E’ una vera polveriera Manfredonia, dove manca ormai davvero poco alle elezioni comunali dell’8 e 9 maggio. Una situazione resa esplosiva da molteplici fattori noti: l’inchiesta della Procura di Foggia “Giù le mani”, l’evidente inefficacia degli oltre due anni di gestione commissariale di Palazzo di città, il marasma nella classe politica locale, le ripercussioni dello scandalo barese sui rapporti nazionali Pd-M5S. Ma c’è soprattutto un’enorme spada di Damocle che pende sui candidati e sulle liste da presentare entro l’11 maggio prossimo: il pericolo del ritorno di una commissione di accesso in Comune per verificare nuovamente, dopo il caso del 2019, se sussistano ancora rischi di infiltrazioni e condizionamenti mafiosi. Si teme, cioè, che - dopo l’attivismo della commissaria e viceprefetta Rachele Grandolfo (che regge l’ente comunale a seguito della caduta dell’amministrazione Rotice, avvenuta ad ottobre 2023 dopo due anni di mandato) rispetto alla municipalizzata dei servizi ecologici ASE spa, per cui è stato nominato un tenente della Guardia di Finanza – possa arrivare il momento della richiesta di nomina di una commissione di accesso per il Comune sipontino.
Ad oggi non c’è conferma che questa richiesta sia stata avanzata dal prefetto di Foggia Maurizio Valiante. Se ciò avvenisse comincerebbe l’attesa del decreto del ministro dell’interno che darebbe il via libera ai tre mesi di prassi, prorogabili per altri tre, a disposizione dei tre commissari per poi relazionare al prefetto. Insomma, si rischia seriamente di rivedere l’iter già ben conosciuto dalla comunità manfredoniana, che visse cinque anni fa, contestualmente a Cerignola, lo scioglimento del consiglio comunale per mafia, dopo Monte Sant’Angelo (2015) e Mattinata (2018), prima di Foggia (2021) e Orta Nova (2023).
Per gli addetti ai lavori si starebbe confermando quanto riportato su queste colonne nelle scorse settimane: per il Golfo il modello Bari, con fari puntati dapprima sulle infiltrazioni ai danni di ASE (come per la società del trasporto pubblico locale Amtab nel capoluogo di regione) e poi sull’ente, con un probabilissimo secondo iter di accesso agli atti. A Bari il Viminale ha chiarito che la presenza della commissione di accesso non determina lo slittamento delle elezioni di giugno e anche a Manfredonia c’è rassegnazione rispetto al dover andare al voto nonostante l’alea di un possibile scioglimento per la futura e neonata amministrazione.
Si può ben comprendere quanto sia delicata una campagna elettorale condotta in questa situazione. A un mese dal deposito delle liste il quadro è ancora assai nebuloso. Di ufficiale c’è solo la presenza di tre coalizioni civiche e candidati sindaci: il raggruppamento Manfredonia 2024 guidato dall’avvocato e dirigente Arif Ugo Galli; le civiche di centrosinistra Molo 21, Manfredonia Civica, CON Manfredonia e Progetto Popolare, che nelle scorse ore hanno annunciato la candidatura di Domenico La Marca; le civiche dell’ex deputato M5S Antonio Tasso.
Mancano (almeno) due nomi all’appello: il candidato sindaco degli alleati Pd-M5S e quello o quelli del centrodestra. In quest’ultimo schieramento vige un folle caos. Il deputato forzista Giandiego Gatta sta cercando di spostare la coalizione su Galli, nelle cui liste già ci sono diversi nomi del parlamentare. Una soluzione che non piace agli altri partiti. Ma per il Golfo risulta complicata anche una scelta avocata dall’alto, a Roma, perché, se la Lega nemmeno esiste in città, il circolo locale di Fratelli d’Italia sembra del tutto scollegato al livello provinciale del partito. L’unica certezza è il passo indietro dell’ex sindaco Gianni Rotice, che si limiterà a presentare la propria civica Strada facendo.
Quanto a dem e pentastellati, entro la prossima settimana si intende ufficializzare nome e perimetro della coalizione, ma stando ai beninformati la soluzione è stata individuata nel 29enne ex consigliere comunale contiano Gianluca Totaro, competente e molto apprezzato dai vertici M5S, finora collaboratore dell’assessora regionale Rosa Barone dimessasi ieri, bocconiano con molteplici esperienze formative all’estero ed esperto di internazionalizzazione. Dal M5S locale assicurano che l’annuncio fatto ieri dal leader Giuseppe Conte da Bari – ovvero l’uscita dalla giunta Emiliano e da ogni altro incarico legato alla maggioranza di centrosinistra – non avrà ripercussioni negative sull’alleanza sipontina coi dem.
“Il presidente”, dicono fonti 5S a l’Attacco, “lo ha chiarito dicendo in conferenza stampa a Bari che “non succederà nulla nel campo largo” e che “continueremo a mantenere alta l'asticella in tutti i territori”.
L’esperienza del campo largo non finisce con Bari. Ma al contempo Conte è stato molto duro rispetto a Manfredonia, dove ha avuto garanzie di totale discontinuità dal Pd e le attende da Emiliano e dagli altri possibili alleati.
I beninformati sostengono che, pur in questo momento criticissimo del rapporto tra Conte ed Emiliano, si stia discutendo della possibilità di allargare la coalizione. Stando a tali indiscrezioni, tra ieri e oggi i due potrebbero definire la linea da seguire e il governatore potrebbe svolgere un ruolo di mediazione atto a spostare le proprie civiche sipontine coordinate da Rosario Cusmai – ovvero CON e Manfredonia civica di Giuseppe La Torre – sul candidato di Pd e 5Stelle, sfilandole alla coalizione di La Marca.
C’è chi già prevede un comunicato stampa col quale l’ex sindaco Angelo Riccardi, oggi big di CON, affermi di disinteressarsi delle comunali, in modo da “liberare” il movimento civico. Ma la speranza è legata anche alla possibilità di recuperare la Progetto popolare di Francesco Schiavone. Altrimenti, coi soli voti di Pd e M5S resta ad alcuni difficile pronosticare l’arrivo al ballottaggio.
How to resolve AdBlock issue?


(condividi) in basso allo schermo,
(Aggiungi alla schermata Home).