C’è una sola certezza a un anno dalle elezioni politiche del 2023: il terrore diffuso nella folta pattuglia di parlamentari di Capitanata, nessuno dei quali ha la garanzia di esser rieletto e, prima ancora, candidato. “E’ estremamente prematuro parlare oggi di candidature, non sappiamo se la legge elettorale verrà riformata e quali saranno le alleanze fino ad allora”, commenta a l’Attacco un big pentastellato.
“Prendiamo il caso di Azione, che pone il veto agli accordi se c’è il M5S. Quanto ai civici emilianisti, sono convinti di riuscire a candidare un loro referente”, è il riferimento al foggiano Rosario Cusmai, consigliere politico di Emiliano per gli enti locali, “ma non esistono al di fuori della Puglia, nelle altre regioni”. Il 5Stelle ammette che tra i parlamentari suoi compagni di partito il sentimento è lo stesso: “Tutti i deputati e senatori uscenti si vogliono ricandidare, questo è chiaro. Ci sarà un grande redde rationem, per capire chi ci riuscirà e chi invece no”.
Per il M5S si preannuncia in Italia un bagno di sangue, considerato il calo mostruoso degli ultimi anni. Un sondaggio di Nando Pagnoncelli pubblicato il 27 marzo scorso sul Corriere della Sera attesta Fratelli d’Italia al primo posto con il 21,5% dei consensi. Al secondo c’è il Pd, fermo al 20,7%, al terzo la Lega (17,5%), in flessione dello 0,5%, seguita da un M5S al 14,5%, “punto più basso degli ultimi 2 anni”. Forza Italia si aggira intorno all’8%, la federazione Azione/+Europa al 3,6%, tutte le altre forze politiche al di sotto della soglia di sbarramento del 3% prevista dal Rosatellum.
Sulle spine ci sono non solo i pentastellati (i deputati Marialuisa Faro, Giorgio Lovecchio, Carla Giuliano e Francesca Troiano, e i senatori Marco Pellegrini e Gisella Naturale), ma anche il deputato ex M5S Antonio Tasso (ora nel Misto) e il dem Michele Bordo. Quest’ultimo punta alla terza candidatura dopo esser riuscito in extremis la volta scorsa ad essere rieletto nel listino bloccato. Stavolta la situazione è assai più complicata.
Fonti interne al “campo largo” progressista guidato dal Pd danno il vicepresidente della Regione e assessore al bilancio Raffaele Piemontese come il più probabile capolista per il proporzionale. Stando a tali indiscrezioni, se dovesse delinearsi il terzo mandato per Michele Emiliano a Bari, il dominus del Pd di Capitanata punterebbe con forza sulla corsa verso Roma. Quanto ai tre collegi uninominali, c’è chi si spinge oggi a immaginare un accordo che consegni un collegio ciascuno a Pd, M5S e civici emilianisti. In tale scenario, oltre alle speranze nutrite da Cusmai (sempre che per l’equilibrio di genere possa essere uomo il candidato eventualmente spettante ai civici), per la postazione dem i rumors indicano la possibilità, per la Camera, dell’attuale segretaria provinciale Lia Azzarone.
Una prospettiva che avrebbe del clamoroso e che confermerebbe il rapporto di ferro tra la foggiana e Piemontese. Ancor più gustosa è l’indiscrezione che vuole l’ex premier Giuseppe Conte come possibile candidato in Capitanata per il Senato.
Se così fosse l’avvocato nativo di Volturara Appula, tanto amato dai parlamentari nostrani ai tempi di Palazzo Chigi, toglierebbe un posto prezioso agli uscenti azzerandone di fatto le già limitatissime chance di rielezione.
Qualunque previsione che vada al di là dei rumors adesso appare insensata. Le variabili, come detto, sono numerosissime a cominciare dalla legge elettorale.
Come hanno recentemente osservato Renato Mannheimer e Pasquale Pasquino “la legge elettorale in vigore”, il cosiddetto Rosatellum, “grazie all’esistenza di un comparto non irrilevante di collegi uninominali, rappresenta un incentivo per i partiti politici a trovare raccordi – a creare dunque coalizioni – prima delle elezioni, invece che dopo queste ultime, come accade quando le stesse si basano su una formula proporzionale. Sulla possibilità di formare coalizioni, tuttavia, ciò che è accaduto durante la settimana di sbandamento che ha vissuto il Parlamento in occasione dell’elezione del Presidente della Repubblica fa sorgere qualche perplessità e qualche interrogativo. Lo stato dei partiti e delle potenziali coalizioni elettorali ha mostrato ancora una volta con chiarezza fragilità e incertezze”. Da un lato le evidenti contraddizioni nel centrodestra (con posizioni molto distanti tra i partiti, il declino della leadership di Berlusconi, le diverse anime nella Lega), dall’altro il rapporto delicato tra il Pd e un M5S alle prese con profonde fratture interne. Senza dimenticare che Azione di Calenda insiste su una esclusione dei 5S come eventuale precondizione per far parte della coalizione che dovrebbe sfidare il centrodestra.
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