Il nuovo corso pugliese della renziana Italia Viva ha preso il via dopo l’assemblea regionale del 29 maggio scorso e i rinnovati referenti. Oggi, al commissario regionale Davide Faraone, si è aggiunto come subcommissario il viestano Aldo Ragni, reggente per la provincia di Foggia. Il sostegno a Decaro non è in discussione, mentre incerto è il candidato renziano per la Capitanata. Stando ai rumors c’è un’interlocuzione col consigliere comunale foggiano Nunzio Angiola, ex parlamentare e candidato sindaco nel 2023, fondatore del movimento Cambia. Il docente Unifg - che come noto da tempo intende correre alle regionali, all’interno della lista decariana Per la Puglia – ha preso parte all’assemblea regionale di Italia Viva, ma il partito vuole un suo ingresso ufficiale: insomma, che non sia il candidato sostenuto da IV, ma il candidato di IV. L’Attacco ha intervistato Ragni.
Il voto si avvicina quando ci sono ancora molte incertezze, nella certa fine della stagione emilianista. Il passaggio alla nuova fase decariana appare traumatico sotto vari aspetti.
C'è una premessa da fare: noi di Italia Viva cinque anni fa ci candidammo in alternativa ad Emiliano, i soli a farlo, esprimendo come candidato presidente Ivan Scalfarotto. Lo facemmo perché rispetto al governo di Emiliano volevamo segnalare le criticità che oggi continuano ad emergere. L’emilianismo ha rappresentato un sistema di potere a tutti gli effetti, una compagine amministrativa che una volta entrata nelle istituzioni si è preoccupata di mantenerne il controllo anche a discapito della qualità del buon governo. Oggi fa bene Antonio Decaro a porre come condizione il fatto che si candida per fare il presidente, non per occupare il posto di qualcun altro. Pone, cioè, la questione di un candidato presidente che ha nelle proprie liste, e quindi nel prossimo consiglio, non uno bensì due ex presidenti di Regione, Michele Emiliano e Nichi Vendola. Ovvero una situazione che non esiste in nessun'altra parte d'Italia. Pone un problema che fa bene a porre e che riguarda in primis il Pd, dove Emiliano a quanto pare correrà come candidato consigliere. Nel Pd dovranno risolvere il caso e penso che lo faranno. Serve una soluzione e a breve, visto che molto probabilmente si voterà a fine ottobre.
Che soluzione il Pd dovrebbe trovare? Può mai impedire ad Emiliano di candidarsi?
Io non so come ne usciranno ma il problema devono risolverlo quanto prima, perché l'incertezza mediatica sulla candidatura di Antonio Decaro fa male a tutti. E’ un’impasse che si trascina, ormai, da un anno.
Altro problema è dove collocare gli emilianisti di CON, visto che le costruende civiche decariane non intendono privarsi di candidature per ospitare Cusmai&Co. Che ne pensa?
E’ una questione di abbondanza di candidature, Emiliano lo risolse presentando una quindicina di liste mentre Decaro vuole una semplificazione netta e, a quanto sembra, due sue sole liste civiche. Detto questo, chi fa una scelta di campo la fa a prescindere. Quindi stai nel centrosinistra e poi si troveranno le condizioni per offrire le candidature migliori. E’ un discorso che vale per Cusmai e vale per gli altri. Bisogna lavorare per avere candidati forti che aiuterebbero le liste a superare il quorum. Ma prima sciogliamo il nodo del candidato presidente e prima possiamo lavorare alle migliori liste possibili.
E Italia Viva?
Questo vale anche per noi, che stiamo lavorando per individuare in ogni provincia pugliese i candidati che confluiranno all'interno delle liste di Decaro.
In quale delle due civiche decariane sarete? Ci sono condizioni da parte vostra?
Nella coalizione in costruzione noi di Italia Viva seguiamo uno slogan, coniato qualche mese fa: se non subiamo veti non li poniamo. Saremo al tavolo della coalizione cercando di rafforzarne la cosiddetta agenda riformista e poi ci preoccuperemo di come e con chi stare in lista.
Che ne pensate dei veti posti da chi sta lavorando alle due civiche decariane in Capitanata nei confronti degli emilianisti di CON?
Noi abbiamo e avremo un rapporto col candidato presidente, con lui ragioneremo su cosa è meglio fare e in quale lista collocarci. Rispetto il lavoro di chi sta facendo le liste a livello provinciale ma il nostro rapporto è al momento con Decaro. Servono candidature forti e compatibili col quadro delle proposte che Decaro rappresenterà agli elettori pugliesi. Non ci possono essere veti, è una coalizione talmente eterogenea che dobbiamo fare sintesi. Del resto arrivare primo in lista non è sufficiente per essere eletto: bisogna superare il quorum e garantirsi un quoziente a livello regionale che faccia scattare il seggio in questa provincia.
Inchieste e scandali giudiziari pesantissimi hanno caratterizzato quest’ultima fase del mandato di Emiliano. Decaro riuscirà a dare una cesura netta?
Il profilo il Decaro è quello giusto, credo sia il profilo adatto alla nostra Regione. I suoi anni da amministratore locale e ora l'esperienza in Parlamento europeo fanno ben sperare rispetto alla giusta discontinuità. Secondo me si lascerà alle spalle questa fase giudiziaria, le condizioni ci sono. Ma, ripeto, bisogna sciogliere il nodo nel candidato presidente. Siamo assistendo a una fine poco edificante di questa stagione politica, è quanto mi viene detto dagli stessi consiglieri regionali. Bisogna lavorare alla prossima e presentarsi come credibili davanti all’elettorato pugliese.
La maggioranza, in consiglio regionale, da diversi mesi sta avendo problemi anche a raggiungere il numero legale, né da ultimo è riuscita a cancellare la norma anti-sindaci.
E’ un po’ fisiologico dopo 10 anni di mandato. Al di là dei giudizi di merito, viste le tante incertezze compresa quella sul numero degli eletti e sulle liste, questa apprensione ci sta pure.
Il vostro rapporto col M5S come sarà?
Chiaramente non è semplice. Ma se abbiamo scelto di stare nel campo del centrosinistra ci dobbiamo stare, pur rimanendo ognuno con le proprie opinioni. E’ un appuntamento elettorale dalla chiara valenza nazionale, insieme al voto delle altre regioni chiamate al rinnovo. Vincere significherebbe da un lato garantire alla Puglia un buon governo per i prossimi cinque anni ma, dall'altro, consolidare le difficoltà che il governo Meloni sta registrando, venute fuori alle ultime elezioni amministrative dove ho ottenuto risultati negativi come a Taranto e altrove.
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