Le incertezze legate al varo di una coalizione composta da forze progressiste passano anche attraverso la situazione che vive il Partito Democratico sipontino. Sarebbe il maggiore azionista, insieme al MoVimento 5 Stelle, di un’aggregazione di forze che non possono fare la voce grossa oltremodo per imporre le proprie scelte. Ma la corrente numericamente più preponderante vuole che l’indicazione del futuro candidato Sindaco venga dal circolo democratico e la sensazione è che difficilmente questa linea potrà cambiare nelle settimane a venire. Piuttosto i democratici hanno serrato le fila già da tempo e, sempre da tempo, sono alla ricerca di candidature spendibili per le prossime elezioni amministrative. Nelle scorse, ci furono grossi problemi per imbastire una lista – chiamata Progressisti Dem – che potesse proporre agli elettori poco più di 24 candidati. Nemmeno in questa occasione c’è grande richiamo e non sarà semplice andare oltre quelle 2.613 preferenze di lista dell’ultima occasione.
Presumibilmente, ci saranno volti nuovi e profili meno nuovi ma comunque senza precedenti incarichi di governo cittadino. Il segretario cittadino Matteo Panza, per esempio, potrebbe esordire nella competizione elettorale più per un dovere morale che per una sua personale ambizione. Per quanto giovane, è un militante storico del PD sipontino e, oltretutto, è legato da profondi vincoli al consigliere regionale Paolo Campo. Un suo mentore, in un certo qual modo. Anche se Panza è noto a tanti manfredoniani perché è tra i pochi agenti di Polizia Locale che svolgono il loro servizio prevalentemente per strada. Fu anche tacciato dall’allora Sindaco Gianni Rotice di sanzionare preferibilmente i commercianti che erano vicini al primo cittadino, suscitando l’indignazione e le polemiche dei democratici.
Insomma, la sua candidatura andrebbe seguita con particolare attenzione, visto che non ci sono più i campioni del voto di una volta e visto che Campo non si distingue particolarmente per la messe di voti che (non) conseguono i suoi candidati. Basti pensare che Massimo Ciuffreda, che è stato il capogruppo dei democratici in Consiglio comunale, era stato eletto senza arrivare nemmeno a 300 voti. Ne conseguì infatti 296. Un risultato di tutto rispetto, raffrontato ai suoi compagni di lista, che lo collocò secondo dietro soltanto ai 347 voti ottenuti da Mariarita Valentino, ma numeri lontanissimi dai 1.000 e passa che aveva totalizzato Salvatore Zingariello nel 2015.
Ciuffreda è uno dei referenti di Campo ma si è trovato tirato in ballo, di riflesso, per via delle recenti misure cautelari che hanno interessato alcuni soggetti accusati di traffico e spaccio di sostanze stupefacenti. Uno degli accusati, Elia Fatone, condivideva il suo ambiente di lavoro ed è ritenuta una persona con cui aveva rapporti amicali. L’ex capogruppo democratico si è trincerato nel silenzio e, ormai, diserta i social da un paio di settimane a questa via. Si sta comunque preparando per tornare in campo, forte della precedente esperienza nell’opposizione consiliare.
C’è addirittura chi pensa che possa essere spinto anche oltre, comunque il volto nuovo che è pronto ad emergere tra i candidati è quello di Giovanni Castriotta. Dirige un’agenzia assicurativa con sede a Barletta ed è nuovo per la platea degli elettori, però chi lo conosce personalmente sa che anche lui è una persona vicina a Campo.
Semmai ci fossero stati dubbi, lo ha chiarito scrivendo pubblicamente che “Nel vasto terreno delle opinioni, alcuni lo chiamano campo largo, altri lo identificano come campo giusto. Ma forse, in questo scenario, la soluzione ottimale è proprio Campo Sindaco: un punto di convergenza per una leadership equa e inclusiva”. Che poi si tratti di Paolo o di sua sorella, l’ex consigliera comunale Mariagrazia Campo, non è del tutto chiaro, Ma Campo sia, per lui.
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