Potrebbe sbloccarsi dopo domenica l’impasse relativo al campo largo a Manfredonia. Il coordinatore provinciale ed europarlamentare Mario Furore ha fatto sapere ai possibili alleati di centrosinistra, a cominciare dal Pd del consigliere regionale Paolo Campo, che il presidente Giuseppe Conte intende archiviare le elezioni regionali in Sardegna – dove M5S e dem sostengono insieme la deputata pentastellata Alessandra Todde – prima di esprimersi rispetto alle scelte nel Golfo. Ma è chiaro che il leader ascolterà i vertici di Capitanata, i quali da tempo, al pari degli ex consiglieri comunale Raffaele Fatone e Gianluca Totaro, sono alle prese con la possibilità di replicare il fronte giallorosso già vittorioso a Foggia a ottobre scorso, per quanto a Manfredonia la storia passata del Pd (tra pre-dissesto finanziario, scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose e altre magagne) renda le cose molto più delicate e difficili da digerire. Ci sono state interlocuzioni con l’ex sindaco Gianni Rotice e con l’ex deputato Antonio Tasso, ma Furore parlando in riunione di coalizione è stato chiaro. Per il M5S è insostenibile, di fronte agli elettori, la via dell’alleanza con civiche ispirate da Rotice e con membri della passata maggioranza a Palazzo San Domenico, che i contiani hanno contribuito lo scorso anno a far cadere insieme al resto dell’opposizione.
“Il punto è la coerenza di fronte ai manfredoniani”, dicono fonti M5S a l’Attacco. “Alcuni nella base sarebbero favorevoli ad accordi con Rotice ma è davvero impraticabile e non giustificabile tale percorso”.
Porte chiuse anche a chi, come l’ex assessore Libero Palumbo e il suo gruppo, è ritenuto tuttora un “traditore” dopo aver corso insieme al M5S al primo turno nel 2021 e aver sostenuto Rotice al ballottaggio. Nessun problema, invece, rispetto ad accordi con la civica di Tasso, a condizione che l’ex pentastellato rinunci alla candidatura a sindaco.
Furore è stato netto anche nello stigmatizzare le personalità ex Pd sgradite e da tenere lontane se si vuole portare a casa l’alleanza col M5S, dall’ex vicesindaco Salvatore Zingariello (prontamente difeso dall’ex consigliere comunale Francesco Schiavone) all’ex assessore Damiano D’Ambrosio.
Così come a Foggia prima e San Severo poi, anche a Manfredonia il risultato che il M5S sta cercando di raggiungere è riuscire a porre un nome proprio alla guida del campo largo. Dopo l’insuccesso della riproposizione di Fatone, gli alleati in pectore attendono che Furore indichi un secondo nome. Gli occhi sono puntati su Totaro, giovane e con curriculum impressionante e internazionale, oltre che collaboratore dell’assessora regionale Rosa Barone. Difficile che Pd e altre forze della coalizione possano dire no, rischiando di mandare all’aria l’intera operazione.
Ma ogni passo è fatto con estrema cautela e calma dal livello provinciale del M5S, che ha la necessità di non spaccare i gruppi locali e di mantenere una linea unitaria. E’ quello che si sta tentando di fare a Foggia, dopo l’ultima riunione di giovedì sera, relativa alla guida del gruppo territoriale, cui hanno partecipato Furore, il coordinatore regionale Leonardo Donno videocollegato e i quattro attivisti ed ex candidati consiglieri che aspirano al ruolo di referente del gruppo (Fabrizio Baia, Roberto Curcelli, Gaetano Lorusso e Lorenzo Malgieri).
Baia godrebbe della maggioranza degli attivisti ma trova ostacoli sia negli altri candidati al ruolo che da quanti lo considerano troppo vicino al gruppo del consigliere comunale Giovanni Quarato, che notoriamente ha un rapporto freddo con Furore. Si sta dunque tentando di trovare una quadra per arrivare ad un unico nome.
Fonti interne spiegano che “c’è stata una riunione a livello nazionale col comitato territori, presieduto da Paola Taverna, da cui è emersa la linea di una certa severità e rigidità nella selezione dei referenti territoriali, i quali non dettano la linea politica né decidono strategie per le elezioni amministrative”. In parole povere, “non decidono le candidature future, i gruppi sono laboratori di lavoro e non di lotta né di correnti”. Come a dire che il M5S, al di là dei gruppi territoriali, conserva ancora una struttura verticistica.
Il caso esemplare di scontro tra una base riottosa rispetto alla linea decisa dai vertici provinciali è quello di San Severo, dove il gruppo territoriale, guidato dal consigliere comunale Gianfranco Di Sabato, ha mandato su tutte le furie Furore, Donno e la parlamentare Carla Giuliano sconfessando pubblicamente la scelta del campo largo e l’indicazione dell’avvocato Angelo Masucci (legale di Giuliano) quale candidato sindaco.
Il gruppo territoriale non ha mai visto Masucci alle proprie riunioni, come evidenzia da tempo. Ma non aveva – secondo i vertici – alcuna titolarità per parlare ed è stato smentito con grande durezza dai due coordinatori. “Sempre nel campo giusto”, è stato il commento social di Di Sabato a corredo della citazione shakesperiana “molto rumore per nulla”.
Contattato da l’Attacco per una replica, l’ex candidato sindaco si è limitato a dire di voler attendere che si esprima il presidente Conte prima di parlare. Ma c’è chi teme che la certa delusione potrebbe portarlo addirittura a lasciare il M5S.
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