Marialuisa Faro diventa l’unico riferimento di Di Maio e del neonato gruppo “Insieme per il futuro” e probabilmente conquista la ricandidatura alle politiche del 2023. Col suo abbandono, l’ennesimo dal 2018 ad oggi, la folta pattuglia di eletti M5S di Capitanata si è dimezzata.
C’erano otto parlamentari (Lovecchio, Pellegrini, Tasso, Giuliano, Menga, Troiano, Naturale, Faro), una super squadra rafforzata ulteriormente da una consigliera regionale (l’attuale assessora al welfare Barone) e poi da un europarlamentare (Furore). Oggi, ad un anno dal ritorno alle elezioni politiche, i parlamentari 5Stelle sono rimasti quattro.
Il primo a lasciare la casacca, suo malgrado, fu il sipontino Antonio Tasso, sospeso per volere dello stesso candidato premier Di Maio in seguito alla notizia di una condanna in primo grado vecchia di oltre un decennio per contraffazione di cd, reato prescritto. La riammissione non avvenne e a marzo 2018 Tasso si ritrovò nel Misto-MAIE di cui oggi è vicepresidente.
A febbraio 2021 fu espulsa la deputata foggiana Rosa Menga, passata a marzo scorso coi Verdi. La colpa? Essersi assentata, come segnale di dissenso dalla linea politica, al momento del voto in aula sul sostegno al governo Draghi. La giovane dottoressa tuonò contro i “vertici illegittimi” e i metodi “dittatoriali” del M5S.
Ad aprile scorso l’addio della deputata sipontina Francesca Troiano, che già da molto tempo appariva del tutto sconnessa rispetto al resto del M5S di Capitanata e Puglia, oltre che assente dalla sua Manfredonia. E’ approdata nel Misto e ha come mentore politico Virginio Caivano di Rocchetta Sant’Antonio.
Nel mezzo c’è stata anche l’uscita di Nunzio Angiola, docente Unifg eletto deputato col M5S ad Altamura ma di casa in Capitanata dove oggi è componente della segretaria nazionale del partito dell’ex ministro Carlo Calenda, con delega al Mezzogiorno. Ma la scelta di Marialuisa Faro fa più male.
“Marialuisa ha scelto una strada diversa, ne prendo atto ma non condivido”, afferma a l’Attacco l’attivista di Monte Sant’Angelo Pasquale Palumbo, che era il candidato del M5S alle comunali del 12 giugno scorso. “Martedì ne abbiamo parlato, penso che lei sia consapevole che la scelta la porterà ad essere isolata. Lavorerà per conto suo. Sono certo che sarà disponibile per il territorio”.
Anche tra quanti restano ci sono tirate d’orecchie a Conte. “Dopo l'abbandono di Di Maio, convertito sulla via dell'atlantismo draghiano, al M5S non resta che uscire dal governo chiarendo il perché agli italiani come detto da Di Battista”, commenta a l’Attacco l’avvocato Vanni Salcuni, attivista di Manfredonia.
“È l'unica speranza di riacquistare un'identità smarrita da parte di Conte, che pure ha già compiuto errori come la recente nomina del segretario regionale Donno fatta non tenendo conto dell'orientamento dei parlamentari e soprattutto degli iscritti mai consultati. Ripartire dai territori significa abbandonare le pratiche verticistiche valorizzando gli attivisti e i consiglieri comunali, che svolgono un lavoro enorme senza praticamente alcun riconoscimento morale e decisionale all'interno del MoVimento. Io”, conclude Salcuni, “aspetto le prossime mosse di Conte per il rilancio e spero che siano convincenti”.
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