Le note del commissario regionale forzista Mauro D’Attis e del coordinatore provinciale azzurro Paolo Dell’Erba hanno posto fine all’ipotesi della nuova partecipazione di Gianni Rotice alla prossima coalizione di centrodestra che affronterà le amministrative a Manfredonia. L’ex Sindaco va avanti per la sua strada, come riferisce nell’intervista al direttore Piero Paciello.
Quelle dichiarazioni cambiano tutto o le aveva messe in conto?
Non andiamo nelle sedi di partito o negli uffici, a concordare cosa? Oggi la mia civica Strada Facendo è ancora più forte perché ha maturato esperienza e ha messo su un programma.Rafforza, quindi, il suo profilo civico nella partecipazione alla contesa elettorale?
Oggi serve essere più civici di prima, perché se vuoi parlare alla gente devi capire le loro necessità. Cambiamento è parlare alla gente con i fatti. L’ho sempre detto: per me al centro sta la città, i suoi problemi, la trasparenza, la correttezza delle azioni.
Si è sentito tradito dal nuovo corso di Forza Italia, che pure aveva sostenuto?
Sono amico di Paolo Dell’Erba, Antonio Potenza, Nino Santaniello, che vedevo come interpreti di un vero cambiamento di Forza Italia. Una volta eletto il segretario, è lui che deve decidere quali sono le linee di azione. Io ritorno nella mia lista Strada Facendo e continuo le mie azioni.
Immagina possa esserci una seconda Forza Italia che possa sostenere il suo progetto politico?
Non mi interessa, piuttosto voglio circoscrivere un campo dove chi deciderà di stare con Strada Facendo dovrà avere elementi di vero cambiamento. Fino a che Forza Italia continuerà a tenere all’interno persone che hanno causato la caduta dell’amministrazione ci sarà rispetto, ma non ci potranno essere convergenze politiche.
Ci sono altri pezzi di ceto politico che sono pronti a ragionare con lei?
Non è una sfida, ma lancio questa discussione: chi vuole veramente il cambiamento? Se ci sono forze sane, che vogliono veramente mettere al centro i temi di sviluppo della città, lo devono fare.
Come giudica il dibattito nei 5 Stelle?
Secondo me, sono alla ricerca non dico di un’identità interna ma di una coesione interna che li tenga sulle linee del loro presidente Conte, dell’europarlamentare Furore, ma soprattutto delle realtà locali. Chi ha la forza di cambiare veramente rispetto al passato con atti pratici, lo deve fare adesso e lo deve dire.
L’opinione pubblica di Manfredonia è matura per questo ragionamento?
Il cambiamento non va fatto riproponendo chi è stato oggetto di scioglimento per mafia e chi di dissesto finanziario. Adesso bisogna avere il coraggio di presentarsi in maniera diversa, come sta facendo Strada Facendo.
Quanto è forte il fronte del nuovo rispetto al vecchio? Può fare già qualche nome?
Facciamolo al contrario. Sicuramente non con il Partito Democratico, che è stato la causa dei problemi di Manfredonia. Ci vogliono forze nuove, che non si interroghino se il Sindaco è il mio o il tuo. È questo il modello nuovo? Parliamo prima di programmi.
Ha dato la sua disponibilità sia a candidarsi che a non farlo.
Metto sul tavolo ciò che è meglio per Manfredonia. Se vuol dire fare un passo indietro farò un passo indietro. È importante mettere al centro un’alleanza che mantiene gli elementi che abbiamo detto prima.
Cosa non rifarebbe rispetto alla precedente discesa in campo?
Non fidarmi ciecamente delle persone.
Quanto sarà determinante il ruolo della Chiesa nella competizione elettorale?
Per me il vescovo rappresenta un faro, un punto di riferimento. Perché assieme la Chiesa e il mondo della politica devono rappresentare una direzione per i cittadini.
A circa 100 giorni dal voto, pensa a iniziative specifiche?
Oggi bisogna ritornare a parlare della città e dei problemi della città, e soprattutto confrontarsi con le persone. C’è spazio e c’è tanta società civile che si vuole mettere a lavorare su questo, infatti in Strada Facendo ci sono nuovi ingressi di persone che credono nelle nostre attività. Tutte persone che vogliono veramente mettere al centro il tema della città.
(a cura di Matteo Fidanza)
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