“I tempi appaiono lunghi se si fa riferimento all'inizio del commissariamento, ma in genere una campagna elettorale inizia 3-4 mesi prima del voto”, afferma a l’Attacco l’ex consigliere regionale Pino Lonigro, presidente del patto federativo tra Socialismo Dauno e Per la Puglia. “Credo che si andrà a votare a novembre e dunque non vedo ritardi. E’ vero che finora non ci sono stati incontri ufficiali tra partiti ma delle comunali si discute in città. Fare una campagna elettorale lunga non è cosa semplice, perché significa doversi confrontare con tutti i mondi della società”.
Buio fitto anche sulle alleanze. “Per il centrosinistra c’è un documento da cui credo si debba ripartire, che è quello delle elezioni provinciali, quando si disse che poteva essere propedeutica anche alle comunali. Oggi non sappiamo se sarà così”, continua Lonigro. “E’ evidente che c'è una discussione legata al voto di maggio da un lato e alla discussione che si è aperta sulle riforme costituzionali dall'altro. Non sappiamo se si faranno scelte unitarie o si andrà divisi a Roma, questo può condizionare le alleanze a Foggia. Ad ogni modo, non saper nulla oggi delle coalizioni è un ragionamento che vale per tutti gli schieramenti. Le elezioni provinciali hanno determinato fratture nel centrodestra, resta da capire se siano sanabili o no”.
Lonigro è netto sulle tendenze “legalitarie” e sul pressing su coloro che oggi rivestono ruoli importanti, come Piemontese nel Pd e De Leonardis in FdI. “Credo che lasci il tempo che trova l'invito a chi ha cariche. I conti dobbiamo farli coi cittadini di Foggia. I problemi sono aumentati, c’è una illegalità diffusa, il disagio sociale è forte e non vale solo per le periferie ma anche per quartieri centrali come quelli settecenteschi che sono diventati una vera e propria casbah. Come li si affronta? La soluzione a questi problemi non è la persona che ha avuto tanto e deve sacrificarsi candidandosi, come si suol dire. Serve avere le idee chiare sul da farsi. Per me serve una persona di spicco che vive e capisce le difficoltà di Foggia, una persona che è anche capace di pugno duro. Un De Luca di Foggia. Non è una questione di titoli: il magistrato, il colonnello o altro ancora”.
Già a marzo scorso l’avvocato Fabrizio Cangelli, co-portavoce provinciale dei Verdi, sollecitava a non perdere altro tempo. “Tutto fermo, nessuno convoca nessuno. Forse qualche Solone è già convinto di avere la vittoria in tasca. Pessimo segnale”, commentava amaramente a l’Attacco. “L’avevo già detto intervenendo, poche settimane fa, nel congresso cittadino del Pd, rivolgendomi al segretario dem Davide Emanuele: come sempre, ci riduciamo agli ultimi mesi per mettere in piedi un tavolo tra gli alleati di centrosinistra. Abbiamo sostanzialmente perso due anni, nei quali si poteva strutturare una proposta più articolata, allargare il più possibile il perimetro del centrosinistra. Mi auguro che non si voglia davvero aspettare settembre per incontrarsi. Di sicuro molto ha influito la fase congressuale Pd, ha rallentato tutto. Ma ora bisogna mettersi intorno ad un tavolo al più presto e capire il da farsi”.
Adesso, due mesi dopo, la situazione non è cambiata. “Manca l'analisi e poi non c'ho l'elmetto, recita una canzone di Venditti. Ecco, per le prossime elezioni comunali mancano le analisi”, spiega Cangelli.
“Si voterà tra ottobre e novembre, non sappiamo come questo possa influire sulle abitudini dei nostri concittadini. Tutte le ultime elezioni sono state caratterizzate da un allarmante dato sulla percentuale di affluenza. Non è detto che si andrà oltre il 60% di foggiani elettori. Le due precedenti variabili come si incrociano con un eventuale ma molto probabile ballottaggio? Se Brindisi ci consegnerà un dato preoccupante a causa della frattura nel campo progressista, che tipo di ripercussioni ci saranno su Foggia?”. Con la consueta schiettezza, il referente dei Verdi afferma inoltre che “chi ha avuto tanto da Foggia dovrebbe caricarsi il fardello della candidatura”. Un chiaro riferimento al vicepresidente della Regione e dominus Pd Piemontese, col quale Cangelli ha parlato apertamente. Ma Piemontese non ci pensa affatto, nonostante anche diversi dem siano dello stesso avviso di Cangelli.
Parla di “tempo perduto” anche l’ingegner Pippo Cavaliere, ex consigliere comunale e candidato sindaco del centrosinistra nel 2019. “Alcuni giorni fa, un autorevole rappresentante delle istituzioni mi ha espresso il convincimento che il duro ed encomiabile lavoro svolto dallo Stato a partire dal 9 agosto 2017, il giorno del martirio dei fratelli Luciani, potrà essere preservato e salvaguardato a condizione che la città di Foggia, alla prossima tornata elettorale, dia vita ad una rappresentanza politica perfettamente impermeabile ad ogni forma di illegalità, ai tentativi di infiltrazione della criminalità, ai fenomeni corruttivi, oltre che capace ovviamente di risollevare la città dal degrado in cui versa. Se non dovessimo riuscirci, l’impegno finora profuso potrà essere amaramente assimilato alle mitologiche fatiche di Sisifo”, afferma Cavaliere.
“Sono trascorsi circa due anni dal commissariamento del Comune per infiltrazione mafiosa, le elezioni sono ormai alle porte, eppure ho la sensazione che si sia perso tempo prezioso e l’occasione per analizzare a fondo e con spirito critico le cause e le motivazioni che hanno prodotto lo tsunami che ha letteralmente travolto la nostra città e individuare antidoti ed anticorpi per preservare la sfera pubblica da contaminazioni di ogni genere. Si sarebbe potuto, ad esempio, dar vita a think tank e dibattiti pubblici per proporre e disegnare un nuovo modello di sviluppo economico del nostro territorio dalle mille potenzialità, che spaziano dal settore agroalimentare a quello turistico. Quest’ultimo aspetto assume vitale importanza in quanto la creazione di posti di lavoro rimane l’arma più efficace per arginare il fenomeno malavitoso, che attinge manodopera e linfa vitale sfruttando il disagio economico. Come sarebbe stato doveroso affrontare tematiche concernenti il welfare, la povertà educativa, la dispersione scolastica, per sancire il concetto che il sociale non è un costo ma un investimento, per di più prioritario. Ma, al di là di qualche timido tentativo, niente di tutto ciò è stato finora fatto. Perplessità che trovano riscontro nel timore espresso giorni fa da Antonio Decaro, presidente ANCI e sindaco di Bari, di una città che non sembra ancora proiettata verso un radicale cambiamento a seguito dello scioglimento del consiglio comunale”, continua Cavaliere. “Prevalgono i tatticismi, si studiano le strategie, si sondano eventuali disponibilità, ma ancora nessun accenno verso quale futuro proiettare la città e a proposte ed impegni cristallini che siano la voce messaggera di un vento nuovo che spazzi via la paura di reagire alla prepotenza criminale e spezzi le catene di un silenzio a volte connivente e colpevole”.
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