M5S, non passa opzione dem Gentile. Furore cambia tutto, parla con Conte e rilancia 28enne Totaro. Pd infuriato

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Un giovane come candidato sindaco del campo largo Pd-M5S a Manfredonia. Si chiude così, con quest’ultima carta da giocare, il lungo lavorìo per l’alleanza in realtà ristrettissima del Golfo, nel momento più critico di sempre a livello nazionale tra dem e contiani, i quali scontano le critiche feroci degli attivisti ostili al Pd sia alla luce delle inchieste giudiziarie baresi sia dopo i numeri mortificanti delle ultime competizioni elettorali. Assai sconfortante, da ultimo, il risultato delle regionali in Basilicata, dove il campo larghissimo del centrodestra con Italia Viva e Azione ha trionfato, mentre il M5S è passato dal 20,27% e 58.658 voti del 2019 all’attuale 7,66% con 20.026 consensi. Al contempo l’alleato Pd, invece, ha quasi doppiato i propri numeri a distanza di cinque anni. “Perdiamo più di 28.000 voti”, commenta l’attivista di Monte Sant’Angelo Pasquale Palumbo. “Penso a due motivi sostanziali. La gente che avevamo riportato al voto è tornata a non votare. Basta osservare l'affluenza, inferiore al 50%. Secondo motivo: ovunque ci presentiamo con il Pd quest'ultimo ci doppia. Evidentemente tutti i delusi della nomenclatura classica che avevano trovato una speranza nel M5S sono tornati a votare i propri vecchi partiti. Il M5S ha avuto fretta. Noi eravamo una idea, la speranza di una politica per il cittadino, fatta dai cittadini e fra i cittadini. C'è bisogno di un confronto interno, di una fase congressuale vera, dal vivo. Bisogna riprendere da dove abbiamo lasciato”. Un clima che non poteva che avere ripercussioni a Manfredonia, l’ultimo comune atteso dalle urne dell’8 e 9 giugno in Capitanata per cui il M5S deve ancora ufficializzare coalizione e candidato sindaco. 

Fatti, peraltro, che, oltre a rendere più problematica e densa di interrogativi l’alleanza coi dem, si sono aggiunti alla polveriera di una città sconquassata dall’inchiesta giudiziaria “Giù le mani”, dalla paura di un secondo iter di accesso per infiltrazioni mafiose, dai condizionamenti sulla municipalizzata dei rifiuti. 

Questo spiegato perché in tanti si siano tenuti lontani dalle liste e dalle candidature, timorosi di quanto potrebbe ancora accadere. 

Dopo l’incontro avuto nei giorni scorsi dall’europarlamentare e coordinatore provinciale M5S Mario Furore coi referenti Pd Paolo Campo e Michele Bordo, le fonti contiane continuano a parlare di “un atteggiamento umile e mai così tanto disponibile da parte dei dem”. 

Ma gli animi sono tutt’altro che entusiasti, in primis perché si immaginava di replicare il campo largo foggiano e invece ci si è ritrovati con due soli partiti, il che riduce di molto le possibilità di essere competitivi. In secondo luogo, la strada del nome terzo, dell’alto profilo, si è scontrata coi tanti no portati a casa. Da ultimo era stata nuovamente richiesta una disponibilità alla famiglia Gelsomino, senza alcun riscontro positivo. Si era tornati allora, infine, alla soluzione interna. 

Il Pd, dopo il passo indietro della professoressa Annarita Attanasio, ha rilanciato con una idea già proposta tempo fa dal consigliere regionale Paolo Campo, ovvero il trentenne Matteo Gentile, fondatore di Smart Lab Coworking e persona a lui legatissima. 

Ma la riunione svoltasi lunedì sera presso la sede del M5S ha fatto emergere la contrarietà degli attivisti ad un nome espressione del Pd. “Se non deve trattarsi di uno dei nostri che almeno sia un nome terzo”, è stato detto dai più. “Gentile è apprezzato e gradito per le qualità professionali e come persona, ma politicamente non ci siamo perché è legato al Pd e ai suoi membri storici. Quindi non rappresenterebbe quello che Manfredonia vuole in questo momento”, il sentimento espresso dai contiani sipontini nella riunione, cui hanno preso parte l’onorevole Giorgio Lovecchio, l’ex assessora regionale Rosa Barone e, in collegamento da Bruxelles, anche Furore. 

Questo il motivo che ha spinto alla fine Furore, nella giornata di ieri, a sollecitare il leader Giuseppe Conte rispetto all’ex consigliere comunale M5S Gianluca Totaro, 28enne dal ricco curriculum ed esperto di internazionalizzazione, già collaboratore di Barone a Bari. Conte aveva manifestato, nelle settimane precedenti, la volontà di preservare il giovane Totaro ed altri nomi interni rispetto ad una sfida così tanto difficile. 

Del resto lo stesso Totaro per lungo tempo è stato dubbioso al riguardo, proprio per l’impegno che lo attenderebbe. Ma l’evoluzione della situazione ha reso necessario rivedere tale valutazione e Furore ha deciso di difendere l’istanza della base, riparlando con Conte in merito all’ex eletto e ottenendone il placet, subito comunicato ai vertici Pd e ad una festante base 5S.

Nelle prossime ore si riunirà la direzione cittadina dei dem, il cui via libera appare una formalità. Totaro sarà l’ultimo candidato sindaco a scendere in campo, dopo Ugo Galli (civiche di Manfredonia 2024 con FI e FdI), Vincenzo Di Staso (civica roticiana Strada facendo, Lega, UdC), Domenico La Marca (civiche di centrosinistra) e Antonio Tasso (civiche da lui fondate). 

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