E’ durata poche ore la parvenza di ritrovata armonia tra il campo largo progressista e la giunta Episcopo, che governano Foggia da novembre 2023. I sorrisi ostentati tra sabato e domenica scorsi, dopo la riunione di maggioranza, nel tentativo di gettare acqua sul fuoco della crisi di maggioranza, hanno lasciato il posto già lunedì, in aula consiliare, ad evidenti tensioni, volti tiratissimi, nervosismo palpabile e stizza irrefrenabile. Come quella che ha portato la sindaca Marida Episcopo, inviperita, a mollare la seduta di consiglio dopo il secondo, salace intervento del decano dem Italo Pontone. Della prima cittadina (in tuta Adidas), visibilmente sdegnata contro i dem, si è vista poi traccia solo diverso tempo dopo in aula, dove il dibattito fluviale iniziato alle ore 10 si è concluso alle ore 00.50. Una maratona monstre necessaria ad approvare il bilancio di previsione e gli altri punti accumulatisi in seguito alle sedute disertate dalla maggioranza nelle settimane precedenti. “Stiamo aspettando da anni la riapertura del Centro per anziani Palmisano, dopo due anni è stato riaperto il campo Croci nord. Non capisco come mai così tante piste ciclabili. Conosco bene la mia città e i miei concittadini, sentirsi rimproverare per cose banali che noi dovremmo fare…quando sento queste cose mi viene la rabbia”, ha tuonato Pontone contro il super assessore decariano a lavori pubblici ed urbanistica, Giuseppe Galasso. “Lo stato della Fiera è deplorevole. Abbiamo le risorse, vediamo di realizzare il nuovo Palazzetto dello sport dando il via alla progettazione. Non perdiamo tempo, bisogna dare risposte ai cittadini”. Parole che hanno spinto Episcopo ad alzarsi e andare via. Ma sono state numerose le volte in cui eletti di maggioranza hanno tirato le orecchie all’amministrazione su scelte, azioni o omissioni, come per gli asili nido. Ulteriori segnali di un forte scollamento tra consiglio (e commissioni consiliari) e giunta. “Tre milioni di euro per il bocciodromo in villa comunale mi paiono esagerati, sono risorse che in parte si potrebbero spostare su altre strutture”, ha detto il dem Lino Dell’Aquila, che ha ricordato anche “il problema del mancato collegamento tra l’Orbitale e il DEU”.
“Rispetto al nuovo Palazzetto dello sport, il dirigente finanziario Carlo Dicesare mi ha rassicurato, la procedura è prima i soldi per la progettazione e successivamente le risorse per l’opera”, ha continuato Dell’Aquila. “L’area potrebbe essere quella della Fiera, dove era previsto il Teatro Tenda. C’è un parcheggio di mille posti auto da poter sfruttare. Ci crediamo tutti, Foggia è l’unica città della Puglia che non ha un Palasport”.
Il capogruppo FdI Claudio Amorese ha elencato il lunghissimo elenco di cantieri fermi (piscina comunale Mazzei, anfiteatro Mediterraneo, rione Martucci, CEP), strutture chiuse (Palmisano, Centro antiviolenza di via D’Addetta), interventi di rigenerazione in piazze per cui non si avvertiva la necessità né c’è stato ascolto.
“Sarà il consiglio, tra le varie alternative tipologiche proposte, a dover decidere localizzazione del Palazzetto e suo dimensionamento”, ha spiegato Galasso. “Gli interventi relativi al Mercato dei fiori e Rione Martucci sono confluiti dal PNRR al PNC, che ha scadenza nel 2027. Quanto alle piste ciclabili sono una abbiamo candidato noi. Sul Teatro Giordano con tre certificati di prevenzione antincendi scaduti da anni è chiaro che qualcosa lo abbiamo trovato così. Sugli asili nido abbiamo ancora il pallino decisionale in mano, nei due bandi ministeriali cui abbiamo concorso Foggia svetta in testa. Tutti i Comuni che hanno candidato interventi sono nella condizione di doverli finanziare”.
Aspro lo scontro tra Episcopo e l’ex candidato sindaco Nunzio Angiola. “La sindaca ha detto alcune inesattezze, come sulle graduatorie nazionali. Il reddito medio pro capite di Foggia, secondo Il Sole 24 ore, è il più basso d’Italia. Sulla Fiera serve un’idea di futuro, superando il commissariamento, non bastano alcuni eventi. Non abbiamo mai sentito dire alla sindaca che va superato il commissariamento o che servono fondi”, ha detto l’ex parlamentare.
“Caro onorevole, lei si è candidato con la nostra coalizione decariana in Regione ma non ho mai visto suoi interventi per la Fiera, neanche quando era parlamentare. Si incateni per questa causa”, l’affondo della prima cittadina. “Non tocchi questo tema, c’è stata finora una guerra al presidente della Provincia Nobiletti, pur facendo parte dello stesso schieramento. Non sono io, umile consigliere di minoranza, a dovermi incatenare a Bari, ma lei come sindaca”, la replica del docente Unifg.
Amorese ha rivolto al superassessore l’invito a rivolgersi al consiglio in maniera “meno spocchiosa”: “Il monito che arriva forte da questa aula, anche dalla stessa maggioranza, è che in due anni e mezzo non è stato fatto nulla. Anche sui lavori pubblici molto va a rilento, se non è fermo. Sono estremamente preoccupato, ci aspetteremmo da Galasso un’accelerazione che non può più tardare ad arrivare o lo sviluppo della città resterà fermo”.
Molto nervosa, la sindaca è caduta in uno strafalcione linguistico (“Mainiero non faccia l’irruento con me”) e poi ha ripetuto il solito refrain, ormai alibi: “Non dimentichiamo che venivamo da un commissariamento, per motivi non legati alla nostra amministrazione”.
“Spero che il dirigente Affatato, prima di congedarsi e andare in pensione tra pochi mesi, riesca a completare la ricognizione sul patrimonio comunale, anche perché rischiamo parecchio in fatto di responsabilità davanti alla Corte dei conti”, ha detto Amorese.
Non è mancato un rapido riferimento all’indagine della Guardia di Finanza su appalti e presunti episodi corruttivi, che vede indagato anche il dirigente dei lavori pubblici Tullio Daniele Mendolicchio, per fatti non inerenti al Comune di Foggia ma diversi altri enti municipali di Capitanata. L’ingegnere era presente in aula lunedì scorso. “A dicembre 2025 dissi a Mendolicchio di fare attenzione ai subappalti, intervenendo sullo strumento flessibile degli accordi quadro tanto caro a Galasso e ampiamente censurato da Corte dei conti e ANAC”, il commento di Mainiero.
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