Destra sparita da Foggia, Martucci (Indipendenza): "Mancano struttura, religio e una riserva di ossigeno"

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Se il voto referendario ha aperto una fase di riflessione dentro il centrodestra di governo, a livello locale la discussione assume contorni ancora più profondi. Anche attraverso i punti di vista di esponenti della tradizione conservatrice più eretica e anticonformista. Non si tratta soltanto di analizzare gli ultimi anni della politica foggiana, ma di interrogarsi sulle caratteristiche strutturali della cultura politica della destra e sulla sua capacità – o meno – di costruire un radicamento sociale stabile nel tempo. È da questa prospettiva che Francesco Martucci, militante della destra sociale e oggi attivo nel contenitore politico Indipendenza guidato dall’ex Sindaco di Roma Gianni Alemanno, prova a leggere le difficoltà attraversate dal centrodestra foggiano negli ultimi anni. Martucci appartiene a quell’area della destra che si richiama alla tradizione rautiana e movimentista, storicamente più attenta ai temi dell’elaborazione culturale e dell’organizzazione sociale rispetto alle dinamiche puramente elettorali. La sua analisi parte da lontano e affonda le radici nelle differenze storiche tra le culture politiche della destra e della sinistra. “La questione è questa”, osserva. “Nilde Iotti, presidente della Camera, partigiana e dirigente del Partito Comunista, lamentava la mancanza, dopo la morte di Enrico Berlinguer, di una figura carismatica come invece ce l’avevano i socialisti con Bettino Craxi. Questo perché a sinistra, in tutte le sue forme, c’è sempre stata una tendenza al collettivismo, alla cultura della società civile, alla stratificazione spesso non controllata che è finita per sfociare in innumerevoli e controverse scissioni dell’atomo. Insomma, un variegato mondo dell’associazionismo e della rappresentanza sindacale e civile. A destra invece ha sempre prevalso il mito dell’uomo forte, del trascinatore, del cesarismo. Lo abbiamo visto, con declinazioni diverse, prima con Berlusconi, poi con Salvini e adesso con Meloni”. Secondo Martucci questa differenza culturale ha avuto effetti concreti nel tempo sulla struttura organizzativa dei due schieramenti. “Ad eccezione degli ambienti eretici della destra rautiana, poi dell’esperienza di Alemanno ma anche dell’area finiana – spiega –, a destra raramente si sono costruiti veri ecosistemi culturali. Ci sono state eccezioni, certo. A livello nazionale ricordo le riviste, i giornali, i dibattiti pubblici. In Capitanata c’è stata una figura come Pinuccio Tatarella, che aveva una grande passione per i giornali e per la cultura, basti pensare all’esperienza dell’Istituto Prezzolini. Però dopo queste personalità e dopo le trasformazioni della politica italiana questo discorso si è un po’ perso”. Il punto, per Martucci, è che nel tempo la destra avrebbe privilegiato un modello organizzativo fondato sul rapporto diretto con il leader piuttosto che sulla costruzione di una rete sociale autonoma. “Molto si è poggiato su un rapporto di tipo fideistico con il capo, che determina il tuo percorso politico. E il tuo compito diventa quello di rispondere sempre signor sì configurandoti con il partito”. Una dinamica che, a suo giudizio, ha avuto conseguenze anche sul piano locale. “Quando c’erano le preferenze – ricorda – Paolo Agostinacchio aveva il Circolo Gentile e una rete di realtà che svolgevano attività culturali finalizzate a incanalare una preferenza politica. E quella modalità aveva una sua utilità, che oggi non esiste più ed è evidente. Meloni stessa proviene da Colle Oppio, dove c’era una realtà associativa importante. Anzi, parliamo di associazioni con identità talmente forti da sfiorare quasi il settarismo. Però erano realtà che avevano colmato un gap che a destra è sempre esistito rispetto al mondo della sinistra”. Da qui la sua lettura delle difficoltà attuali del centrodestra foggiano. 

“Oggi io sono fuori da quel contesto politico – premette –, ma il reticolo strutturato che vedo ancora a sinistra a destra non c’è. Per questo penso che il collasso e lo sfilacciamento del centrodestra a Foggia non dipendano tanto dall’onta successiva allo scioglimento del Consiglio comunale quanto da una questione più ampia”. Questo non significa, secondo Martucci, che manchino figure politiche capaci. “Oggi vedo anche personalità valide – osserva –, come il commissario del Parco Nazionale del Gargano ed ex candidato sindaco Raffaele Di Mauro in Forza Italia o i parlamentari Giandonato La Salandra e Annamaria Fallucchi in Fratelli d’Italia. Però alle loro spalle manca una solida struttura partitica. Loro sono molto legati al modello della rappresentanza territoriale, cercano di essere referenti delle esigenze del territorio ed è una cosa positiva. Ma non vedo una costruzione culturale attorno”. 

È qui che, secondo Martucci, si trova il nodo politico della questione. “Manca la religio – dice –, il legame dato da una comune visione culturale e ideologica. Esiste, certo, ma spesso resta nella biblioteca personale dell’uno o dell’altro esponente politico e non si connette con il popolo del centrodestra”. La soluzione, a suo avviso, non può che passare da un ritorno alla dimensione culturale della politica. “Attraverso libri, giornali, discussioni, dibattiti pubblici. A sinistra forse si esagera – sorride –, ma resta un modello di vitalità politica. C’è una bellissima riflessione di un deputato comunista bolognese che diceva di non appiattire mai il partito troppo sull’amministrazione, per garantire una riserva di ossigeno quando l’amministrazione va in difficoltà. Questa cosa, a mio avviso, non è riuscito o non ha voluto farla Agostinacchio negli anni Novanta. E quando la sua amministrazione è entrata in difficoltà il partito non è stato in grado di offrire quella riserva di ossigeno”. 

Da lì, conclude Martucci, sarebbe iniziata la parabola discendente della destra foggiana. “Questo errore si è pagato caro perché da quel momento in poi è cominciato il declino. Oggi io faccio parte di un contenitore politico diverso, quello di Indipendenza guidato da Gianni Alemanno, che domani (oggi) a congresso dovrebbe indicare di non convergere e allearsi con il nuovo partito Futuro Nazionale del generale Roberto Vannacci. Ma il punto resta lo stesso. Senza una struttura culturale e sociale solida la politica rischia sempre di restare troppo sospesa”. 

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testatina dillo al direttore WEB

 

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