Puglia Sky, l’idea della compagnia aerea raccoglie entusiasmo ma fa restare cauti: è la paura a prendere quota

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Il progetto Puglia Sky si sta imponendo come una delle iniziative imprenditoriali più rilevanti degli ultimi anni nel panorama infrastrutturale del Mezzogiorno. Nato per iniziativa di un consorzio di imprenditori pugliesi e presentato ufficialmente nella sede di Confindustria Bari e BAT, il progetto mira a creare una compagnia aerea regionale capace di rafforzare i collegamenti da e per la Puglia, sostenendo sviluppo economico, turismo e occupazione. Il piano prevede una fase iniziale con uno o due aeromobili, sostenuta da un capitale di partenza stimato intorno ai dieci milioni di euro, con una crescita progressiva in base alla domanda di mercato. L’obiettivo è offrire collegamenti stabili verso Roma, Milano e altri snodi strategici, contrastando l’attuale caro-voli che penalizza imprese e cittadini. Uno degli aspetti più innovativi riguarda la distribuzione territoriale delle operazioni: Pu glia Sky non nascerebbe come compagnia concentrata esclusivamente sugli scali principali, ma come vettore regionale diffuso, capace di valorizzare aeroporti oggi sottoutilizzati. In questo quadro, Foggia e Grottaglie emergono come i primi scali destinati a beneficiare direttamente del traffico della nuova compagnia. Lo scalo “Gino Lisa” rappresenta uno dei punti cardine della strategia di Puglia Sky. Dopo anni di limitazioni operative, l’aeroporto foggiano potrebbe diventare una base fondamentale per intercettare il traffico della Capitanata, del Molise e della Basilicata settentrionale, riducendo la dipendenza da Bari e Napoli e restituendo centralità infrastrutturale al territorio. Il progetto Puglia Sky ha già attirato l’interesse concreto di alcuni imprenditori del la Capitanata. Tra i primi nomi figura Giacomo Mescia, che ha subito sposato il progetto dei fratelli Ladisa di Bari. Mescia si occupa del settore delle energie rinnovabili, in particolare l’eolico. Tra gli imprenditori inizialmente avvicinatisi al progetto anche Antonio Salandra, legato al gruppo Fortore Energia e noto per il sostegno al Calcio Foggia. Secondo quanto emerso nelle ultime ore, Salandra avrebbe successivamente abbandonato il percorso di adesione. Una partecipazione che conferma come il territorio foggiano non sia rimasto spettatore, ma stia iniziando a misurarsi con un’iniziativa destinata a incidere sugli equilibri infrastrutturali regionali. Un progetto ambizioso, così l’ha definito il presidente di Confindustria Foggia Tito Salatto, anche lui presente all’incontro barese e che abbiamo intervistato ai microfoni de l’Attacco.

“Un’iniziativa, conferma Salatto, che trova interesse anche nel tessuto produttivo della Capitanata, ma che necessita di maggiore coesione territoriale per tradursi in una reale occasione di crescita. C’è grande entusiasmo intorno a queste valutazioni e agli incontri che si stanno svolgendo ma il vero banco di prova, spiega, arriverà quando si giocherà con i soldi veri. È lì che capiremo chi crede davvero nel progetto. Non possiamo continuare a finanziare senza un reale coinvolgimento strategico”. Il presidente foggiano non nasconde le difficoltà strutturali che oggi vive l’associazione territoriale. L’accesso al capitale necessario per entrare nella compagine societaria, stimato in cifre importanti, rappresenta un ostacolo concreto. “Per entrare nella società servirebbero almeno 500 mila euro. Confindustria Foggia, nelle condizioni attuali, non sarebbe in grado di sostenerli. Alcuni imprenditori si stanno muovendo autonomamente, ma senza un coordinamento territoriale il rischio è di perdere peso decisionale”. Salatto richiama anche il tema della partecipazione interna e della responsabilità collettiva: “Tutti avrebbero voluto che Confindustria Foggia facesse l’exploit a Bari, ma la realtà è diversa. Ho bisogno della solidarietà di giovani, donne e imprenditori che credano nel futuro dell’associazione. Confindustria è di tutti, non del presidente”. Parallelamente, il lavoro di risanamento interno sta dando i primi risultati. In pochi mesi la nuova gestione ha registrato un aumento degli iscritti e un’importante riduzione della situazione debitoria. “In otto mesi abbiamo recuperato circa il 50% delle pendenze e aumentato del 20% la base associativa. Il nostro obiettivo è chiudere definitivamente il passato per tornare protagonisti nelle scelte che contano, in Puglia come a Roma”. Nel ragionamento di Salatto pesa però anche una storica frattura territoriale, che secondo il presidente continua a penalizzare lo sviluppo della provincia. “C’è una spaccatura cronica con ANCE Foggia che non aiuta il sistema. ANCE incassa, Confindustria perde forza. Questa mancanza di sinergia ci ha sempre fatto arrivare un passo indietro rispetto alle altre realtà pugliesi”. Non a caso Salatto indica come modello organizzativo la struttura di Bari e BAT: “Lì c’è una rete solida, dirigenti qualificati, persone che non perdono tempo in lotte per incarichi. Questo consente al territorio di farsi rispettare e di contare davvero nei grandi progetti strategici”. Ed è proprio in questa chiave che Puglia Sky viene vista come una grande occasione anche per la Capitanata, soprattutto in relazione al rilancio dello scalo foggiano. “Solo con un sistema più unito e con obiettivi condivisi potremo entrare di diritto nel progetto Puglia Sky e riportare Foggia al centro delle strategie di mobilità regionale. Il nostro aeroporto aspetta da troppo tempo un vero rilancio”. Il messaggio che emerge è chiaro: Puglia Sky rappresenta una concreta opportunità di sviluppo per tutta la regione, ma senza una ritrovata coesione territoriale Foggia rischia di restare ai margini di una trasformazione che potrebbe cambiare il futuro economico della Puglia.

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