Domani la partita delle elezioni per il rinnovo del Consiglio provinciale di Palazzo Dogana arriva al punto di caduta dopo settimane di trattative sotterranee, accordi incrociati e spostamenti silenziosi di consenso tra amministratori locali. Il dato che, almeno nel centrosinistra, tiene insieme tutto è essenzialmente uno. Ovvero la soglia dei 40mila voti ponderati a cui punta apertamente il campo largo progressista. È qui che si misura innanzitutto la forza del Partito Democratico, e quindi la capacità di Raffaele Piemontese di blindare quattro dei cinque seggi destinati alla coalizione e trasformare il risultato elettorale in una piena legittimazione politica agli occhi del nuovo governatore della Regione Puglia Antonio Decaro, dopo la normalizzazione attuata dal neopresidente ai danni del plenipotenziario dem di Capitanata a vantaggio del rivale del momento, il Sindaco di Vieste e presidente provinciale Giuseppe Nobiletti. Dentro questo schema, i nomi dati per solidi nel partito sono quelli, anticipati nei giorni scorsi da l’Attacco, di Merla, Palmieri e Cataneo. Nel Movimento 5 Stelle, collocato nel campo largo su indicazione nazionale e regionale, Dal Maso resta di fatto legato a Nobiletti, e questo rende determinante, ai fini degli equilibri interni e nell’ottica del braccio di ferro tra il presidente e il dominus dem, il probabile testa a testa tra la piddina di Orta Nova Angela Fazi e il sipontino d’area socialista Libero Palumbo. Se Piemontese riesce a far rientrare anche l’ex candidata Sindaca, oltre ai tre nomi forti, costruisce un assetto che lo mette sullo stesso piano di Nobiletti, con quattro seggi a testa, considerando i tre destinati alla lista del presidente a cui va aggiunto Dal Maso. Nobiletti, dal canto suo, gioca una partita diversa ma non meno ambiziosa. La sua lista viene stimata tra i 23mila e i 27mila voti ponderati, tra i più ottimisti, con l’obiettivo dichiarato di portare a casa tre seggi e restare competitivo dentro questo braccio di ferro fino a fine mandato. Sul fronte opposto, nel centrodestra, Fratelli d’Italia punta al raddoppio con Accettulli e Netti, ma le incertezze sul secondo seggio avrebbero già prodotto una scelta abbastanza definita da parte di Giannicola De Leonardis, che avrebbe concentrato tutto sul primo, dato dunque in vantaggio. In Forza Italia, invece, la partita, già in bilico, si è riaperta nelle ultime ore, con una mobilitazione diretta, culminata in una cena organizzata ad Apricena dal Sindaco forzista Antonio Potenza e dal consigliere regionale azzurro locale Paolo Dell’Erba, per ribaltare le proiezioni fornite in settimana da l’Attacco, che davano leggermente in vantaggio Nunziante, sostenuto da Di Mauro, e trasformare lo svantaggio in un testa a testa reale con Pasquale Rignanese. Fin qui la superficie, o quasi. Sotto, però, si muove altro. E tutto porta nuovamente a San Severo, dove queste provinciali stanno ridisegnando ancora una volta gli equilibri di un’amministrazione da tempo appesa a un filo. E, in particolare, al solito Giuseppe Manzaro.
Nel caotico scenario politico della città dei campanili, infatti, anche un passaggio elettorale morbido come quello delle elezioni provinciali rischia di essere un detonatore. La miccia si accende circa un mese fa, quando – dopo mesi di pressione mediatica ed esposizione pubblica – si prova finalmente a regolarizzare la posizione del sindaco-ombra Manzaro. L’ipotesi è quella di inserirlo nello staff della Sindaca Lidya Colangelo con un ruolo formale, da portavoce o segretario particolare. Il contratto è già pronto: nove ore settimanali, mansioni di segreteria politica, inquadramento da dipendente. Una soluzione minima, ma politicamente pesante, perché avrebbe trasformato una onnipresenza informale in una figura riconosciuta. Questo passaggio, però, non supera il vaglio interno. A bloccarlo è un fronte preciso e compatto: l’assessore all’ambiente Rosario Di Scioscio, l’intero gruppo consiliare di Fratelli d’Italia, composto da cinque soggetti, e i due civici Franciosi e Mariani.
Il veto è netto. E segna una linea. Da quel momento, tutto si muove in parallelo e in direzione opposta. Fratelli d’Italia decide di candidare Daniela Vassallo alle provinciali. Una scelta che ha un valore politico evidente: marcare il territorio e consolidare un proprio spazio dentro la competizione. Dall’altra parte, però, si attiva un’altra filiera. L’assessore Gigi Marino, espressione diretta di Manzaro, avvia un’interlocuzione con Nobiletti per individuare una candidatura da inserire nella sua lista e sostenerla. All’inizio è un’operazione senza grandi ambizioni. Si cerca un nome, si fa scouting, ma non si trova una figura spendibile. A quel punto la scelta cade su Raffaella Vene, presa dalla minoranza cittadina e portata dentro la lista del presidente. È il passaggio che rompe definitivamente gli equilibri. Perché a quel punto le candidature diventano due e contrapposte: da un lato Vassallo, espressione di Fratelli d’Italia; dall’altro Vene, sostenuta da un assessore di maggioranza e da quattro consiglieri. Una candidatura che non solo arriva dall’opposizione, ma che viene costruita contro il blocco che aveva già posto il veto su Manzaro.
La reazione è immediata. La frattura, da politica, diventa operativa. Gli assessori riconducibili a quel blocco smettono di partecipare alle riunioni di giunta e di maggioranza, compresa l’ultima, convocata in settimana. L’amministrazione entra in una nuova, ennesima, fase di paralisi crescente, con un equilibrio sempre più precario. A questo punto, la candidatura di Vene cambia natura. Non è più una candidatura di servizio. Manzaro alza il livello dello scontro e trasforma quella scelta in un obiettivo politico pieno. L’accordo con Nobiletti, secondo le ricostruzioni, si rafforza. L’elezione di Vene diventerebbe il riconoscimento concreto del lavoro fatto. Da qui parte una campagna vera. Si gira la provincia, si cercano voti, si prova a costruire consenso fuori da San Severo. Perché il dato di partenza è minimale. Cinque voti locali, niente di più. Ma nelle ultime ore si moltiplicano le voci su possibili agganci esterni, su pacchetti di voti che potrebbero arrivare da altri territori, grazie al sostegno attivo del presidente. L’obiettivo dichiarato diventa quello di insidiare Lucia Caione di Orta Nova, data tra i tre probabili eletti della lista La Provincia Sei Tu. Un’ipotesi che, al momento, non trova riscontri numerici solidi, ma che basta a tenere alta la tensione.
Il punto, però, non è solo se Vene entra o no. Il punto è cosa succede dopo. Se Vene viene eletta, lo scenario cambia radicalmente. Manzaro esce rafforzato in modo decisivo. Non solo perché porta in Consiglio provinciale una candidata costruita contro una parte della maggioranza, ma perché lo fa battendo frontalmente Fratelli d’Italia, i civici e lo stesso Di Scioscio. A quel punto, la Sindaca Colangelo si ritrova con un equilibrio completamente ribaltato. Una maggioranza nata con un asse forte su Fratelli d’Italia che si sposta, di fatto, verso Nobiletti. La spaccatura diventerebbe difficilmente ricomponibile. Fratelli d’Italia, in questo scenario, non solo perderebbe la partita politica, ma potrebbe decidere di portare lo scontro sul piano formale, fino a mettere in discussione i numeri della Sindaca.
Ma anche lo scenario opposto non è meno destabilizzante. Se Vene non viene eletta, il problema resta tutto interno. Perché quella candidatura non può restare senza conseguenze. Manzaro dovrà riconoscere politicamente il passo fatto da Vene, e questo significa inevitabilmente un riequilibrio dentro la giunta. Qualcuno dovrà lasciare spazio. E il punto più debole è proprio quel blocco civico che già si è opposto alla sua regolarizzazione. Il risultato è lo stesso. Una rottura. Si torna così al punto di partenza, ma con un livello di conflitto molto più alto. Il rapporto tra Manzaro e Di Scioscio diventa il vero asse di scontro, un braccio di ferro continuo che tiene in ostaggio l’intera amministrazione. Le provinciali, in questo senso, non sono un passaggio intermedio. Sono lo spartiacque. Da lunedì, comunque vada, a San Severo qualcosa inevitabilmente accadrà.
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