Un ricchissimo apporto di testimonianze sull’eredità dell’agire politico e dell’impegno letterario di Mariateresa Di Lascia è stato raccolto sabato scorso, nell’Auditorium Santa Chiara a Foggia. L’assemblea pubblica dal titolo “Trent'anni ‘senza’ Mariateresa Di Lascia, un vuoto dove passa ogni cosa”, è stata organizzata dall’associazione Nessuno tocchi Caino – Spes contra spem e dall’associazione radicale Mariateresa Di Lascia di Foggia. L’evento è stato articolato in due sessioni, la prima con interventi sulle iniziative di Nessuno tocchi Caino contro i regimi della pena di morte, della morte per pena e della prevenzione antimafia. Oltre ai dirigenti di Nessuno tocchi Caino Rita Bernardini, Sergio D’Elia ed Elisabetta Zamparutti hanno preso la parola presidenti degli ordini degli avvocati e delle Camere penali pugliesi, rappresentanti delle forze politiche. La seconda sessione, incentrata sulle origini e la visione di Mariateresa Di Lascia nella sua opera letteraria, civile e politica, ha visto gli interventi di rappresentanti del Comune di Rocchetta Sant’Antonio che a Mariateresa ha dato i natali, parenti e amici di infanzia, intellettuali che della scrittrice hanno studiato e divulgato l'opera.
“In Mariateresa Di Lascia non è possibile distinguere la figura della letterata da quella della politica - ha spiegato a l’Attacco Norberto Guerriero, presidente dei radicali di Foggia -. Passaggio in ombra è un libro fortemente politico in cui si ritrovano in filigrana le linee proprie dell’azione politica di Mariateresa Di Lascia. Credo che questo sia ancora oggi un terreno che merita di essere percorso e di essere scoperto ed è questa l’idea che ci ha guidato nell’organizzare questo evento, far vivere in compresenza l’azione politica ancora oggi attuale di Mariateresa e la sua forza letteraria che ha vissuto non solo attraverso il romanzo che ha ricevuto il Premio Strega postumo, ma anche attraverso gli ulteriori scritti che lei ha lasciato. Questa l’idea che ci ha condotto a organizzare questa che è una vera e propria giornata di studio dedicata a questa immensa intellettuale e politica”.
Per restituire il senso dell’iniziativa Sergio D’Elia, segretario di Nessuno tocchi Caino, ha evocato le parole di Aldo Capitini sulla compresenza dei vivi e dei morti: “Io non penso che questi 30 anni li abbiamo vissuti senza Mariateresa Di Lascia che è viva, è presente e ci ispira, ci guida, ci orienta a quelli che sono stati i valori e gli obiettivi della sua vita, è viva molto più di tanti morti che si credono vivi”.
“Non impedire un evento che si ha l'obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo”. È appellandosi a questa previsione dell’articolo 40 del Codice Penale che i Radicali, il deputato di Italia Viva Roberto Giachetti e l’associazione Nessuno tocchi Caino hanno di recente denunciato il ministro della Giustizia, Carlo Nordio e i sottosegretari Andrea Delmastro e Andrea Ostellari per “tortura”. A motivare la decisione l'emergenza carceri, con gli istituti penitenziari sovraffollati anche a causa delle scelte del governo Meloni, che inasprendo le pene per alcune tipologie di reati ha aperto la porta del carcere a molti giovanissimi.
Sulla gravissima emergenza carceraria si è intrattenuta nell’assemblea di Foggia Rita Bernardini, presidente dell’associazione fondata da Mariateresa Di Lascia. In apertura del suo intervento, ha citato un passo tratto da un articolo di Tullio Padovani dal titolo “La legalità dell’illegalità del carcere”, pubblicato sulla rivista trimestrale Diritto di difesa: “Così il carcere recupera la sua intrinseca, ineludibile funzione di escludere, marginalizzare ed in taluni casi, sopprimere il detenuto. Il modello rieducativo è morto, non perché sia mai stato realizzato ma perché non è mai nato perché non poteva nascere l’idea balzana prima e mostruosa poi di educare qualcuno all’uso della libertà sopprimendola”.
“Stabilito che il carcere, per come è costituito, non può svolgere una funzione rieducativa, noi stiamo andando avanti nel cercare di realizzare il superamento del carcere stesso - ha proseguito Bernardini -. Anche perché le misure alternative sono più efficaci ai fini della prevenzione della recidiva, oltre a rispettare i diritti umani fondamentali”. Le ultime visite di Nessuno Tocchi Caino sono state compiute nei penitenziari di Piacenza, Vibo Valentia, Palmi e Foggia, uno dei penitenziari più critici in assoluto, dove il sovraffollamento nelle celle raggiunge quasi il 200% della capienza consentita. “Prosegue il nostro viaggio della speranza nelle carceri, siamo impegnati a infilarci in quel piccolo segmento che purtroppo è molto stretto che possa dare alle nostre carceri un po' più di legalità di quella che c’è adesso, che è quasi pari a zero. Le carceri sono criminogene”, ha ribadito ancora una volta la storica dirigente radicale all’Auditorium Santa Chiara.
“Mariateresa non ha voluto che l’associazione che ha fondato si chiamasse nessuno uccida Caino, ma nessuno tocchi Caino, mettendo al centro la sfera della inviolabilità e della intangibilità della persona umana, che è sacra. Il seguito di questa sua convinzione è stata la lotta per il superamento e l’abolizione della pena fino alla morte, ora siamo all’ultimo stadio della sua visione e cioè il superamento della morte per pena”, queste le parole di Sergio D’Elia nel riannodare le ragioni dell’agire presente dell’associazione alle radici culturali, civili e politiche del suo concepimento. “Il carcere è un luogo mortifero di cui ci dobbiamo liberare come ci siamo liberati nel corso della storia della civiltà umana di molti luoghi, inumani e degradanti, e li abbiamo superati per questo. Abbiamo concentrato in questo luogo di privazione della libertà il brutto della storia umana. Non è solo un luogo di privazione della libertà, il carcere è un luogo di privazione di tutto, anche della vita”.
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