strali e critiche, è servito per allargare di parecchio la platea dei “Comuni montani” per i quali giovedì scorso è stata approvata la nuova classificazione. La prima, risalente a dicembre, faceva strage soprattutto al centro sud, e naturalmente anche in provincia di Foggia dove si sarebbero salvati in pochi, rispetto allo status detenuto da diversi centri tra Gargano e Monti dauni. Il ministro Roberto Calderoli ha ammesso candidamente che i criteri presentati a supporto della nuova legge sulla “Montagna” non sono stati ben accolti praticamente ovunque, e allora sono stati ampliati, fermo restando che il vero nodo della questione è tuttavia rimasto invariato: la dotazione finanziaria era e resta di 200 milioni di euro, per cui è aumentato il divisore, rispetto a un dividendo che serve per attingere fondi per i servizi pubblici. E allora, per essere comune montano oggi bisogna rispettare almeno uno di questi requisiti al netto delle superfici di laghi, lagune, valli da pesca, stagni, saline, sebbene sia evidente una certa “pendenza” (sarebbe il caso di dire) verso le regioni del nord: almeno il 20% della superficie del territorio comunale al di sopra di 600 metri di altitudine sul livello del mare e al meno il 25% con pendenza superiore al 20%; altitudine media della superficie del territorio comunale pari o superiore a 350 metri sul livello del mare e almeno il 5% con pendenza superiore al 20%; altitudine media della superficie del territorio comunale pari o superiore a 400 metri sul livello del mare; altitudine massima pari o superiore a 1200 metri sul livello del mare. Oppure ancora i comuni con altitudine media della superficie del territorio comunale pari o superiore a 300 metri sul livello del mare, appartenenti a province con territorio interamente montano e confinanti con Paesi stranieri; i comuni che confinano esclusivamente con uno o più comuni che soddisfano almeno uno dei criteri precedenti, o con loro e uno Stato estero oppure ancora con uno Stato estero, purché l’altitudine media della superficie del territorio comunale sia pari o superiore a 200 metri sul livello del mare; infine i comuni appartenenti a un gruppo tra di loro confinanti, fino a un numero massimo di cinque, ciascuno con altitudine media pari o superiore a 200 metri sul livello del mare, a condizione che sia completamente circondato da comuni che soddisfano almeno uno dei criteri precedenti, o da tali comuni e uno Stato estero, o solo da uno Stato estero. Da questo schema emerge che sui Monti dauni rientrano Accadia, Alberona, Anzano, Biccari, Bovino, Castelluccio Valmaggiore, Celenza, Celle, Deliceto, Faeto, Monteleone, Motta, Orsara, Panni, Pietra, Rocchetta, Roseto, San Marco la Catola, Sant'Agata, Volturara e Volturino. Sul Gargano, invece, Mattinata, Monte Sant'Angelo, San Giovanni Rotondo, San Marco in Lamis e Vico.

Nel resto della Puglia, restano solo Martina Franca per il Salento, e per la provincia di Bari Altamura, Gravina, Noci, Poggiorsini, Santeramo e Spinazzola. Il totale nazionale passa da 4.176 a 3.715, ma fino a due mesi fa era 2.844. “La mappa è cambiata, ma criteri e imposta zione generale restano ancora discutibili – è il commento di Gianfilippo Mignogna che aveva guidato il dissenso in maniera evidente nelle ultime settimane – anche se grazie all’abbassamento di quote, pendenze e altimetrie medie e all’introduzione di alcune deroghe particolari, rispetto alla prima proposta sono stati recuperati circa 900 Comuni. Considerato il punto di partenza, la sensazione è che ormai non si potesse sperare di meglio. Grazie quindi a tutti coloro che a vario titolo hanno esercitato un pensiero critico e lavorato per evitare danni maggiori. A ogni modo, non finisce qui. Come in una specie di gara olimpica ad ostacoli, dal nuovo elenco sarà ora individuato un sottoinsieme sulla base di parametri socioeconomici: solo i Comuni che supereranno questa nuova fase potranno accedere alle misure di sostegno previste dalla nuova legge. Perciò, come dimostrato dal dibattito di queste settimane, è il caso di non abbassare la guardia. E comunque, con i nuovi criteri, i comuni montani dei Monti dauni adesso sono 21 su 29. È chiaro che, anche prima della legge, non tutti quelli della nostra Area Interna fossero classificati così. Ma adesso la legge riserva un ruolo importante al livello regionale, quindi spero che si possa fare un ragionamento con la Regione Puglia per trovare il modo di integrare nella fase esecutiva tutti i centri, senza ulteriori divisioni tra luoghi e comunità che con dividono la stessa condizione, magari solo partendo da quote diverse”. “È un grande risultato per la nostra comunità che con la prima esclusione rischiava un’ulteriore e grave marginalizzazione – ha commentato il Sindaco di Celenza, Massimo Venditti – perché per esempio non avremmo potuto accedere alle agevolazioni e agli incentivi previsti dalla nuova legge, come i crediti d'imposta per le nuove imprese giovanili, bonus fiscali per l'acquisto o ristrutturazione della prima casa. Tutte misure importanti per un comune come il nostro, e la decisione del ministero è la diretta conseguenza delle dure posizioni assunte dalle Regioni e dall’Anci che avevano chiesto una sospensione dell’iter legislativo per permettere una più attenta analisi. La mobilitazione dei territori è stata corale e concreta, e determinante è stato l’ascolto dei territori, per cui vanno ringraziati tutti quelli che hanno con tribuito a questo risultato. Tuttavia la questione non sarebbe terminata, perché fuori dalla nuova riclassificazione restano ancora altri Comuni come Candela, Carlantino, Troia, Ascoli, i Tre Casali e Castelluccio dei Sauri. “Ci sarà ancora da lottare – ha aggiunto Venditti – e personalmente sarò al fianco dei colleghi dei paesi che la nuova riclassificazione non riconosce come montani. Sono con vinto che sia necessario ripensa re il criterio, ci sono fattori ambientali, sociali, economici che il ministero deve considerare”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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