C’è un boato che scuote il Teatro Team quando le luci si abbassano e sul palco sale Luigi Lobuono, il candidato del centrodestra alla presidenza della Regione Puglia. Fuori, il pubblico continua ad arrivare: troppi per entrare, tantissimi restano nel parcheggio, dove due maxischermi trasmettono in diretta gli interventi. Dentro, oltre duemila persone stipate, bandiere che sventolano e cori che rimbalzano dalle balconate. Bari vive una serata di passione politica, come non se ne vedevano da anni. È qui, nel cuore della città, che il centrodestra sceglie di dare il via alla sua corsa verso le Regionali. Un fronte compatto, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Noi Moderati, che si presenta unito come non accadeva da tempo, con i leader nazionali al fianco del candidato pugliese. “Siamo qui per vincere” esordisce Lobuono, la voce ferma ma piena di emozione. “Non sarà facile, ma i pugliesi chiedono un cambiamento vero. In ogni paese, in ogni quartiere, si respira la stessa stanchezza: dopo vent’anni di centrosinistra, questa regione merita un riscatto.” Il pubblico lo accompagna con un lungo applauso. Poi aggiunge: “Ho accettato questa sfida con lo spirito dell’imprenditore che costruisce, ma a una condizione: che il centrodestra resti unito. E oggi, qui, questa unità la vedo, la sento. È la nostra forza, la nostra occasione per restituire speranza a una terra bellissima ma tradita”. Dal pubblico si alzano cori e bandiere, mentre dal palco prende la parola Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati. “In Puglia, dice, abbiamo visto vent’anni di mala gestione, vent’anni in cui la politica ha trasformato i cittadini in sudditi. Da Vendola a Emiliano, persino la sinistra oggi si vergogna di se stessa. Vendola parla di cambiamento radicale, Decaro invoca discontinuità. Ma dov’erano quando si decideva? Ora i pugliesi vogliono voltare pagina, e noi siamo qui per questo”. Lupi tocca anche il tema economico: “Mai e poi mai una patrimoniale. Noi non mettiamo le mani nelle tasche degli italiani: premiamo chi lavora, non chi vive di sussidi. Il lavoro è dignità, non elemosina. È questo il cuore della nostra manovra”. Arriva il momento del leader della Lega Matteo Salvini vice presidente del consiglio e ministro dei trasporti. “Se mi lasciano fare il Ponte sullo Stretto darà lavoro a tanti ragazzi pugliesi!”, risate e applausi.
Poi il tono si fa più deciso: “Noi manteniamo la parola data. Lo abbiamo fatto sulla legittima difesa, lo faremo sul lavoro, sulle infrastrutture, sulla sicurezza. Chi entra in casa o in azienda per rubare sa che il mestiere del ladro è pericoloso. Ma chi lavora deve sentirsi protetto, non colpevolizzato.”
Salvini scuote la platea, che lo accompagna con applausi ritmati. “Guardate questa gente - dice indicando la folla - è la prova che la Puglia vuole tornare protagonista. Non di parole, ma di fatti”.
Antonio Tajani sceglie un tono pacato ma diretto, alla sua maniera: “Il nostro compito, spiega, è parlare a chi la sinistra ha dimenticato. A chi non crede più, a chi si sente abbandonato. Ognuno di noi deve andare a recuperare quegli elettori che non vogliono più stare da quella parte, perché quella sinistra non li rappresenta più. Decaro ed Emiliano sono la stessa cosa, due volti della stessa continuità. Noi vogliamo invece cambiare passo, riportare buon governo, moderazione e competenza”. Le sue parole vengono accolte da un applauso convinto.
Quando arriva il momento di Giorgia Meloni, il teatro rimbomba dell’ovazione: la premier entra tra bandiere e flash, e il pubblico si alza in piedi. “Questa sala gremita è la risposta più bella a chi dice che la Puglia non può cambiare”, esordisce. “Non ci sono risultati già scritti, non ci sono destini segnati. Solo la forza del lavoro, della passione, della determinazione può cambiare le cose”.
Meloni rivendica il percorso del suo governo: “Ricordo quando dicevano che saremmo durati sei mesi. E invece oggi siamo tra i governi più longevi della Repubblica. Tre giorni fa il Financial Times ha scritto che l’Europa dovrebbe imparare dall’Italia. Eravamo la pecora nera, oggi indichiamo la rotta. Se abbiamo ricostruito l’immagine della nazione, possiamo ricostruire anche quella della Puglia”. Applausi, cori, bandiere.
Fuori, davanti ai maxischermi, la folla segue in silenzio e poi esplode in un lungo applauso, come dentro. È una serata di entusiasmo contagioso, di orgoglio ritrovato per un centrodestra partito tardi e con lo svantaggio di tutte le previsioni.
Quando le luci si abbassano e la musica si spegne, resta la sensazione, palpabile, che qualcosa si sia mosso davvero. “Da qui riparte la rinascita della Puglia”, aveva detto Lobuono all’inizio. Alla fine, in molti sembrano crederci davvero. E che sia la verità o no, a dirlo sarà solo e soltanto il risultato delle urne. A sventolare in quel caso, al di là delle bandiere di partito, saranno le schede elettorali, e speriamo che siano tante.
(Mary Vergura - l'Attacco)
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