"Se qualcuno non è d'accordo può restare nel MoVimento e portare avanti le sue idee. Chi se ne va sostanzialmente non cambia niente nel M5S”. A parlare, nemmeno un mese fa, era il ministro degli esteri Luigi Di Maio: era il 25 maggio e il caso era l’abbandono da parte di Giarrusso. Quello stesso Di Maio ieri l’altro ha annunciato l’addio al M5S insieme a oltre 50 parlamentari, tra cui la deputata Marialuisa Faro, siciliana d’origine ma sannicandrese d’adozione.
La decisione era stata già presa la scorsa settimana, anche da parte di Faro che è legatissima alla sottosegretaria Laura Castelli. La scissione è dunque diventata realtà e sul web, come nelle chat, infuriano le reazioni della base. Faro ha deciso di tenere una conferenza stampa nei prossimi giorni, non parlano (tranne poche parole di circostanza) nemmeno gli altri parlamentari eletti in Capitanata.
Poco dopo la conferenza stampa di Di Maio, martedì intorno alle ore 22.30 Faro ha scritto nella chat del M5S di Capitanata per spiegare il proprio addio. “So che questa decisione vi ha colto di sorpresa”, ha esordito. “Ho ponderato la mia scelta dopo mesi di momenti in cui non mi trovavo più con il nuovo MoVimento, il suo corso e le sue decisioni politiche. Nei prossimi giorni spiegherò meglio le motivazioni che mi hanno portato a fare questa scelta. Sono comunque a vostra disposizione, vi voglio bene, anche a chi non me ne vuole”, ha aggiunto la parlamentare. “Mai parlerò contro i portavoce né contro gli attivisti perché non ne ho motivo. Spero possiate rispettare la mia scelta e la mia persona”. Molti attivisti sul web hanno criticato aspramente Di Maio, Faro e gli altri dimaiani. Non è mancato chi ha parlato di “tradimento”. Ma c’è anche chi, pur non condividendo la decisione della deputata sannicandrese, ha fatto analisi più articolate e lucide.
“Per come si erano evolute le cose me lo aspettavo, anche se fino alla fine avevo sperato in una ricucitura”, spiega a l’Attacco l’ingegnere Giovanni Quarato, ex candidato sindaco e consigliere comunale del M5S a Foggia. “Per me la scissione poteva essere evitata, non c'era una vera di divergenza politica. Infatti la stessa risoluzione che sembrava essere il pomo della discordia è stata votata anche da chi è andato via. Da un annetto c'era il sentore che tutti fossero proiettati sulla propria riconferma. Tutti hanno questa smania, che non si traduce purtroppo sempre in un'attività politica adeguata. Mi riferisco ad una riconoscibilità del candidato sul territorio, con presenza e lavoro costanti, come pure alla capacità di farsi inserire in una posizione congrua grazie alla quale aspirare a quella ricandidatura. Se non si mantiene alcun consenso è inutile quello che si fa”.
I più ritengono che il limite del secondo mandato sia stato il vero motivo dell’addio di Di Maio & Co. “Per me tale limite deve rimanere come baluardo del M5S”, continua Quarato. “Conte non si è mai espresso in maniera netta a riguardo, ha parlato di deroghe e questo per me ha generato forti malumori perché se tra 100 ne salvi 10 gli altri 90 non ci stanno. Il M5S si muove mediante figure chiave e amicizie, si viene premiati più per le amicizie con questo o quel referente che per le proprie capacità. Ci è mancata la visione futura. L'esperienza fatta non andava vanificata ma doveva essere messa a frutto all'interno del M5S, con una selezione dei più capaci, dei migliori. Magari non fai più il parlamentare ma assumi un altro incarico. La mancanza di organizzazione ci sta facendo del male, non abbiamo punti di riferimento né una prospettiva. Chi si impegna vuole vedere un percorso davanti a sé. Se tutto si limita allo stare accanto a chi conta allora percorriamo una strada che non porta bene e che altri partiti hanno già percorso”. Di Maio e chi lo ha seguito sono traditori? “Il tradimento c'è stato mesi fa, quando si è iniziato ad accantonare i valori e gli ideali del M5S per appoggiare il governo Draghi. Quella votazione non può essere cristallizzata, andrebbe discussa dopo un certo periodo di tempo. Detto questo, non funziona così, andandosene dal M5S. Si discute per arrivare a un punto di sintesi. Di Maio aveva tutta la possibilità di riprendersi la guida del MoVimento. Capisco le divergenze, ma ci si confronta. Una volta si facevano i congressi e la linea politica col maggiore consenso riceveva l’incarico di guidare il partito. La decisione di disperdere è un danno per tutti e non ha alcun senso”, puntualizza Quarato.
“D’altra parte non si può convivere neanche con le cose non dette e mai chiarite. Da parecchio tempo si sapeva quello che stava accadendo tra Di Maio e Conte”. Chi è andato via ha strappato la promessa di una ricandidatura? “Le motivazioni sono fortemente connesse alla ricandidatura. Chi è al primo mandato si è assicurato la possibilità di essere ricandidato nel collegio in cui era stato eletto. Hanno influito anche i legami. Se ho scarse possibilità di essere confermato con Conte vado via con l'amico per ricevere magari un favore in cambio. Come dice Grillo, i nostri parlamentari sono dei miracolati. I miracoli non accadono molto spesso. Penso che stavolta alcuni abbiamo comprato il biglietto della lotteria e almeno ci provano, sperando che esca il loro numero. Io avrei fatto diversamente, agendo sul territorio e restando nel M5S. Ma non mi sento di condannare Marialuisa Faro, che ha la mia solidarietà perché so che la sua scelta non è stata facile. Lei ha un grandissimo rapporto di amicizia con Castelli. Ciò che non condivido è il comportamento di Di Maio”.
Qualche parlamentare nostrana lamenta l’estrema difficoltà di parlare con Conte e di incontrarlo, forte è stata poi la contrarietà per le nomine dall’alto del referente regionale Leonardo Donno e del prossimo referente provinciale (il deputato foggiano Giorgio Lovecchio), quest’ultima attesa nei prossimi giorni. “A Conte rivolgo un appello ad essere più presente e ad ascoltarci, soprattutto fuori dalle campagne elettorali e dai comizi. Deve ascoltarci in incontri ristretti in cui si possa parlare sia della linea politica nazionale che di questioni locali”, conclude Quarato. “Anche sulle nomine sappiamo che lui ha il potere di decidere ma il M5S prevedeva in passato per ogni cavolata l'ascolto della base. Ora, invece, questi incarichi vengono attribuiti direttamente senza consultare i territori. È chiaro che se la modalità è questa gli stessi nominati sono più deboli nella propria azione perché non sono riconosciuti”.
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