Prima i temi, poi il nome: quello, ormai certo, di Antonio Decaro. Questa l’indicazione che arriva dai vertici nazionali – leggi Giuseppe Conte – ai raggruppamenti territoriali pentastellati della Regione Puglia. Se i vendoliani di Sinistra Italiana, dal canto loro, hanno infatti già giurato fede all’ex primo cittadino di Bari e attuale europarlamentare attraverso il segretario regionale Mino Di Lernia, decisamente più ambigua sembra essere fino a questo momento la posizione del Movimento 5 Stelle pugliese.
In occasione delle elezioni amministrative di Taranto, del resto, si è già consumata la prima scissione tutta interna a quello che una volta veniva definito campo largo progressista col Partito democratico, di cui – ovviamente – Decaro è espressione diretta. In quella circostanza, infatti, i contiani hanno tirato fuori un candidato sindaco alternativo a quello scelto dai dem.
In Regione, invece, i leader unitaristi – tanto dei Cinque Stelle quanto del Pd – sarebbero maggiormente propensi alla ricerca di una sintesi politica capace di far virare entrambe le formazioni su un nome comune. Per i primi, tale soluzione eviterebbe il rischio di rimanere completamente tagliati fuori dai giochi; mentre per i secondi sarebbe garanzia di successo su un centrodestra che, stando al parere di influenti addetti ai lavori, si prepara a fare ancora una volta da semplice comparsa, o quasi.
La partita, dunque, si gioca tutta nel centrosinistra. Ed è anche per questo, ma non solo, che pure il M5S foggiano si è chiuso in conclave durante lo scorso fine settimana. Confermata la linea scelta da Conte, che chiede di discutere innanzitutto le questioni che stanno maggiormente a cuore a partito e territorio, e solo in un secondo momento i nomi su cui puntare. Inevitabile, però, il confronto su alcuni di questi.
Veto sui consiglieri di opposizione al Comune di Foggia Antonio de Sabato – dai marcati connotati progressisti – e Nunzio Angiola, già parlamentare in quota Cinque Stelle e poi confluito in Azione.
I contiani sono attualmente maldisposti nei confronti della Sindaca Episcopo e di larga parte della sua stessa maggioranza, a causa delle numerose tensioni interne scaturite dalla mancata approvazione della delibera proposta dall’assessore piddino Galasso che avrebbe superato l’housing sociale in favore del nuovo e più moderno Piano urbanistico generale. Tuttavia, non gradirebbero l’alleanza con nessuno dei leader di opposizione.
Se dovesse accadere che il Movimento accetti di sostenere Decaro e il centrosinistra nonostante la presenza di uno dei due – o di entrambi – i succitati consiglieri, non sarebbe la prima volta che un veto pentastellato cada nell’indifferenza del Pd, come nel caso di quelli sulla presidenza del Consiglio a Lia Azzarone e su Colomba Mongiello nel Consiglio d’amministrazione di Amiu.
Bocche cucite, infine, sul Caso Emanuele, a proposito del quale – nonostante le pressioni del coordinatore regionale Leonardo Donno – gli esponenti più in vista del partito non intendono far trapelare ancora nessuna posizione ufficiale.
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