Disastro M5S, tira e molla infinito rompe alleanza Pd (riunitosi su la Marca a centrosinistra). Contiani al palo

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E’ finita nel peggiore dei modi la conduzione delle strategie elettorali, a Manfredonia, da parte di Pd e M5S. Alleanza rotta e dem costretti a battere in ritirata ed unirsi alle civiche di centrosinistra che sostengono l’operatore sociale Domenico la Marca, mentre i contiani sono ancora troppo frastornati per capire cosa fare alla fine dei giochi. Un fallimento su tutta la linea, che ha reso completamente delusi e attoniti i militanti e gli elettori dei due partiti, in particolare quelli del M5S. Dapprima si era immaginato di poter replicare il campo largo foggiano, ma gli infiniti tira e molla e i veti reciproci avevano portato dem e contiani a restare soli. L’ultimo patatrac è stato sulla scelta del candidato sindaco. Dopo i tanti no ricevuti da varie personalità dell’imprenditoria e della società civile (dal presidente uscente di Camera di commercio Damiano Gelsomino al rettore Luiss Andrea Prencipe) era tramontata l’idea del nome di alto profilo che potesse aggregare altre forze cittadine. Poi in casa M5S il coordinatore provinciale Mario Furore aveva sondato l’ipotesi di Antonio Tasso, ex deputato (passato dai 5S al Misto, infine candidato col centrodestra alle elezioni politiche del 2022), salvo scontrarsi col gelo della base e col no degli stessi civici dell’ex parlamentare rispetto all’accordo coi dem. Nel frattempo i big piddini Michele Bordo e Paolo Campo, che avevano come opzione interna la professoressa Annarita Attanasio, con grandissima disponibilità ed apertura si dicevano pronti a convergere sul 28enne ex consigliere comunale M5S Gianluca Totaro. Quando ormai il tempo perso era già troppo e gli altri candidati sindaci già noti, la situazione si è a questo punto ulteriormente ingarbugliata.

Totaro si è sentito dire, in riunione interna, che il presidente M5S Giuseppe Conte non era convinto della scelta e che, “a sua tutela”, lo invitava a preservarsi evitando tale impegno diretto da candidato sindaco. Le ripetute insistenze dei dem a chiudere la partita sul brillante ex eletto sono terminate quando Furore ha dato l’ok sul nome interno rimasto al Pd, ovvero il trentenne Matteo Gentile, fondatore di Smart Lab Coworking, fedelissimo di Campo e Bordo. Domenica scorsa era questa la situazione, con correlata fuga di notizie sul nome di Gentile. 

Ma lunedì pomeriggio, all’improvviso, c’è stato il dietrofront di Furore, che, dopo aver riunito la base e averne verificato la contrarietà all’idea di sostenere un candidato piddino, ha scritto ai referenti dem comunicando che Totaro era il candidato del M5S, avendo Conte cambiato idea al riguardo. 

E’ stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso: i dem, adiratissimi, ne hanno dette di tutti i colori per l’ennesima inversione di rotta, a fronte di una persona (Gentile) che ormai sapeva di aver avuto il placet di Pd e M5S. 

Al contempo Totaro si è sottratto al gioco al massacro, chiamandosi fuori da una situazione apparsagli per nulla chiara e dalle mille evoluzioni sulla propria pelle. Davvero Conte ha mutato idea su di lui o il cambio di strategia è dipeso da altri fattori? E quali? Il sospetto è che la concomitanza con le elezioni europee (che vedono ricandidato Furore) abbia inciso in maniera notevole. 

“A seguito della segreteria e della direzione convocate in forma straordinaria e urgente, Matteo Gentile ha ritirato la propria disponibilità per la candidatura a sindaco e il partito ha deciso di ritenere esaurita la possibilità di un'alleanza con il M5S”, è stata la comunicazione conclusiva inviata dal Pd ai vertici pentastellati. Si è frantumata così l’alleanza faticosamente costruita, e non per caso. Da un lato hanno di certo influito le tante questioni che oggi rendono critico come mai prima d’ora il legame tra Pd e M5S, a livello nazionale, dagli scandali e dalle inchieste giudiziarie di Bari alla sconfitta ultima alle regionali in Basilicata, dove il fronte giallorosso è stato sconfitto e i contiani sono crollati nei numeri, a differenza degli alleati dem. 

Fatti che si sono aggiunti alla “polveriera” Manfredonia, dove per l’elettorato contiano era difficilissimo digerire l’alleanza col partito che ha retto la città per decenni rendendosi responsabile di varie pagine nefaste (come ammesso dallo stesso Pd nel comunicato di annuncio dell’intesa coi 5S). Dall’altro lato, però, è evidente a tutti come sia stata sciagurata e suicida la gestione politica di questi mesi. Il pasticcio finale ha portato il Pd a dichiarare sciolta l’alleanza e accodarsi, in extremis, a Molo 21, Manfredonia Civica, ai civici emilianisti di CON Manfredonia, a Progetto Popolare e Verdi, a sostegno di la Marca. 

“Tornano, dunque, dalla stessa parte Campo, Bordo, Riccardi, Zingariello, La Torre, Prencipe e tanti altri storici nomi che hanno governato insieme per decenni”, sottolineano alcuni sipontini in queste ore, sebbene la Marca definisca la propria candidatura un’operazione improntata al “vero cambiamento”. 

E il M5S, rimasto col cerino in mano, dopo aver avuto per lunghissimo tempo la prerogativa di indicare il candidato del campo largo e capitanare la coalizione? L’umore è nerissimo tra gli attivisti, c’è chi mette persino in dubbio che ci siano la volontà e l’entusiasmo di presentare una lista. Buio totale anche su chi sostenere come candidato sindaco. Totaro non ne vuole più sapere, Tasso è rifiutato dalla base e nella coalizione di la Marca ci sono i Riccardi, Zingariello&Co. su cui il M5S ha messo veti. 

A gongolare sono gli altri candidati sindaci da tempo in campo: oltre a la Marca, Tasso (civiche), Vincenzo Di Staso (la roticiana Strada facendo, Lega e UdC) e Ugo Galli (civiche di Manfredonia 2024 con FI e FdI).

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testatina dillo al direttore WEB

 

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